Il suo lavoro ha permesso a Giorgio Armani di conoscere profondamente la potenza dell’arte grazie agli autori che lo hanno accompagnato stagione dopo stagione e ai grandi del passato. Alla fotografia artistica ha dedicato nel 2015 lo spazio espositivo Armani/Silos a Milano in via Bergognone per celebrare i suoi 40 anni di carriera e che ha ospitato grandi mostre personalmente curate dallo stilista oltre alla mostra permanente “Giorgio Armani Privé 2005-2025. Vent’anni di alta moda” dedicata alle sue creazioni di alta moda. L’approccio di Armani alla fotografia è sempre stato collegato all’emozione di scoprire un punto di vista inaspettato nell’osservazione della realtà, come lui stesso ha dichiarato.

Dalla pittura invece ha tratto ispirazione per gli abiti protagonisti delle collezioni più importanti della sua carriera. Incroci, contaminazioni e suggestioni di stili e di tecniche lo hanno affascinato nella vita privata come nella realizzazione delle sue creazioni dedicate all’universo femminile. Nei motivi degli eleganti abiti da sera delle stagioni passate ritroviamo la tavolozza di Matisse e i motivi etnici di Paul Gauguin.
Armani / Silos, il centro dedicato alla fotografia artistica
La volontà dello stilista in questo progetto è stata quella di realizzare un centro di cultura fotografica contemporanea “includendo ciò che è prossimo al mondo Armani, ma anche ciò che ne è lontano”. Questa dichiarazione di intenti ha trovato esecuzione in diverse mostre che si sono succedute negli anni con autori che lo hanno accompagnato nel suo percorso professionale e non ma tutti selezionati direttamente da Giorgio Armani.

La mostra di fotografia d’arte “Aldo Fallai per Giorgio Armani”
Tra queste l’ultima mostra curata direttamente dallo stilista nel 2024 dedicata ad Aldo Fallai (“Aldo Fallai per Giorgio Armani”), fotografo di moda che lo stilista ha conosciuto a metà degli anni ’70 agli esordi della sua attività e quando nasceva il Made in Italy. Il dialogo artistico e professionale tra i due durerà quasi trent’anni ripresi in scatti che hanno definito “l’essenza di una estetica che ha fatto breccia nell’immaginario collettivo”, nelle parole di Armani.

Prima, la mostra collettiva “Magnum Photos Colors, Places, Faces” del 2022-2023 dedicata ai fotografi che Armani ha ammirato particolarmente come Christopher Anderson, Olivia Arthur, Bruno Barbey, Werner Bischof e altri che ha conosciuto nel momento in cui lui stesso ha “iniziato a vedere il mondo con occhi nuovi”. Tra le due, la mostra dedicata al fotografo francese Guy Bourdin (“Guy Bourdin: storytelling”, 2023) con il quale Armani non ha mai collaborato ma che con l’esposizione ha voluto omaggiare per la libertà creativa, la sua capacità narrativa e il suo grande amore per il cinema. Bourdin, come Armani, non seguiva la corrente e non scendeva a compromessi: un tratto nel quale lo stilista si riconosceva completamente.

Gli scatti dell’autore francese, che offrono una reinterpretazione della moda in versione di narrazione cinematografica, hanno un interesse collezionistico come nel caso delle aggiudicazioni delle celebri immagini per French Vogue e quelle che richiamano le ambientazioni del registra Alfred Hitchcock e dell’artista Edward Hopper costantemente presenti nei cataloghi delle grandi aste internazionali (quotazioni medie comprese tra 5.000 e 25.000 euro ma che possono superare i 50.000 euro). Altre mostre da citare sono state quelle dedicate a Peter Lindberg nel 2021 (con il quale lo stilista ha collaborato negli anni ’80) e a Larry Fink nel 2017.
La pittura negli abiti di alta moda
Armani ha sempre dichiarato di essere affascinato dall’opera degli artisti impressionisti come Monet, Manet e Edgard Degas. Altri grandi artisti del Novecento hanno ispirato concretamente le sue collezioni dedicate alla donna e hanno dato fama allo stilista. Dalle tonalità accese dei colori cari a Matisse che ritroviamo negli abiti della collezione autunno-inverno 1993-1994, ai motivi etnici di Paul Gauguin ripresi nella collezione primavera-estate 1993, dalle forme delle sculture di Anish Kapoor presenti negli abiti del 1997 al tratto di Kandinsky e alle atmosfere magiche del “periodo blu” di Picasso entrambi ripresi nelle collezioni dei primi anni 2000 fino all’arte surrealista che ha ispirato la collezione autunno-inverno del 2005-2006. A interessare anche lo stilista è stata l’arte giapponese Ukiyo-e. Artisti come Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige sono stati al centro della sua ricerca con le loro stampe dedicate al mondo animale e floreale e ai paesaggi naturali.
Oltre che negli abiti ritroviamo l’arte nella collaborazione dello stilista con artisti contemporanei negli anni più recenti. Con l’artista-designer Marcantonio ha presentato il progetto Love le cui sculture blu sulla diversità sono state esibite in occasione della settimana della moda di Milano nel 2021 e di Miami Art Basel nel 2022.
Articolo tratto da We Wealth Magazine n. 83. Abbonamenti qui.

