Una nuova analisi sull’andamento del mercato dell’arte nel 2025.
Mercato arte 2025: ancora ribassista
Fra il 1° gennaio e il 30 giugno 2025 le vendite di opere d’arte nelle 896 case d’asta mondiali analizzate dall’Intelligence Report di Artnet hanno totalizzato 4,7 miliardi di dollari. Si tratta di un calo dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Non un buon risultato, ma comunque migliore del crollo del 28% nei primi sei mesi del 2024 rispetto all’analogo periodo del 2023. Scende del 2,4% il numero di lotti venduti, con un calo del prezzo medio per lotto (-6,5%, a 24.224 dollari). È il prezzo medio semestrale più basso dell’ultimo decennio. Come nel 2024, nessuna ha superato i 50 milioni di dollari, mentre solo due hanno valicato i 40 milioni. Tre opere si sono collocate tra i 30 e i 40 milioni.
E non per mancanza di congrua offerta: nelle fondamentali aste di maggio a New York, in catalogo c’erano più opere con stime pari o superiori a 30 milioni di dollari rispetto alla primavera dello scorso anno, ma sono mancati gli acquirenti. Basti solo pensare al busto di un super artista blue chip, Alberto Giacometti, Grande tête mince (Grande tête de Diego) del 1955, stimato nell’intorno di 70 milioni di dollari eppure rimasto inevaso da Sotheby’s.
Immagine apertura: Jean-Michel Basquiat, Untitled, 1981; 16.365.000 dollari a maggio da Sotheby’s.
Perché i collezionisti hanno comprato (meno) opere d’arte nel 2025?
In primo luogo, hanno giocato i venti contrari dell’economia globale sul sentiment degli acquirenti: la Banca Mondiale ha abbassato le previsioni di crescita per il 2025 (+2,3%) e il 2026 (+2,4%); senza dimenticare la politica ondivaga di Trump sulle tariffe commerciali.
Il mercato dell’arte 2025 sulle piazze principali: scalpita la Francia
Negli Stati Uniti le vendite di arte hanno generato 2,2 miliardi di dollari nella prima metà del 2025, in calo di poco meno dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il calo è meno marcato rispetto al -16,5% registrato a livello globale.
Al secondo posto si colloca la Cina, dove le vendite sono diminuite del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, scendendo a 666,1 milioni di dollari. È il secondo totale più basso in dieci anni, compreso l’anno della pandemia, il 2020. I problemi economici della Cina continentale persistono, aggravati dalla crisi immobiliare in corso e dalla rinnovata guerra commerciale con gli Stati Uniti.
Il Regno Unito si è piazzato al terzo posto, con vendite complessive pari a 630,4 milioni di dollari, in calo del 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. È il secondo anno consecutivo che il Paese registra un calo di circa il 25% nelle vendite della prima metà dell’anno, con un dimezzamento dei volumi d’asta in soli due anni. Christie’s ha cancellato per il secondo anno consecutivo le vendite estive di arte moderna e contemporanea a Londra.
In controtendenza, la Francia ha visto crescere le vendite complessive all’asta del 4,7%, a circa 363,9 milioni di dollari. Il profilo commerciale della città ha continuato a migliorare
Come sono andate le vendite delle principali case d’asta?
Christie’s ha totalizzato quasi 1,5 miliardi di dollari in vendite di opere d’arte nella prima metà del 2025 (-2%). A maggio, la casa d’aste ha venduto l’opera più costosa del 2025 finora: Composition with Large Red Plane, Bluish Gray, Yellow, Black and Blue (1922) di Piet Mondrian, aggiudicata per 47,6 milioni di dollari — poco al di sotto del record d’asta per l’artista. È stato il gioiello della collezione del fondatore di Barnes & Noble, Len Riggio, capace di fruttare complessivamente 271,9 milioni di dollari.
A Sotheby’s è andata molto peggio. Con 1,2 miliardi di dollari, le vendite della più antica casa d’aste al mondo sono diminuite del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta però di un miglioramento rispetto al -31,2% registrato tra la prima metà del 2023 e quella del 2024.
La casa d’aste che ha subito il calo più consistente è stata Phillips, con i suoi 190,1 milioni di dollari in vendite tra gennaio e fine giugno (-24,5%).
Le cifre diramate non includono le vendite private e indicano i ricavi complessivi e non i profitti. Ossia non mostrano eventuali erosioni dei margini delle case d’asta.
Qual è stato il settore che ha performato meglio?
Il settore delle opere del dopoguerra e contemporanee si è confermato il più redditizio, generando poco più di 1,8 miliardi di dollari in vendite nella prima metà dell’anno, con un calo del 12,7% rispetto all’analogo periodo del 2024.
La categoria degli Old Masters è stata l’unica a registrare una crescita. Rispetto alla prima metà del 2024, le vendite tra gennaio e giugno sono aumentate del 24,4%, raggiungendo i 289,5 milioni di dollari, a dispetto del numero inferiore di lotti venduti. Si tratta di un settore in cui l’offerta può variare in modo significativo, influenzando gli incassi totali: per esempio quest’anno Sotheby’s ha messo in asta la collezione di Thomas e Jordan Saunders, definita la più preziosa raccolta di Old Masters mai presentata sul mercato. La vendita di 57 lotti a maggio ha totalizzato 65 milioni di dollari (commissioni incluse), ben al di sotto della stima minima di 80 milioni — un segnale di debolezza.
La categoria che ha subito la contrazione più marcata è stata quella del nuovo contemporaneo, o ultra-contemporary, con vendite complessive poco sopra i 117,2 milioni di dollari: -31,3%. Il segmento si è raffreddato sensibilmente durante l’ultimo biennio. Cautamente, è diminuita anche l’offerta di tali opere. Per dire, a marzo, Sotheby’s ha scelto di non organizzare la consueta vendita londinese The Now, dedicata proprio a questo segmento.
L’arte impressionista e moderna ha generato 1,7 miliardi di dollari nella prima metà dell’anno, in crescita del 4,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno
In quale fascia di prezzo del mercato nel 2025 le vendite di opere d’arte sono aumentate?
Fino a fine giugno 2025, l’unica fascia di prezzo in cui le vendite di opere d’arte sono aumentate è quella compresa tra 1 e 10 milioni di dollari. Questo segmento ha realizzato 1,6 miliardi di dollari (+13,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). È stato anche l’unico a registrare una crescita (+6,7%) nel numero di opere vendute. Da notare che la stessa fascia di prezzo era stata quella che aveva subito il calo più marcato tra la prima metà del 2023 e quella del 2024. Gli analisti reputano questo andamento un possibile segno di stabilizzazione del mercato.
Di contro, le vendite di opere dal valore superiore ai 10 milioni di dollari sono scese del 43,4% rispetto allo stesso periodo del 2024 e dell’81,2% rispetto al picco del mercato registrato nella prima metà del 2022. Solo 27 lotti sono stati venduti in questa fascia, il numero più basso dell’ultimo decennio (nella prima metà del 2024 erano stati 48; 60 nello stesso periodo del 2022).
La fascia tra 100.000 e 1 milione di dollari si è ridotta dell’8%. Gli analisti di Artnet smentiscono inoltre le narrazioni sulla forza del segmento più basso del mercato, il quale pure ha registrato una nuova contrazione. Le vendite complessive in asta tra gennaio e giugno tanto nella fascia 10.000 –100.000 dollari che sotto i 10.000 dollari sono infatti diminuite del 10%.

