Germini (Credem): Il wealth management tra longevità e nuovi bisogni

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Germini (Credem): Il wealth management tra longevità e nuovi bisogni

Con il progetto denominato “Rewealth”, il gruppo Credem ha rafforzato l’integrazione tra asset management e life insurance e ripensato la consulenza a partire da longevità, protezione e bisogni patrimoniali che evolvono nel tempo

Indice

Se per anni il wealth management ha parlato soprattutto il linguaggio dei prodotti, oggi è il linguaggio dei bisogni a ridefinirne i confini. È da questa premessa che prende forma “Rewealth”, il progetto partito dal gruppo Credem nel gennaio 2026 per rafforzare le soluzioni di investimento del Gruppo e accompagnare un’evoluzione più profonda del modello di servizio.

Rewealth: dalla logica di prodotto alla consulenza per bisogni

Per Francesco Germini, responsabile Asset Management e Life Insurance con il coordinamento di Euromobiliare Asset Management SGR e Credemvita, il punto non è una riorganizzazione in senso tradizionale, ma un cambio di paradigma. «L’obiettivo è uscire da una logica per silos e agire come una piattaforma di servizi. Non vogliamo parlare solo di prodotti, ma di trend, longevità, accumulo, decumulo, protezione e crescita». Una volta resa consapevole la persona dei propri obiettivi, i prodotti diventano la conseguenza naturale. È una distinzione meno semantica di quanto sembri. Perché implica che il prodotto non sia più il punto di partenza della consulenza, ma la conseguenza di bisogni definiti a monte. In questa logica, anche l’integrazione tra gestione e assicurazione smette di essere un tema industriale e diventa una leva per costruire soluzioni capaci di accompagnare i diversi cicli della vita.

Longevità, accumulo e decumulo: la consulenza cambia orizzonte

Non a caso il primo grande asse attorno a cui ruota la riflessione è la longevità. Ma anche qui Germini invita a leggere il tema in modo meno convenzionale. Non solo come estensione della vita media o come terreno della silver economy, ma come trasformazione che impone di servire simultaneamente più generazioni. «Il vero rischio per l’industria non è servire meglio gli over 70, ma non intercettare i più giovani». Una provocazione che apre una questione sostanziale: come si costruisce una consulenza capace di parlare a bisogni, linguaggi e orizzonti temporali così diversi?

La risposta, nella logica Rewealth, passa per un modello orientato agli obiettivi del cliente prima che agli strumenti utili per perseguirli. Da qui l’attenzione a soluzioni di accumulo e decumulo, a meccanismi di riallocazione automatica del rischio nel tempo, a percorsi che tengano insieme investimento e protezione. «Se individuo il bisogno, per esempio il decumulo, la migliore soluzione per realizzarlo arriva dopo», sintetizza Germini.

Integrazione, open architecture e valore per il cliente

Il secondo asse riguarda l’integrazione lungo la catena del valore, tema sempre più centrale in un’industria che negli anni ha spesso separato fabbriche prodotto, advisory e distribuzione.

Qui la posizione di Credem è netta: presidiare le competenze lungo tutta la catena del valore e le capacità industriali in house viene letto come leva competitiva. Con una precisazione importante: integrazione non significa architettura chiusa. Il modello resta aperto, in una logica di “open architecture” che, sottolinea Germini, “costringe ad alzare continuamente l’asticella della qualità”.

È in questo quadro che si inserisce anche l’approccio glocal: unire prossimità, radicamento e capacità di lettura dei clienti domestici con competenze e strumenti tipici degli operatori globali. Non come compromesso tra locale e globale, ma come possibile sintesi competitiva.

Emerge così anche un altro tema, meno visibile ma non secondario: il valore della consulenza. Il concetto di Value for Money, ovvero il valore generato per il cliente, viene richiamato non in chiave tecnica, ma come esigenza di dimostrare che rendimento, protezione e qualità della soluzione siano coerenti ed adeguati con i costi delle soluzioni. Un criterio che finisce per riportare la discussione sul punto di partenza: il valore non del prodotto in sé, ma della soluzione costruita. Ed è forse proprio qui il messaggio più interessante di Rewealth: ripensare il wealth management come architettura di bisogni più che di prodotti. In un contesto segnato da volatilità, transizione demografica e crescente complessità patrimoniale, è un passaggio che assomiglia meno a un aggiustamento organizzativo e più a una evoluzione del modello di servizio Wealth.

(Articolo tratto dal magazine n. 90 di maggio 2026 di We Wealth)

Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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