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Capgemini, entro il 2025 la blockchain rivoluzionerà la supply chain

Capgemini, entro il 2025 la blockchain rivoluzionerà la supply chain

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Francesca Conti
Francesca Conti

18 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 10 min
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  • Oggi solo il 3% delle aziende che stanno implementando la blockchain lo fanno su vasta scala

  • Regno Unito (22%) e Francia (17%) sono attualmente i Paesi europei all’avanguardia

Un’analisi a livello globale delle principali aziende che implementano la blockchain dimostra il potenziale di questa tecnologia per trasformare le supply chain di tutto il mondo

La blockchain alimenterà la supply chain di tutto il mondo entro il 2025. Non si tratta di una scommessa ma di quanto emerge dal nuovo report del Capgemini Research Institute pubblicato oggi. Secondo lo studio la blockchain potrebbe diventare una tecnologia largamente diffusa da qui ai prossimi 7 anni, entrando a far parte di vari processi aziendali e supportando le catene di fornitura a livello mondiale. Attraverso partnership e investimenti, la Distributed Ledger Technology dominerà sia nel settore manifatturiero sia in quello dei beni di consumo e l’industria retail, inaugurando una nuova era di trasparenza e fiducia.

Il report Does blockchain hold the key to a new age of supply chain transparency and trust? fornisce una panoramica completa delle aziende e delle aree geografiche che stanno investendo sulla preparazione all’introduzione della blockchain e prevede che tale tecnologia verrà massivamente utilizzata nella supply chain entro il 2025. Attualmente, solo il 3% delle aziende che stanno implementando la blockchain lo fanno su vasta scala, mentre il 10% ha avviato un progetto pilota, con l’87% degli intervistati che dichiara di essere nelle prime fasi della sperimentazione della blockchain.

Regno Unito (22%) e Francia (17%) sono attualmente i Paesi europei all’avanguardia in tema di implementazione su ampia scala e progetti pilota per la blockchain, mentre gli Stati Uniti (18%) sono all’avanguardia in termini di finanziamento di iniziative relative a questa nuova tecnologia. I cosiddetti ‘pionieri’ sono ottimisti rispetto al fatto che la blockchain riuscirà a realizzare tutto il proprio potenziale, con oltre il 60% degli intervistati che ritiene che tale tecnologia stia già trasformando il modo in cui collaborano con i partner.

Dallo studio emerge anche che la riduzione dei costi (89%), una migliore tracciabilità (81%) e una maggiore trasparenza (79%) sono i tre fattori principali alla base degli attuali investimenti in blockchain. Inoltre, questa tecnologia permette di inviare informazioni in modo più sicuro, veloce e trasparente. La tecnologia può essere applicata a funzioni critiche della catena di approvvigionamento, dalla tracciabilità della produzione al monitoraggio delle catene alimentari e alla garanzia di conformità normativa. È molto probabile che i pionieri identificati nello studio, entusiasti dei risultati che stanno ottenendo, incrementeranno i propri investimenti in ambito blockchain del 30% nei prossimi tre anni.

Sebbene ci sia un certo ottimismo in merito agli sviluppi della blockchain, continuano a sussistere dei timori relativi al raggiungimento di un Roi effettivo e all’interoperabilità tra i vari partner della supply chain. La maggior parte (92%) dei pionieri ritiene che il Roi sia la principale sfida all’implementazione della tecnologia, mentre l’80% afferma che l’interoperabilità con i sistemi legacy sia una delle maggiori sfide operative. Inoltre, l’82% identifica nella sicurezza delle transazioni uno dei maggiori ostacoli all’implementazione delle loro applicazioni blockchain da parte dei partner, fattore che mina il suo status di tecnologia sicura.

“Sul mercato ci sono dei casi d’uso davvero interessanti che mostrano i benefici della blockchain per migliorare la catena di approvvigionamento. Tuttavia la blockchain non è in grado di risolvere tutte le sfide della supply chain di un’azienda”, commenta Raffaele Guerra, insurance sector director, Capgemini Business Unit Italy. “Il Roi di questa tecnologia – aggiunge – non è stato ancora quantificato e, allo stesso tempo, i modelli e i processi di business dovranno essere riprogettati per permettere l’implementazione della tecnologia. Sono necessarie partnership efficaci lungo tutta la catena di approvvigionamento al fine di creare una strategia di blockchain basata sull’ecosistema e integrata con l’utilizzo di un ampio spettro di tecnologie per garantire che possa sviluppare al massimo il suo potenziale”.

