Tra tensioni geopolitiche e mercati più selettivi, gli istituzionali tornano a privilegiare liquidità, qualità e flussi stabili. In questo nuovo contesto, Roberto Diacetti, dg di Fondazione Enpaia, spiega a We Wealth come bilanciare rendimento, rischio e sostenibilità.
Diacetti, se guardiamo alle scelte più recenti, su quali asset class e settori si stanno concentrando oggi i nuovi investimenti di Enpaia?
Nei primi mesi del 2026, complice l’incerto contesto geopolitico internazionale, i nuovi investimenti si stanno concentrando su asset liquidi in emittenti azionari, già detenuti in portafoglio, e in emissioni obbligazionarie governative investment grade a breve-medio termine.
Negli ultimi 12-18 mesi avete modificato in modo significativo l’asset allocation? Quali sono stati i principali cambiamenti e cosa li ha guidati?
Per l’anno 2025 è stata confermata la stessa asset allocation strategica del 2024 e pertanto non sono state apportate modifiche sostanziali alle strategie d’investimento, consentendoci di chiudere il bilancio con un utile netto di oltre 27 milioni. Si sono privilegiati investimenti nel mercato corporate e governativo investment grade e nell’equity, in interventi di aggiustamento tattico di copertura oltre a parziali prese di profitto. Gli investimenti in strumenti alternativi e in economia reale, avendo pressoché raggiunto i limiti regolamentari, non sono stati implementati in misura importante.
Quali sono le principali direttrici su cui state puntando per generare rendimento nei prossimi anni?
Oggi, stante le tensioni geopolitiche, l’incertezza delle aspettative e la conseguente volatilità dei mercati, è ancora più importante valutare il rapporto rischio rendimento, privilegiando quegli investimenti che generano regolari proventi, quali quelli in emittenti azionari strategici, che da un lato dimostrano costanza e redditività e dall’altro assicurano, con la presenza dello Stato nel capitale, una garanzia di solidità nel lungo termine.
Ci aspettiamo inoltre che gli investimenti nei private market in essere in portafoglio, avendo alcuni raggiunto una discreta maturità e già iniziato le prime redemption, diano un buon contributo al rendimento nei prossimi anni.
Sono in corso di valutazione alcuni interventi mirati in economia reale, in particolare quelli destinati ad aziende di riferimento del settore agricolo (mission related) che possono generare ricadute positive non solo sulla redditività della Fondazione ma anche sulla platea degli iscritti.
Abbiamo inoltre contribuito all’iniziativa del Fondo Nazionale Strategico Indiretto, strumento congiunto di Mef e Cdp per il consolidamento del mercato quotato mid e small cap italiane, attraverso la sottoscrizione di 4 fondi specifici.
Riteniamo importante questo nostro posizionamento che da un lato garantisce buone prospettive di redditività per la Fondazione, dall’altro ricopre un ruolo fondamentale per la crescita e lo sviluppo dell’economia delle pmi del nostro Paese. Alcuni investimenti in pmi sono stati effettuati o implementati anche direttamente come in Masi, Gpi e Novamarine, andando a sommarsi a quelli in economia reale già in essere, per un totale di oltre 410 milioni, esclusi gli immobili di proprietà della Fondazione.
Che tipo di rendimento vi aspettate oggi dal portafoglio?
Per quest’anno ci aspettiamo un rendimento di circa il 3,5%, in linea con le previsioni contenute all’interno del documento di Asset liability management, tenendo conto dei flussi contributivi, delle prestazioni e dei costi di funzionamento della struttura, che ci consente di raggiungere la piena sostenibilità dell’Ente (funding ratio > 1).
(Articolo tratto dal magazine n. 90 di We Wealth di maggio 2026)
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