Altro che finito: ecco come il 60/40 resiste alle tempeste finanziarie

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Nonostante la fine della più classica delle allocazioni sia stata annunciata più volte, questa continua a confermarsi una predizione prematura, dato che il portafoglio 60/40 è ancora in buona salute e continua ad offrire interessanti opportunità

Sebbene la morte sia unica ed eterna, questo non sembra essere vero nell’ambito degli investimenti. Il portafoglio 60/40, infatti, dato per spacciato ad ogni momento di difficoltà dei mercati, continua a smentire chi ne decreta anticipatamente la fine, premiando gli investitori più resilienti, ricompensati con rendimenti a due cifre dall’inizio del 2023. Secondo il Portfolio Construction and Strategy (PCS) di Janus Henderson Investors questa non è una casualità, ma il risultato di una serie di caratteristiche che rendono il più classico dei portafogli ancora un’interessante strategia. Vediamo insieme perché.

Un faro nelle tempeste finanziarie

Nonostante eventi come il conflitto in Ucraina, l’impennata dei prezzi delle materie prime, l’inasprimento dell’inflazione e le politiche monetarie restrittive, gli investitori che hanno mantenuto la rotta sono stati ricompensati con rendimenti a due cifre dall’inizio del 2023. “La storia del portafoglio bilanciato 60/40 – spiegano gli esperti della casa di gestione angloamericana – è fondata sulla costanza e sugli investimenti a lungo termine: benché non garantisca rendimenti positivi ogni anno, questo tipo di portafoglio ha infatti storicamente chiuso l’anno con profitti per circa l’80% degli anni, e questo per quasi cento anni, tra il 1928 e il 2022″. Per oltre nove decenni, il rendimento medio del portafoglio 60/40 è stato del 8,9% annuo e, allo stesso tempo, in quest’arco di tempo solo in quattro occasioni si è verificato un crollo simultaneo del mercato azionario e obbligazionario che ha comportato rendimenti negativi a quest’allocazione.

Una caduta non è la fine del mondo, lo dice la storia

Ma non è tutto. Sebbene infatti le cadute a due cifre nei portafogli 60/40 non siano un evento raro, la storia dimostra che, nella maggior parte dei casi, i mercati si sono ripresi nei 12 mesi successivi a una fase ribassista. Nel 2022, il sell-off dei mercati azionari e obbligazionari è stato ampiamente attribuito al passaggio da politiche di allentamento quantitativo a politiche restrittive. “Se nel 2022 gli investitori si fossero lasciati ammaliare dal canto delle sirene del mercato sulla fine del portafoglio 60/40 nel 2022 e avessero modificato le loro allocazioni, si sarebbero lasciati sfuggire il rimbalzo successivo”, osservano gli esperti di Janus Henderson Investors.

Chi ha il coraggio di rimanere in sella, vince

I portafogli bilanciati offrono un vantaggio unico: la capacità di generare rendimenti competitivi in mercati positivi e di mitigare il rischio nelle fasi meno felici. In periodi di inflazione estremamente alta, sia gli investimenti azionari che quelli obbligazionari tendono a soffrire. Questa sfida è stata evidente nel 2021 e nel 2022, mettendo in discussione la resilienza dei portafogli 60/40. “Guardando indietro – spiegano infatti gli esperti – constatiamo che durante periodi di inflazione alta, media e bassa, gli investitori sono comunque stati in grado di generare un rendimento reale (al netto di tasse e inflazione) di almeno il 4% annuo se hanno conservato l’investimento in un portafoglio modello 60/40 su un periodo continuativo di 10 anni (con una probabilità dell’86%)”.
La storia dimostra che una strategia 60/40 ha la capacità di generare rendimenti nel tempo, con cadute meno severe e una ripresa più veloce rispetto a un portafoglio completamente azionario o obbligazionario. “Durante la crisi finanziaria globale, il portafoglio 60/40 ha subito una caduta inferiore di un terzo rispetto a quella vissuta dallo S&P 500, e la ripresa è stata più rapida, avvenendo con 15 mesi di anticipo”, osservano gli esperti di Janus Henderson Investors.

L’inflazione persistente ed elevata è un’anomalia

Va notato che i periodi di inflazione estremamente alta sono eventi insoliti. Negli ultimi 45 anni, l’inflazione media negli Stati Uniti è stata al 3,6%, superando questo livello solo alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, principalmente a causa di eventi esterni come la rivoluzione iraniana e la crisi petrolifera mondiale. “Tuttavia, i mercati si adattano e le azioni delle banche centrali e dei policymaker indicano che il picco dell’inflazione è stato superato nella maggior parte dei mercati sviluppati nel 2022 e nel 2023”, spiegano gli esperti della casa di gestione angloamericana.

Conclusione

Il team PCS di Janus Henderson ritiene che l’esposizione a strategie di asset allocation dinamiche e gestite in modo attivo possa aiutare gli investitori a raggiungere i loro obiettivi di lungo termine. Troppo spesso – concludono gli esperti – abbiamo sentito addetti ai lavori proclamare la fine del tradizionale portafoglio ‘bilanciato’ 60/40, per poi lasciarsi riconquistare poco dopo. Riteniamo che gli investitori dovrebbero continuare a concentrarsi su un processo di asset allocation metodico e lungimirante che sia in linea con gli obiettivi, gli orizzonti temporali e il profilo di rischio dei clienti, nonché su una due diligence accurata delle esposizioni rilevanti a livello geografico, settoriale e di asset class”.

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