Il destino del gruppo Armani come da testamento di Giorgio
Nella giornata di venerdì 12 settembre 2025, la stampa ha potuto conoscere il testamento di Giorgio Armani. O meglio i due suoi testamenti: entrambi scritti di suo pugno, l’uno datato 15 marzo 2025, l’altro 5 aprile 2025. Un’elencazione accurata, attenta, precisa e non priva di delicatezza delle ultime volontà del “Re” italiano della moda, nel suo perfetto stile. L’azienda per il momento va tutta alla Fondazione Armani (la fondazione possiede il 100% delle azioni, in piena e nuda proprietà) ma le tappe sono chiare. Lo stilista prescrive che fra 12 mesi ed entro al massimo 18, la fondazione ceda a un colosso quale Lvmh, Essilor Luxottica, l’Oréal (o ad altre società individuate con l’accordo del braccio destro Pantaleo Dell’Orco) il 15% del capitale del gruppo Giorgio Armani Spa.

Dal colosso della cosmetica hanno fatto sapere – tramite France Presse – di essere «colpiti e onorati per il fatto che il signor Armani abbia pensato a L’Oréal per entrare nel capitale della sua bellissima azienda. Studieremo con grande considerazione questa prospettiva che si iscrive nel quadro della nostra lunga storia comune». L’Oréal possiede la licenza Armani per profumi e cosmetica dal 1988.
Dopo questa fase, lo stilista impone che «a decorrere dal terzo anno ed entro il quinto anno dalla data di apertura della successione» al medesimo acquirente sia ceduta un’ulteriore quota «pari a un minimo del 30% e fino a un massimo del 54,9% del capitale». In alternativa, si propone la quotazione in Borsa tra 5 o al massimo 8 anni, con la quota della fondazione che arriverà a non meno del 30,1% (aspetto ribadito dalla nota ufficiale della stessa Fondazione Armani). Al braccio destro e compagno di Giorgio Armani Pantaleo dell’Orco spetterà il 40% dei diritti di voto. Il 30% spetterà alla fondazione, il 15% per ciascuno ai nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana.
La guida creativa dell’azienda e le celebrazioni del suo genio
La nipote Silvana è alla guida creativa dell’azienda. Già da lungo tempo era al suo fianco nel disegnare le collezioni donna. Leo Dell’Orco invece resta designer delle collezioni uomo. La prossima settimana della moda di Milano (23 – 29 settembre prossimi) ne celebrerà la memoria. In particolare il 28 settembre a Brera si terrà una sfilata celebrativa dei 50 anni della casa fondata da Armani con Sergio Galeotti nel luglio 1975. Un evento che, fino a poco prima di morire, Re Giorgio avrebbe seguito meticolosamente, scegliendone anche le musiche. Il 24 settembre, sempre a Brera, aprirà una mostra a lui dedicata.
I principi fondamentali del lascito di Armani
Dal testamento di Giorgio Armani emergono con chiarezza i principi fondanti che dovranno guidare la Fondazione nella gestione del gruppo. Fra questi, «la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza», nonché «la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato», con una forte «attenzione all’innovazione, eccellenza, qualità e ricercatezza di prodotto».
Le opere d’arte e di design che appartenevano a Re Giorgio
Alla sorella Rosanna e a Pantaleo Dell’Orco vanno i pezzi d’arte più importanti. «Il mio ritratto di Andy Warhol a Leo», si legge nel testamento. Rosanna Armani avrà invece un quadro di Matisse e la foto della mano di Man Ray, nonché un tavolo di Sottsass e un secretaire cinese, più un altro dipinto. Le statue in bronzo di ispirazione faunistica (tigre, orso, pantera e altri oggetti in questo stile) andranno a Dell’Orco, che avrà anche i tappeti giapponesi e una scrivania in legno scuro di JM Frank.
Giorgio Armani nel suo testamento non ha dimenticato l’amico Michele Morselli, amministratore delegato di un’altra sua società, L’Immobiliare srl. A lui andranno un grande tavolo con le gambe in oro, un altro tavolo a “Z” in legno chiaro, più due poltrone: una in finto animalier e un’altra in cavallino arancio.
La nipote Roberta avrà due paraventi giapponesi beige e neri, una mensola giapponese e due cavalli in terracotta. Dell’Orco e Morselli si divideranno le auto d’epoca, mentre la Fondazione Giorgio Armani avrà gli arredi del piano terra della sua residenza milanese di via Borgonuovo.
