Nata per rispondere alla domanda di famiglie imprenditoriali e investitori privati qualificati, Amgest ha costruito nel tempo un presidio dedicato all’accesso diretto e strutturato al private equity europeo, ponendo attenzione alle aziende non quotate del segmento mid-cap, anche italiano. Da questa esigenza nel 2018 nasce Integritam, joint venture promossa dal gestore patrimoniale svizzero indipendente e da Maurizio Bianco e Giovanna Voltolina, specializzata in investimenti di private equity. Nell’ecosistema di Amgest, Integritam struttura operazioni single-asset per investitori qualificati su aziende imprenditoriali europee e italiane. Ne ha parlato a We Wealth Giovanna Voltolina, co-founder di Integritam.
Quali trend osservate nell’allocazione del capitale privato?
La democratizzazione dei private market è un fenomeno strutturale: asset class un tempo riservate agli istituzionali sono oggi più accessibili anche al segmento wealth e private banking, grazie a ELTIF 2.0, veicoli evergreen e semi-liquidi e ticket minimi più bassi. Sul fronte dell’allocazione osserviamo il passaggio dai fondi “blind pool” a soluzioni con più visibilità sugli asset sottostanti. L’investitore evoluto, come la famiglia imprenditoriale, non vuole più solo delegare, chiede di comprendere settore, tesi industriale, modello di business e profilo dell’imprenditore. Crescono così l’interesse per club deal e co-investimenti e la richiesta di maggiore allineamento tra gestore, imprenditore e investitore.
Perché i club deal interessano sempre più family office e famiglie imprenditoriali?
Il club deal è un’operazione di private equity costruita su un singolo asset: un gruppo selezionato di investitori partecipa a una specifica operazione, invece di impegnare capitale in un fondo che investirà in aziende ancora da individuare. Risponde all’esigenza di valutare direttamente l’investimento e seguirne l’evoluzione. Nel modello di Integritam, prima di investire si può incontrare l’imprenditore e visitare l’azienda. Durante la vita dell’investimento sono previsti confronto con il management, investor day e reporting periodico: una prossimità difficilmente replicabile nella forma classica del fondo. Per esempio, con Next Hydraulics S.p.A., Integritam ha accompagnato il ricambio generazionale e il rafforzamento organizzativo, fino all’exit. Con Deghi S.p.A., attiva nell’e-commerce di arredamento, l’expansion capital ha sostenuto la crescita logistica e l’ampliamento dell’offerta. Più recente è l’operazione su DiPa Sport, attiva nel remanufacturing di componenti e ricambi.
In che modo questi investitori possono diventare parte attiva nella creazione di valore?
Nei club deal, famiglie imprenditoriali e family office non portano solo capitale, ma anche competenze settoriali, relazioni industriali e visione strategica. Il contributo può riguardare nuovi mercati, figure manageriali chiave, M&A, internazionalizzazione, governance e passaggio generazionale. A fare la differenza è la qualità del matching: non basta aggregare capitale, occorre selezionare soci con una tesi industriale condivisa.
Quanto conta il supporto di un partner specializzato?
È centrale e decisivo. Il private capital è un’asset class illiquida, caratterizzata da asimmetrie informative e dipendente dalla qualità dell’execution. La differenza tra una buona e una cattiva operazione non si gioca solo sul prezzo, ma sulla capacità di selezionare l’azienda giusta, strutturare la governance e accompagnare l’imprenditore fino all’exit. Per Integritam questo significa disciplina nella gestione del rischio: leva nulla o contenuta, rafforzamento patrimoniale delle partecipate e target con profilo di rischio moderato. Il processo parte dal sourcing attraverso un network di advisor, professionisti, banche d’affari e family office, affiancato da attività interna off-market. Seguono conoscenza dell’imprenditore, analisi del mercato, due diligence, business plan, governance e opzioni di exit. Le competenze decisive sono origination proprietaria, cultura industriale, rigore finanziario e legale, capacità di governance e gestione del rapporto con il socio imprenditore, vero motore della creazione di valore.
Articolo tratto dal n. 5 del Magazine Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

