Banche al centro tra risiko e dividendi all’orizzonte

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Grande fermento sul settore bancario a Piazza Affari. Enria apre a un ritorno ai dividendi in autunno. Ok a Opa Creval da Bce e Bankitalia. E il risiko continua

Indice

Enria (Bce): “In assenza di sviluppi inattesi e particolarmente negativi nei prossimi mesi”, la raccomandazione relativa al limite di distribuzione dei dividendi “sarà abrogata” a partire dal terzo trimestre 2021

In data 16 marzo è arrivato il via libera dalla Bce e da Bankitalia all’opa di Crédit Agricole Italia sul Credito Valtellinese. Anche se l’operazione fallisse, la divisione italiana del gruppo bancario francese acquisterà la quota di Algebris in Creval (5,38%)

Protagoniste del risiko, oltre a Creval e Crédit Agricole, sono Mps, Unicredit, Mediobanca, Banco Bpm e Bper. Intanto Carige sembra essere tornata sul mercato

A Piazza Affari, i riflettori sono puntati sulle banche. Dopo che, nella seduta del 16 marzo l’indice dei titoli bancari italiani ha chiuso in rialzo dell’1,47% trainando il Ftse Mib, il comparto resta al centro dell’attenzione, con il Ftse Italia All Share Banks che continua a guadagnare terreno e ha chiuso la seduta di mercoledì 17 marzo segnando un +1,22%. A sostenere le performance degli istituti di credito sono le continue scommesse sul consolidamento del settore, unite alle dichiarazioni del presidente del Consiglio di vigilanza della Bce Andrea Enria in merito a un possibile ritorno ai dividendi in autunno.
Nel corso della Morgan Stanley Virtual European Financials Conference, Enria ha infatti assicurato che “in assenza di sviluppi inaspettati e sostanzialmente negativi nei prossimi mesi” l’Eurotower intende “abrogare la raccomandazione” sullo stacco delle cedole (ovvero lo stop ai dividendi imposto dalla Bce alle banche europee, ndr) alla fine del terzo trimestre 2021 e “tornare al controllo ordinario degli obiettivi di distribuzione da parte delle banche esaminando la valutazione che ciascuna fa nel proprio capital planning”. “Riteniamo che le parole di Enria costituiscano un elemento di supporto per i titoli del settore bancario e del risparmio gestito (come Banca Mediolanum, Banca Generali e Finecobank) e contribuiscano a ridurre l’incertezza relativa alla distribuzione dei dividendi dopo il 30 settembre” hanno commentato gli analisti di Equita.

Opa Creval, semaforo verde per CA Italia da Bce e Bankitalia

In data 16 marzo è arrivato il via libera dalla Bce e da Bankitalia all’opa di Crédit Agricole Italia sul Credito Valtellinese, annunciata a novembre dalla divisione italiana del gruppo bancario francese al prezzo di 10,5 euro per azione (che equivale a un investimento totale di 737 milioni). “La Banca centrale europea e la Banca d’Italia, ciascuna per quanto di competenza hanno notificato all’offerente le autorizzazioni relative al superamento della soglia del 10% nel capitale sociale del Creval, l’acquisto di una partecipazione di controllo diretto nel Creval e l’acquisto di partecipazioni qualificate indirette in Creval PiùFactor e in Generalfinance” si legge in una nota ufficiale dell’istituto, che ora attende l’ok della Consob. Sempre in relazione all’opa, Crédit Agricole Italia ha reso noto di aver modificato l’accordo dello scorso 22 novembre con Algebris (che detiene il 5,38% di Creval). In base ai nuovi termini del contratto, il fondo guidato da Davide Serra si impegna a cedere la sua quota anche qualora l’opa non andasse a buon fine.

Aria di risiko

Allargando lo sguardo, il risiko bancario continua a tenere banco. Protagoniste, oltre a Creval e Crédit Agricole, sono Mps, Unicredit, Mediobanca, Banco Bpm e Bper. In particolare, per la banca di piazza Gae Aulenti, che attende l’arrivo di Andrea Orcel in qualità di nuovo ceo, gli scenari di aggregazione sono molteplici. Mps, Banco Bpm e Mediobanca i nomi più gettonati dagli analisti. Intanto Carige sembra essere tornata sul mercato. Cassa Centrale Banca (azionista all’8,3% di Carige) avrebbe infatti deciso di rinunciare all’esercizio della call per rilevare l’80% del capitale dell’istituto ligure in mano al Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi).

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