Fed, Powell rassicura i mercati: tassi giù se necessario

Teresa Scarale
Teresa Scarale
4.6.2019
Tempo di lettura: 3'
Nella recente conferenza tenutasi a Chicago, il governatore della Fed, Powell, ha rassicurato i mercati sulla volontà della banca centrale americana di essere accomodante con i mercati, aprendo a un taglio dei tassi

Powell non sa quando si risolverà la guerra dei dazi, ma "ne stiamo monitorando attentamente le implicazioni per quanto riguarda le prospettive macroeconomiche"

"Come sempre, agiremo in maniera appropriata per sostenere l'espansione"

Le sfide che le banche centrali si trovano ad affrontare oggi hanno radici lontane. Quali sono e perché sono difficili da gestire

"Non sappiamo quando si risolveranno le attuali dispute commerciali, ma ne stiamo monitorando attentamente le implicazioni per quanto riguarda le prospettive macroeconomiche Usa". Con queste parole il governatore della Fed Powell ha aperto la conferenza del 4 giugno 2019 tenutasi a Chicago. Lasciando la porta aperta per futuri tagli ai tassi di riferimento Usa.

La Fed, Powell e le "azioni appropriate"


"Come sempre, agiremo in maniera appropriata per sostenere l'espansione" Del resto, "il mercato del lavoro è forte e l'inflazione vicina al valore obiettivo del 2%". Stanti queste premesse, Powell ha precisato di volersi indirizzare verso questioni più "di lungo periodo", facendo quindi una riflessione retrospettiva. Le sfide che le banche centrali si trovano ad affrontare oggi, hanno infatti radici lontane. Già nel 1999, esattamente 20 anni fa, il governatore ricorda che la Fed si preoccupava della gestione di politica monetaria in un contesto di bassa inflazione, problema attuale. All'epoca, la questione sembrava quasi di scuola. Ma di là a dieci anni lo scenario macroeconomico mondiale avrebbe restituito parametri sfidanti: crisi finanziaria globale, disoccupazione galoppante, tassi di interesse prossimi al limite inferiore effettivo (Elb o Elbo, effective lower bound).

Il problema di un prolungato periodo di bassi tassi


Continua il governatore della Fed Powell, "periodi prolungati di bassi tassi di interesse si associano ad elevata disoccupazione e bassa crescita, se non recessione". La debolezza economica dal canto suo "spinge verso il basso l'inflazione [nominale, ndr]", il che "può portare ad una salita dei tassi di interesse reali", pari come noto alla differenza fra tassi di interesse nominali e tasso di inflazione". Quest'ultimo aspetto, sottolinea Powell, è sfidante per il mercato del lavoro. Adoperare la politica monetaria affinché il mercato del lavoro spinga sull'inflazione infatti porrebbe seri rischi di destabilizzazione sui mercati finanziari o altrove.

L'insensibile vecchia


Un aspetto curioso è che l'inflazione "invecchiando" diventa meno sensibile alle politiche monetarie. Da una parte, ciò è positivo, in quanto "significa minor rischio di deflazione". I prezzi in caduta sono infatti un problema per le imprese, che vedono svuotarsi di valore la loro produzione. Dall'altra, questo vuol dire che occorre un mercato del lavoro più rigido per tornare all'inflazione obiettivo.

Questo dunque, secondo Powell, è il difficile contesto in cui si trovano ad operare oggi le banche centrali. Le quali necessitano dei "migliori strumenti operativi e di ogni strategia possibile per affrontare le sfide che oggi si ponegono". Col "dovere di comunicare in modo chiaro e credibile".
caporedattore

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