Il mercato globale dell’arte è in calo, ma affollato di nuovi collezionisti (che comprano opere a poco prezzo)

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Una lussureggiante composizione floreale di vari fiori, tra cui un prominente crisantemo rosa, piccoli fiori rosa e blu e un fogliame verde frondoso. Lo sfondo è delicatamente sfumato, creando un'atmosfera sognante e artistica.

In un contesto economico sfidante, le vendite del mercato globale dell’arte hanno raggiunto una cifra stimata di 57,5 miliardi di dollari. Rispetto a un decennio fa, la riduzione è severa. Tuttavia, alcune peculiari dinamiche si profilano all’orizzonte. I dati, nell’Art Basel and Ubs Global Art Market Report 2025

Indice

Mercato globale dell’arte: si vendono più opere, a meno

Puntualizziamo subito: sì, il mercato globale dell’arte è in arretramento. Stando all’Art Basel and UBS Global Art Market Report 2025, fattura oggi 57,5 miliardi di dollari all’anno (dati stimati sul 2024; il raffronto è con il 2023). Non certo noccioline. Ma oltre 10 anni fa, era il 2014, veleggiava sopra i 68 miliardi di dollari (Georgina Adam, Dark Side of the Boom). Il dato nominale odierno si colloca appena sopra i 56,6 miliardi di dollari dell’annus horribilis 2016 (sempre G. Adam): ma in mezzo, c’è stata una sostanziosa inflazione; e quei 56,6 miliardi del 2016 sono virtualmente superiori ai 57,5 di oggi.

Al di là di questo estremo dato di sintesi, il rapporto della dottoressa Clare McAndrew mostra che il valore degli scambi è diminuito del 12%; ma il numero delle transazioni è cresciuto del 3%, raggiungendo i 40,5 milioni. In altre parole: si vendono di più le opere che costano meno. Un punto a favore della dinamicità del mercato. Crescono infine le artiste donne, in maniera solida e costante.

Case d’asta colpite più severamente; se la sfangano le gallerie più piccole

Il declino del fatturato ha interessato tutti gli operatori, ma in misura più severa le case d’asta (-25% le aste pubbliche). Il valore delle opere vendute all’asta per oltre 10 milioni di dollari è sceso del 45% nel 2024, dopo il -40% nel 2023. Il mercato sotto i 5.000 dollari è cresciuto sia in valore (+7%) sia nel numero di lotti venduti (+13%). Il volume delle vendite nelle aste pubbliche si è mantenuto solido (+4%). Questo incremento si deve interamente alle opere di valore inferiore, con un +8% nelle transazioni sotto i 50.000 dollari. Le vendite sopra il milione di dollari sono diminuite invece di un terzo. Le vendite dal canto loro hanno in parte compensato il calo delle aste pubbliche (+14%).

Per le gallerie d’arte invece il declino è stato del 6%. A conferma dell’appetito per le opere d’arte meno costose, si rilevi che le gallerie con fatturato inferiore a 250.000 dollari hanno registrato un +17% nelle vendite. Bilancio positivo anche per i galleristi con un fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di dollari (+10%). A conferma del trend “si comprano più opere a minor prezzo” le gallerie con fatturato superiore hanno visto le vendite ridursi del 9%. L’80% dei galleristi prevede per il prossimo futuro vendite stabili (47%) o in crescita (33%). L’ottimismo è maggiore nella fascia media del mercato. Il settore delle case d’asta è invece meno ottimista.

La visione di Noah Horowitz (Art Basel) sul futuro del Mercato globale dell’arte

Lo conferma il ceo di Art Basel Noah Horowitz, «Uno dei temi chiave del 2024 è stato il continuo raffreddamento della fascia alta del mercato, in un contesto di incertezza economica e geopolitica e di comportamenti in evoluzione da parte dei collezionisti. Tuttavia, la presenza di nuovi acquirenti si è fatta sentire, i volumi di vendita sono aumentati e le transazioni nelle fiere d’arte sono cresciute».

La crescita delle vendite online nel mercato globale dell’arte

Nel complesso, le vendite online nel mercato globale dell’arte sono diminuite dell’11% nel 2024, scendendo a 10,5 miliardi di dollari — il livello più basso degli ultimi quattro anni, ma ancora superiore del 76% rispetto al 2019, prima della pandemia.

Prospettive e trasformazioni del mercato globale dell’arte

Osserva l’economista Clare McAndrew: «Sebbene il mercato sia in calo in termini di valore per il secondo anno consecutivo, uno degli sviluppi più positivi è stato l’aumento delle vendite nelle fasce di prezzo più basse e accessibili. È cresciuto il numero di opere vendute a meno di 50.000 dollari, e ci sono segnali positivi sul fronte della capacità di galleristi e case d’asta di raggiungere nuovi acquirenti, ampliando così la base e la diversificazione del mercato. Continuare ad aprire il mercato a un pubblico più vasto, anche attraverso uno scambio internazionale dell’arte relativamente privo di ostacoli, sarà fondamentale per la sua crescita nel lungo periodo». La fondatrice di Art Economics fa riferimento alla sostanziosa quota di nuovi acquirenti, superiore al 40%, rilevati nell’attività delle gallerie di tutte le dimensioni, soprattutto grazie alle fiere, tradizionalmente cruciali per l’ampliamento del mercato.

Quali sono le piazze principali al mondo? – Gli Usa sempre in testa, ma solo un mercato cresce

Gli Usa hanno mantenuto la loro posizione dominante: rappresentano il 43% del valore complessivo delle vendite, che per loro pure hanno segnato un -9%. A sorpresa, il Regno Unito ha riconquistato il secondo posto delle quote di mercato con il 18% (qui le vendite sono diminuite del 5%). La Cina continentale (con Hong Kong) è scesa invece al terzo posto, con il 15% (con una contrazione delle vendite pari al 31%: il livello più basso dal 2009). L’Unione europea ha segnato il passo con un -8%. La Francia, quarto mercato mondiale (7% del fatturato), ha contribuito con oltre la metà del valore complessivo dell’UE, pari a 4,2 miliardi di dollari, nonostante un -10% nelle vendite. In Asia, la performance dei mercati è stata eterogenea. La Corea del Sud ha infatti registrato un calo del 15%; ma il Giappone è salito del 2% su base annua.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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