Moratorie slittano a marzo, in Ue vincono banche italiane

Teresa Scarale
Teresa Scarale
3.12.2020
Tempo di lettura: 3'
L'Eba ha acceso il semaforo verde alla richiesta delle banche italiane di rinviare la stretta sulle moratorie. Un rifiuto avrebbe costretto gli istituti a classificare come deteriorati questi crediti «in sospensione», mettendo in seria crisi i bilanci bancari e il sistema-Paese

L'European banking authority (Eba) il 2/12/2020 ha rinviato la scadenza sulla moratoria creditizia al 31/03/2021, così accogliendo le richieste dell'Italia

È fondamentale osservare che non esiste soluzione di continuità con le prime linee guida di aprile, quelle scadute il 30/09/2020. Le moratorie dei nove mesi infatti si applicano su tutti i prestiti concessi dal 30/09/2020 al 31/03/2021

L'importo complessivo dei finanziamenti del Credito cooperativo con garanzie statali è stato superiore agli 11 miliardi e 880 milioni, il 10,65% del totale. La quota delle Bcc nel mercato degli impieghi a clientela è del 7,5%: valore non certo irrilevante per il suo impatto sull'economia reale

Ancora quasi quattro mesi di respiro per il flusso di credito bancario a famiglie e imprese. L'European banking authority (Eba) il 2/12/2020 ha rinviato la scadenza sulla moratoria creditizia al 31/03/2021, così accogliendo le richieste dell'Italia. Una mancata proroga avrebbe messo in ginocchio il sistema del credito, facendo scattare automaticamente le misure prudenziali per cui anche i crediti sospesi della moratoria sono da considerarsi a rischio/in default. La ratio delle linee guida Eba è infatti proprio quella di sostenere il sistema creditizio in un momento in cui la crisi di liquidità non deriva da difficoltà strutturali dell'economia.
A una indubbia concessione però, corrispondono nuove strettoie regolamentari. Onde evitare un'esplosione di crediti problematici, l'Autorità ha fissato nuovi precisi paletti. Così, le moratorie sui crediti non potranno superare i nove mesi. Per esempio, un credito del 31/03/2021 può godere di una sospensione fino al 31/12/2020. Le banche inoltre dovranno presentare alla Bce un piano di valutazione degli utp (i crediti unlikey to pay, quelli che vengono prima dei non performing loan). Infine, i crediti deteriorati dovranno continuare a essere identificati come tali e monitorati dalla banca.

Le nuove moratorie per le banche non interrompono gli effetti delle vecchie


È fondamentale osservare che non esiste soluzione di continuità con le prime linee guida di aprile, quelle scadute il 30/09/2020. Le moratorie dei nove mesi infatti si applicano su tutti i prestiti concessi dal 30/09/2020 al 31/03/2021. Chi invece ha goduto di sospensioni di inferiore durata, potrà usufruire dei mesi che restano per raggiungere il numero di nove.

L'Eba a giugno 2020 rilevava che il 6% dei prestiti bancari erano oggetto di moratorie dovute alla pandemia. L'autorità bancaria europea era intervenuta subito ad aprile, consentendo alle banche di non considerare come a rischio i crediti sotto moratoria covid. La misura scadeva il 30/09/2020.

Il ruolo nevralgico delle moratorie per le pmi


In Italia il valore dei prestiti sottoposti a moratoria era di 156 miliardi, il 13 % dei prestiti totali a privati a imprese non finanziarie. Una quota quasi doppia rispetto alla media europea. Il motivo risiede non solo nel lockdown prolungato ma anche dal fatto che nel Belpaese molte pmi fanno ampio ricorso ai prestiti bancari.

Federcasse ha espresso la sua soddisfazione per l'Autorità presieduta da José Manuel Campa. Il presidente Augusto dell'Erba, sottolinea che «la decisione dell'Eba potrà consentire anche di rivedere, se opportuno, le esposizioni che nel frattempo hanno potuto subire un trattamento penalizzante a seguito della sospensione». Il che «può certamente favorire il mantenimento di un adeguato flusso di finanziamenti all'economia reale», contribuendo a superare questa delicatissima fase recessiva causata dalla pandemia».

Secondo i dati di Federcasse, alla fine dello scorso mese, le 250 Bcc italiane - i due gruppi bancari cooperativi Iccrea e Cassa centrale banca e, in Alto Adige, attorno alla Federazione Raiffeisen - avevano trasmesso al fondo di garanzia delle pmi 183 mila richieste di garanzie per il "Decreto Liquidità". L'importo complessivo dei finanziamenti del Credito cooperativo e assistiti dalle garanzie statali è stato superiore agli 11 miliardi e 880 milioni di euro, il 10,65% del totale. La quota delle Bcc nel mercato degli impieghi a clientela è del 7,5%, valore non certo irrilevante per il suo impatto sull'economia reale.

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