Capgemini, in un precedente report in partnership con la Swinburne University of Technology in Australia, ha scoperto che la sperimentazione della blockchain raggiungerà il picco nel 2020, visto che le aziende stanno testando ‘proof of concept’ e si stanno diversificando rispetto alle fintech. Secondo il report, la trasformazione della blockchain raggiungerà la maturazione nel 2025, con le aziende che intraprendono iniziative di trasformazione e di integrazione a livello corporate, mettendo in atto politiche per la protezione della privacy e data management.

“Le aziende si affidano alla blockchain per risolvere problemi chiave e creare nuove opportunità di business, perché si tratta di una tecnologia affidabile che garantisce credibilità nell’ambito dell’ecosistema della supply chain. Crediamo che, nel prossimo futuro, la tecnologia blockchain giocherà un ruolo fondamentale nella trasformazione digitale dei canali della supply chain per una vasta gamma di settori”, sottolinea il professore Aleks Subic, deputy vice chancellor (research and development) della Swinburne University of Technology.

Nonostante persistano delle barriere che ostacolano l’implementazione della blockchain, le aziende stanno cercando di promuovere un’adozione più ampia di questa nuova tecnologia. Un esempio è il consorzio Mobility Open Blockchain Initiative (Mobi), composto da un gruppo di aziende dei settori automotive e tecnologico che mira a far sì che le case automobilistiche assegnino identità digitali ai veicoli, in modo che le vetture e i sistemi possano interagire tra loro.

Attuali casi d’uso di settore

Il report del Capgemini Research Institute ha identificato 24 casi d’uso della blockchain, che vanno dallo scambio di diritti di emissione, alla gestione dei contratti con i fornitori, fino alla lotta alla contraffazione dei prodotti. Capgemini ha applicato questi casi d’uso ai prodotti retail, manifatturieri e ai beni di consumo, scoprendo che la blockchain può essere e viene utilizzata per tracciare la produzione, la provenienza e le giacenze di contratti, prodotti e servizi. Dal report emerge che le aziende produttrici di beni di consumo hanno un focus particolare sulla tracciabilità e sull’identificazione dei prodotti, tanto che Nestlé, Unilever e Tyson Foods stanno sperimentando la blockchain . I rivenditori al dettaglio si concentrano sui mercati digitali e sulla prevenzione della contraffazione, con aziende del calibro di Starbucks che investono sulla blockchain.

Nel dettaglio, tale tecnologia può proteggere la fornitura di prodotti alimentari, tracciando i cibi a partire dalle aziende e fino alla tavola del consumatore, così da evitare la contaminazione o il richiamo dei prodotti.

Raffaele Guerra di Capgemini ha aggiunto: “Il nostro studio evidenzia il potenziale della blockchain ma mostra anche che, attualmente, la tecnologia viene poco utilizzata su larga scala e persistono chiare barriere all’implementazione. Le aziende dovrebbero usare la nostra analisi delle organizzazioni che stanno precorrendo i tempi, per capire quanto sia fattibile per loro utilizzare questa tecnologia, rinforzando il proprio programma di blockchain e trasformando il clamore in realtà”.

Metodologia di ricerca

Capgemini Research Institute ha intervistato circa 450 aziende che stanno attualmente implementando la blockchain all’interno della propria supply chain come proof of concept, progetto pilota o su vasta scala. La ricerca ha studiato il loro approccio alla tecnologia, le applicazioni che stanno implementando e le sfide che devono affrontare per estendere le loro iniziative su larga scala. Gli intervistati provenivano dai settori dei beni di consumo, della vendita al dettaglio e dell’industria manifatturiera.

Capgemini

Società internazionale attiva nei servizi di consulenza e tecnologia e in ambito di digital transformation, Capgemini è all’avanguardia nell’innovazione per consentire ai suoi clienti di orientarsi al meglio in un mondo costantemente in evoluzione del cloud, del digitale e delle piattaforme. Forte di 50 anni di esperienza e di una profonda conoscenza degli specifici settori di mercato, Capgemini sostiene le organizzazioni nel realizzare le proprie ambizioni di business, offrendo una gamma di servizi che vanno dalla strategia alle operations. Capgemini è mossa dalla convinzione che il valore di business della tecnologia sia creato dalle e attraverso le persone.

Capgemini Research Institute

Il Capgemini Research Institute è il think-tank interno di Capgemini dedicato a tutto ciò che è digitale. L’istituto pubblica lavori di ricerca in merito all’impatto delle tecnologie digitali sulle grandi aziende tradizionali. Il team fa leva sul network mondiale di esperti Capgemini e lavora a stretto contatto con partner accademici e tecnologici. L’istituto possiede centri di ricerca dedicati in India, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Recentemente, è stato nominato il miglior istituto di ricerca al mondo per la qualità dei suoi lavori da una giuria di analisti indipendenti.

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