Immobiliare, Albertini Petroni: “Solo il 17% in mano agli istituzionali”

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Foto in bianco e nero del presidente di Confindustria Assoimmobiliare Davide Albertini Petroni

Pochi capitali istituzionali e un mercato ancora frammentato: per Davide Albertini Petroni (Assoimmobiliare) il rilancio del real estate italiano passa da riforme fiscali, nuovi veicoli d’investimento e una strategia chiara sul living

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Negli ultimi anni il mercato immobiliare italiano ha vissuto una trasformazione profonda: accanto agli uffici e al retail sono emerse nuove asset class – logistica, living, student housing, hospitality, data center e life science – che ormai valgono quasi metà degli investimenti nel commercial real estate.

Eppure, secondo il presidente di Confindustria Assoimmobiliare Davide Albertini Petroni – intervistato qui da We Wealth – il potenziale del settore resta ancora inespresso: “Solo il 17% del patrimonio nazionale è nelle mani di investitori istituzionali, contro oltre il 40% in Francia e Germania. Per colmare questo divario, l’Italia deve attrarre capitali internazionali e mobilitare quelli domestici, rafforzando la connessione tra risparmio e crescita reale e ampliando il perimetro territoriale degli investimenti”.

Il ruolo delle casse di previdenza e dei capitali pazienti

Presidente, qual è oggi il peso delle casse di previdenza e come si è evoluto il loro ruolo?

I capitali pazienti sono essenziali per settori che richiedono orizzonti lunghi, come il residenziale in locazione, la transizione energetica e la rigenerazione urbana. In Italia esiste una disponibilità di risparmio previdenziale e assicurativo che può diventare un motore di sviluppo, creando un ponte tra capitali e bisogni sociali. Per farlo servono veicoli di investimento efficienti e trasparenti, coerenti con il profilo degli investitori, allineati con i modelli dei mercati più maturi. Inoltre, manca un mercato immobiliare quotato, che altrove rappresenta la principale porta d’accesso ai capitali istituzionali e una leva fondamentale per dare stabilità al settore.

Le riforme necessarie per attrarre investimenti immobiliari

Quali riforme potrebbero incentivare una maggiore partecipazione agli investimenti immobiliari?

Serve un quadro normativo stabile e coerente: oggi fondi, Siiq e cartolarizzazioni rispondono a discipline e fiscalità diverse, con asimmetrie che riducono la competitività del sistema. Va poi rivisto il regime di trasparenza fiscale che penalizza gli investitori con partecipazioni superiori al 5%. Superare questa soglia, permetterebbe di ampliare la platea degli investitori, aprendo il mercato anche a family office, imprese e soggetti privati interessati a sostenere progetti di medio-lungo periodo.

Sul fronte residenziale servono correttivi fiscali per favorire il prodotto in locazione da parte degli istituzionali: dall’allineamento dell’Iva a imposte di registro e ipocatastali più eque per chi opera nel mercato della locazione professionale. Misure di questo tipo contribuirebbero a orientare nuovi capitali verso la creazione di un vero mercato della “casa in affitto”.

Living e casa in affitto: dove sono le opportunità future

Su quali segmenti vede le migliori opportunità nei prossimi anni?

Il comparto del living è una delle frontiere più strategiche, perché unisce ritorno economico e impatto sociale. Al suo interno, l’affordable housing sta assumendo un ruolo sempre più centrale: cresce una fascia di popolazione che non rientra nell’edilizia sociale ma fatica ad accedere al mercato libero.

Servono abitazioni di qualità, energeticamente efficienti e a costi sostenibili, supportate da modelli gestionali solidi e partenariati pubblico-privato capaci di valorizzare il patrimonio esistente e rigenerare aree urbane sottoutilizzate. Anche il residenziale in locazione è decisivo: l’Italia sconta una carenza di offerta, proprio mentre la domanda aumenta tra giovani, famiglie e lavoratori in mobilità.

Creare un mercato istituzionale della locazione, con operatori professionali e regole chiare, significa dare stabilità al settore e rispondere a un bisogno reale del Paese.

(Articolo tratto dal magazine We Wealth n. 85 di dicembre 2025)

ALTRE INTERVISTE A CASSE O ISTITUZIONALI

Per vedere altre interviste alle casse, leggere sotto.
Intervista a Giuseppe Santoro, presidente di Inarcassa

Intervista a Ferdinando Boccia, presidente della Cassa Dottori Commercialisti (Cdc)
Intervista a Enrico Cibati, direttore investimenti di Cassa Forense
Intervista a Stella Giovannoli, cio e cfo di Cassa Nazionale del Notariato (Cnn)
Intervista a Antonio Buonfiglio direttore generale di Enasarco

Domande frequenti su Immobiliare, Albertini Petroni: “Solo il 17% in mano agli istituzionali”

Qual è la percentuale attuale di investimenti immobiliari in Italia detenuta da investitori istituzionali secondo Davide Albertini Petroni?

Secondo Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare, solo il 17% degli investimenti nel mercato immobiliare italiano è attualmente in mano agli investitori istituzionali. Questo dato suggerisce un potenziale di crescita significativo per la partecipazione istituzionale nel settore.

Quali nuove asset class hanno guadagnato importanza nel mercato immobiliare italiano negli ultimi anni?

Negli ultimi anni, accanto ai tradizionali uffici e retail, sono emerse nuove asset class come logistica, living, student housing, hospitality, data center e life science. Queste nuove aree rappresentano ormai quasi la metà degli investimenti nel commercial real estate italiano.

Quali sono i segmenti del mercato immobiliare in cui si prevedono le maggiori opportunità future?

L'articolo suggerisce che le migliori opportunità future si concentrano su segmenti emergenti come la logistica, il living, lo student housing, l'hospitality, i data center e le life science. Queste aree stanno guadagnando terreno e attraggono una quota crescente degli investimenti.

Qual è il ruolo delle casse di previdenza e dei capitali pazienti nel contesto degli investimenti immobiliari italiani?

Le casse di previdenza e i capitali pazienti sono menzionati come attori chiave nel mercato immobiliare, con un ruolo che si è evoluto negli ultimi anni. L'articolo esplora come queste entità possano contribuire ad attrarre maggiori investimenti nel settore.

Quali riforme sono considerate necessarie per incentivare una maggiore partecipazione agli investimenti immobiliari in Italia?

L'articolo evidenzia la necessità di riforme specifiche per attrarre maggiori investimenti immobiliari. Queste riforme mirano a incentivare una più ampia partecipazione, potenzialmente anche da parte di investitori istituzionali, per sbloccare il potenziale inespresso del settore.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Stefania Pescarmona

Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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