La nuova strategia di investimento di Cassa Forense: diversificazione e visione di lungo periodo
Diversificazione, innovazione e visione di lungo periodo. È lungo queste direttrici che Cassa Forense ha ridefinito la propria strategia di investimento, puntando a rompere vecchi schemi e portando quasi il 30% del patrimonio verso gli investimenti alternativi.
Enrico Cibati, direttore investimenti dell’ente, durante il panel “Strategie innovative oltre i Titoli di Stato” al III Forum Fixed Income di We Wealth, ha illustrato un percorso di trasformazione che si muove tra nuove sfide regolamentari e strumenti innovativi, come la recente decisione di creare una Sicav e una Sicaf (entrambe italiane), pensate per ottimizzare la gestione e garantire la sostenibilità di lungo periodo.
Perché Cassa Forense punta sugli investimenti alternativi
Cibati, negli ultimi anni avete aumentato il peso degli investimenti alternativi. Qual è la logica?
Oggi, quasi il 30% del nostro patrimonio è in investimenti alternativi. Di questa quota, un terzo è rappresentato dal nostro fondo immobiliare – gestito da un operatore qualificato dal 2014 – e due terzi in private equity, infrastrutture e, più di recente, private debt. Non lo abbiamo fatto tanto “a scapito” dei Btp, ma perché in anni come il 2018, 2019 e 2020, in cui i rendimenti dell’obbligazionario e del corporate erano prossimi allo zero, dover destinare il 60-70% del portafoglio ai bond non aveva senso.
Le sfide della gestione previdenziale e la sostenibilità a 50 anni
Quali sono le sfide da superare?
Noi investiamo con un orizzonte di 50 anni per pagare le pensioni future. Non ha senso obbligarci a mantenere un’allocazione iperliquida, quando la probabilità di dover smobilizzare il patrimonio “da un giorno all’altro” è praticamente nulla.
Sicav e Sicaf italiane: la scelta strategica di Cassa Forense
Avete recentemente lanciato una Sicav e una Sicaf italiane. Una scelta pionieristica in questo mondo?
Non parlerei di scelta “pionieristica”, perché anche altre casse e fondi si sono mossi, o si stanno muovendo, in questo senso. La differenza è che noi non siamo andati in Lussemburgo, ma abbiamo deciso di creare strumenti italiani. Il sistema, però, non è ancora abbastanza strutturato come quello lussemburghese. Pensavamo di essere operativi già dall’inizio dell’estate, invece stiamo subendo alcuni ritardi. Tuttavia, vogliamo portare avanti questo progetto.
Come funzionano la Sicav e la Sicaf di Cassa Forense
In cosa consiste questo progetto, più nel dettaglio?
La Sicav avrà cinque comparti dedicati alle asset class core (tra cui, azionario e obbligazionario, ndr) e sarà eterogestita: la società esterna, che ha vinto la gara, selezionerà i migliori gestori per ogni comparto. Questo ci permetterà di efficientare i processi e di concentrare il nostro team su opportunità a più alto potenziale di rendimento. Questo modello sarà poi replicato anche nel mondo “illiquido” attraverso la Sicaf, con un focus su private equity, private debt e infrastrutture.
Inoltre, questi veicoli garantiscono anche una maggiore efficienza fiscale e permetteranno in futuro di distribuire rendimenti quando sarà necessario integrare le pensioni.
Le priorità future: sostenibilità, rendimenti e fiscalità
Guardando al futuro, quali sono le priorità?
La sfida resta garantire la sostenibilità dell’ente, che poggia su due pilastri: quello previdenziale – cioè i contributi degli iscritti e il rapporto iscritti/pensionati – e quello finanziario.
Le plusvalenze latenti non emergono nei bilanci civilistici, ma se il patrimonio fosse valorizzato al fair value la fotografia della nostra stabilità sarebbe molto più chiara. Resta però il nodo fiscale: realizzare plusvalenze significa pagare il 26% di imposta, riducendo la capacità di reinvestimento.
(Articolo tratto dal magazine di We Wealth di luglio-agosto 2025)
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Intervista a Giuseppe Santoro, presidente di Inarcassa
Intervista a Ferdinando Boccia, presidente della Cassa Dottori Commercialisti (Cdc)

