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Sri, le reti non brillano: per i consulenti serve più formazione

Reti · Esg · Italia

Sri, le reti non brillano: per i consulenti serve più formazione

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

20 Novembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • “Quando presentiamo le soluzioni d’investimento ai clienti utilizziamo dei tecnicismi, ma dovremmo essere più fruibili. Dovremmo fisicizzare cosa significa investire in modo sostenibile”, commenta Andrea Ragaini di Banca Generali

  • I Millennial sono i più interessati alle tematiche sostenibili, ma hanno bisogno di confrontarsi con una nuova classe di giovani consulenti

  • La quota nazionale di prodotti Sri sul totale offerto è pari al 5%

Il peso dei fondi Sri offerti dalle reti di consulenza è pari al 4%, una percentuale inferiore rispetto alla media nazionale sul totale offerto. Cosa ne pensano le reti? Un consulente più consapevole potrebbe rappresentare la chiave del successo per i prodotti sostenibili? Alcune delle risposte emerse nel corso del Salone Sri 2019

Quando si parla di prodotti Sri, il mondo delle reti di consulenza italiane non brilla. Secondo una ricerca condotta da EticaNews e presentata nella cornice del Palazzo delle Stelline di Milano in occasione del Salone Sri 2019, il peso dei fondi Sri offerti dalle reti è pari appena al 4%. Ma non solo. La percentuale si posiziona anche al di sotto della quota della media nazionale sul totale di prodotti offerti, che si aggira intorno al 5%.

“Bisogna considerare che questo dato rappresenta una percentuale sul numero dei fondi, non sulle masse – commenta Luca Giorgi, head of sales retail di BlackRock – quest’anno il sistema Italia di fondi è negativo per circa sei miliardi di raccolta ma, al suo interno, la raccolta di strumenti Esg è positiva per tre miliardi”. A prendere le difese dell’universo delle reti di consulenza concorre anche Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali: “Non siamo primi in classifica, ancora, come non lo eravamo nella crescita del private banking anni fa – sorride Ragaini – Noi abbiamo introdotto il tema della sostenibilità direttamente all’interno della nostra visione. Siamo partiti con 600 milioni di euro di prodotti Esg e oggi siamo arrivati a ben  due miliardi”.

Ma la domanda principale da porsi è: cosa significa davvero Sri e come si pongono i consulenti nei confronti di queste tematiche? Quello che emerge è che non tutti i consulenti hanno una reale consapevolezza delle tematiche sostenibili. Spesso, l’utilizzo di tecnicismi nella presentazione dei prodotti attenti alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance, finisce per generare uno stato confusionario che travolge la clientela. Dall’altra parte, l’assenza di una tassonomia a livello globale non aiuterebbe né gli operatori a fornire i messaggi giusti né i consumatori stessi a coglierli. “Dovremmo essere più fruibili – continua Ragaini – fisicizzando in modo semplice cosa significa investire in modo sostenibile. La cosa complessa è non perdere di vista il nostro business: noi allochiamo patrimoni e dobbiamo far capire al cliente perché certe soluzioni di investimento sono idonee e quali effetti possono avere sull’ambiente. L’ideale sarebbe riuscire a integrare la sostenibilità nel business”.

Per Millennial “green” servono consulenti giovani

Il tema della formazione investe anche e soprattutto le giovani generazioni di consulenti, che devono essere in grado, a loro volta, di cogliere gli interessi di una nuova classe di clientela che sempre di più si avvicina al mondo del risparmio gestito. I Millennial risultano infatti essere i più interessati alle tematiche sostenibili, ma hanno bisogno di una nuova classe di consulenti giovani che sappia comprenderne gli interessi e le esigenze. “Le reti devono supportare i consulenti giovani – spiega Gian Franco Giannini Guazzugli, responsabile area tutela e fiscale di Anasf – Noi lavoriamo molto sul passaggio generazionale, ma questi soldi andranno ai giovani, che hanno più facilità a parlarne con i loro coetanei”.

E gli asset manager?

“L’approccio principale adottato da Invesco è l’integrazione di elementi Esg all’interno dei fondi – aggiunge Maria Lombardo, european head of Esg client strategies di Invesco – Abbiamo sviluppato metodologie di applicazione dei fattori Esg che si differenziano a seconda delle asset class. Se incorporiamo anche l’integrazione, l’educazione da parte delle reti diventa ancora più importante perché è fondamentale far capire qual è lo spettro dei fattori Esg, anche non tradizionale, che sempre più si aggiungeranno nell’ambito delle valutazioni”.

Rita Annunziata
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