La caduta degli Dei: quando le star dello sport perdono tutto

Laura Magna
Laura Magna
27.8.2021
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Da George Best, star assoluta del calcio irlandese negli anni '60, ucciso dall'alcolismo e dalla povertà; ai 26 milioni di sterline mandate in fumo da Paul Gascoigne, ex della nazionale inglese e della Lazio. Le storie di ex campioni che non hanno sfruttato bene le proprie fortune e sono caduti in rovina
Antoine Walker, stella dell'Nba, ha dilapidato in automobili di lusso, ville e scommesse oltre 110 milioni di dollari guadagnati in 12 anni di carriera. Più conosciute alle nostre latitudini sono le storie di Andreas Brehme, terzino campione d'Italia con l'Inter e campione del Mondo con la Germania nel 1990, che si è ritrovato con 200 mila euro di debiti e una casa gravata da un'ipoteca di 400mila euro.
Ne è uscito anche grazie all'aiuto di Franz Beckenbauer, che ha lanciato un appello pubblico perché a questa leggenda del calcio tedesco fosse restituito quanto aveva dato: all'appello ha risposto il titolare di un'impresa di pulizie nei servizi igienici. E che dire di Ivan Zamorano, ex attaccante di Real Madrid e Inter, denunciato nel 2014 per non aver onorato prestiti di quasi 3 milioni di euro ottenuti da tre istituti di credito per mettere in piedi una serie di attività imprenditoriali nell'edilizia e nel marketing. Zamorano ha rischiato il pignoramento di tutti i beni. Sono storie diverse ed eclatanti: ma che si dilapidi senza razionalità tutto ciò che si possiede o che ci si affidi a mediatori poco onesti o che ci si imbatta in carriere imprenditoriali senza averne le competenze e senza circondarsi delle persone giuste, il finale è lo stesso. Si finisce in bancarotta, sprecando un'opportunità che solo pochi hanno.

Sembrano casi eclatanti, ma non così rari come si potrebbe pensare. Tanto al contrario sono frequenti che che c'è un ex calciatore della Lazio, Gaizka Mendieta, che ha addirittura fondato una organizzazione, Player 4 Player, che aiuta i calciatori nei guai finanziari e insegna loro anche come sfruttare le doti apprese sul campo per costruirsi una carriera alternativa alla fine di quella sportiva. Dall'essere acclamati come dei a dover vendere fiori per strada per sopravvivere (che è comunque una fine più che dignitosa rispetto alle molte altre possibili) il passo può essere breve.
È letteralmente accaduto a Dimas di finire a fare il fioraio ambulante: l'ex terzino sinistro della Juve di Lippi è tornato in Brasile e vive di lavoro, un lavoro umile che avrebbe potuto fare a meno di sperimentare se avesse gestito meglio i suoi compensi milionari.

Le storie di fallimento finanziario di ex campioni del calcio sono numerosissime e più impressionanti perché si tratta, ad alti livelli, degli sportivi che guadagnano di più. Storie diverse ma tutte con lo stesso finale. Jorge Cadete, ex nazionale portoghese ed ex idolo del Celtic Glasgow (che ha giocato anche a Brescia) ha perso tutto affidando i 4 milioni guadagnati in carriera a mediatori finanziari poco professionali e si è trovato a vivere del sussidio di povertà: “Nel momento in cui smetti di giocare, tutto cambia: gli agenti smettono di chiamarti, non sei più nessuno. Quando lasci, nessuno vuole più saperne di te”, ha avuto modo di raccontare.
È una maledizione che non fa distinzione tra geografie e ere. George Best, fenomeno irlandese degli anni '60 e '70, ha dilapidato tutto in auto, donne e alcol ed è morto, nel 2005, di alcolismo. Una parabola simile – ma per fortuna con un finale diverso – a quella di Paul Gascoigne, ex numero 8 dell'Inghilterra e in forze anche nella Lazio negli anni '90, ha sperperato 26 milioni di sterline guadagnate e ha dovuto chiedere aiuto per pagare la riabilitazione che gli ha consentito di uscire dall'alcolismo.

 

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