Le proprietà immobiliari di Giorgio Armani
La sorella Rosanna e i nipoti Andrea Camerana e Silvana Armani avranno la piena proprietà, pari a una quota del 75%, della società L’Immobiliare Srl. La restante quota del 25% è in nuda proprietà. L’usufrutto andrà invece a favore di Pantaleo Dell’Orco. A questa società fanno capo gli immobili di Saint Tropez, Antigua, Broni e Pantelleria. Dell’Orco potrà anche usufruire a vita del palazzo di via Borgonuovo e degli arredi e ornamenti che «non vengano rimossi da dove si trovano e rimangano come complemento dell’immobile finché Leo voglia viverci» con eccezione di quanto già ad altri lasciato.
La nuda proprietà della casa di St Moritz va al nipote Andrea Camerana, con Pantaleo dell’Orco usufruttuario. Quest’ultimo potrà beneficiare allo stesso titolo di un appartamento a New York. L’altro appartamento della Grande Mela è destinato alla sorella Rosanna e ai nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana. Michele Morselli potrà utilizzare l’appartamento newyorkese, e anche, «per temporanei soggiorni con Francesca e Bianca» una casa a Saint Tropez, a scelta di Dell’Orco, al quale va «tutto quanto di mia proprietà» a Saint Tropez.
Il patrimonio mobiliare nel testamento di Giorgio Armani
Armani ha suddiviso la partecipazione di quasi il 2% in EssilorLuxottica come segue. Per il 40% a Pantaleo dell’Orco e per il 60% ai familiari. Michele Morselli è destinatario di quote minori di 100.000 azioni. Daniele Ballestrazzi, Giuseppe Marsocci, Laura Tadini e Luca Pastorelli hanno invece ricevuto 7.500 azioni ciascuno.
La dichiarazione ufficiale di Armani Spa
Il comitato esecutivo del gruppo Giorgio Armani Spa ha diramato una nota stampa, di cui si riportano alcuni passaggi. “Sin d’ora ci sentiamo, anche a nome dei dipendenti e dei collaboratori, di impegnarci a sostegno di questo percorso nel rispetto delle sue volontà, con la condivisione di garantire il miglior futuro possibile all’azienda e al marchio nel rispetto dei principi stabiliti. (…). In relazione alla componente societaria, appare chiaro fin da una prima lettura che rimane confermato in ogni passaggio l’intento del signor Armani di garantire continuità strategica, compattezza societaria e garanzia finanziaria per uno sviluppo di lungo termine, in linea con quanto aveva più volte condiviso con la stampa e con i collaboratori più stretti”.
“Sin d’ora ci sentiamo, anche a nome dei dipendenti e dei collaboratori, di impegnarci a sostegno di questo percorso nel rispetto delle sue volontà, con la condivisione di garantire il miglior futuro possibile all’azienda e al marchio nel rispetto dei principi stabiliti, tra i quali: gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza; priorità allo sviluppo continuo e globale del nome ‘Armani’; attenzione a innovazione, eccellenza, qualità, ricercatezza del prodotto, e ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato”.
Perché il testamento di Giorgio Armani è un capolavoro sartoriale
Da più parti è stato notato che lo stilista simbolo per eccellenza del Made in Italy ha confezionato un passaggio generazionale che è un capolavoro. Innanzitutto, creando una società madre (holding), ha prevenuto eventuali scontri fra gli eredi, destinatari in tal modo dei soli frutti dell’attività economica del gruppo. Ha poi provveduto a una ottimizzazione fiscale del passaggio generazionale. La destinazione infatti di tutte le azioni di Armani Spa alla fondazione non genererà probabilmente nessuna imposta di successione, essendo la fondazione un ente non profit. Pagheranno invece l’imposta di successione gli eredi, in misura pari al 6% o all’8% a seconda del grado di parentela. Essendo il patrimonio complessivo di 13 miliardi, l’ammontare della cifra dovrebbe aggirarsi intorno ai 900 milioni.
Infine, la creazione di una fondazione che racchiudesse appieno il suo spirito e i suoi ideali ne ha garantito a pieno diritto l’immortalità. In quanto tale, la fondazione, non può essere venduta né acquisita. Nessuno, se non la fondazione, ha alcun controllo societario. La scelta di un tale strumento, in luogo del modaiolo trust – di matrice anglosassone – dimostra una volta di più lo spirito profondamente radicato nelle radici e nella cultura italiana di Giorgio Armani.

