Perdita di biodiversità: come calcolare l’impatto delle aziende

Matilde Sperlinga
12.7.2023
Tempo di lettura: 3'
La perdita di biodiversità è ormai un rischio noto, ma misurarla è un processo ancora molto complesso e oscuro. È necessario un unico metro di misura che comprenda tutte le categorie, dalla protezione dei mari, a quella della terra, passando per quella di diverse specie. Ma come fare?

Il 55% del Prodotto interno lordo mondiale dipende dalla natura e dalla sua biodiversità, stando ai dati del World Economic Forum (Wef), dimostrando come economia e ambiente siano strettamente connessi. Siamo veramente disposti a perdere più della metà del nostro Pil nei prossimi anni? La domanda non è irrealistica, perché secondo il Wef la perdita di biodiversità rappresenta la terza minaccia più grave che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi dieci anni. Il primo passo per affrontare questa sfida è quantificare il danno, così da sapere dove e come intervenire. Ma se calcolare l’impatto che le singole aziende hanno sul cambiamento climatico è ormai abbastanza semplice, attraverso le emissioni, valutare l’impatto che le imprese hanno sulla perdita di biodiversità è ancora molto complicato.


Cercare porto sicuro tra un mare di dati

Tracciare e misurare la perdita di biodiversità è un compito molto complesso, contando anche che i dati a disposizione sono molti, spesso basati su supposizioni e talvolta discordanti. Sono tre le fonti principali che raccolgono questi dati: le organizzazioni non governative (Ong), i fornitori di dati Esg e le corporate disclosure.

L’obiettivo è ora quello di creare un unico metro di misura che unisca i dataset prodotti dalle Ong, le immagini satellitari che analizzano in tempo reale gli effetti della perdita di biodiversità, e altri fonti, per ottenere un punteggio preciso che indichi l’impronta di biodiversità di una azienda.

“Riteniamo che un approccio dal basso verso l'alto sia più utile per l'analisi e l'impegno fondamentali” spiega Jennifer Anderson, Managing Director, Co-Head of Sustainable Investment and ESG di Lazard Asset Management. “A nostro avviso, i set di dati sulla biodiversità più preziosi e rilevanti provengono da Ong che si sono concentrate sulla ricerca di un particolare aspetto della biodiversità”, continua l’esperta.


La piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes) sembra offrire una risposta. Ha infatti provato a dividere il concetto di perdita di biodiversità in cinque cause scatenanti: sfruttamento del suolo e dell’acqua, cambiamento climatico, sovra-utilizzo delle risorse, inquinamento e presenza di specie esotiche invasive.




Dalla teoria alla pratica

Analizzare i dati non è utile solo in teoria, per capire le cause che stanno dietro alla perdita di biodiversità e provare a combatterla, ma si tratta anche di un passaggio fondamentale per aiutare e indirizzare gli investitori verso una scelta di investimento più consapevole. Capire dove si trovano i rischi, ma anche le opportunità, più rilevanti dal punto di vista finanziario nei vari settori è fondamentale e, in tal senso, considerare anche l’impatto sulla biodiversità potrebbe fare la differenza.

“Ad esempio, analizzare l’accesso e l’utilizzo di acqua può avere un’importanza rilevante per le aziende dei settori alimentari, delle bevande, ma anche industriale, dei servizi pubblici e minerario. Al riguardo, abbiamo sfruttato i dati relativi all’utilizzo dell’acqua per costruire uno strumento interno: il LAM Water Analytic”, spiega Anderson.


Ciò che è chiaro, è che la perdita di biodiversità continuerà a salire nell'agenda politica e normativa, con alcune giurisdizioni che già impongono alle aziende e agli investitori di fornire informazioni. E gli investitori potrebbero aiutare in questo senso, incoraggiando il cambiamento.


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