Mercati turbolenti? Niente paura, ci sono i fondi bilanciati

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L’attuale contesto di mercato allarma gli investitori e il pericolo è dietro l’angolo. In questi casi è importante prestare ascolto agli esperti, che sulla base dei dati e della esperienza possono adattare il portafoglio dei clienti alle esigenze del momento e aiutarli a cogliere inaspettate opportunità

Spesso quella che sembra essere la via più facile non è affatto la più sicura, e questo è ancora più vero quando si tratta di scelte finanziarie. Le performance negative registrate dai mercati durante il 2022 potrebbero spingere molti investitori a liquidare le proprie posizioni per poi rientrare quando le acque saranno più calme. Eppure questo potrebbe far perdere loro numerose opportunità: nessuno può prevedere con certezza quanto durerà il mercato orso ma tutti sappiamo che prima o poi seguirà un mercato toro. Detto ciò, il focus degli investitori dovrebbe spostarsi dal dubbio se rimanere investiti o meno a come rimanere investiti correttamente. Ne parliamo con Matthew Bullock e il team di Portafoglio Construction & Strategy (PCS) di Janus Henderson Italia.

Un primo passo: guardare ai dati

Guardando alla volatilità dei primi due quadrimestri del 2022, parlare di ‘shock’ suona probabilmente un po’ eufemistico. Ma secondo Bullock bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno: “sebbene le serie di dati storici relativi ai mercati azionari faccia presupporre che il peggio non sia ancora passato, ci dicono anche che, storicamente, gli investitori che non hanno liquidato le proprie posizioni hanno sperimentato più rialzi che ribassi nel lungo periodo. Dal 1972, infatti, ogni volta che l’indice mondiale MSCI ha perso più del 20% del suo valore, ha registrato nel corso dei successivi 12 mesi un rendimento positivo dell’11,6%. Ma non è tutto: entro quattro anni si è di regola assistito a una piena ripresa, con un rendimento cumulativo del 27,7%”.

Considerando il contesto attuale, le azioni sono entrate in territorio negativo a causa dell’aumento dell’inflazione globale, del conflitto geopolitico e delle banche centrali, che hanno optato per una politica di quantitative tightening (QT). L’intensità con le quali quest’ultime sono state implementate ha però comportato un tonfo anche per i rendimenti del reddito fisso. Anche in questo caso, precisa il gestore, è possibile vedere un lato positivo, in quanto “la turbolenza vissuta dai mercati quest’anno ha creato un punto di ingresso interessante per tanti investitori: questo è il momento giusto per essere lungimiranti, pazienti e opportunisti. Sebbene infatti nessuno possa prevedere quando si toccherà il fondo si può certamente affermare per certo che “dopo ogni mercato orso c’è un mercato toro, è solo questione di tempo”.

Durante il corso di quest’anno abbiamo più volte ribadito la necessità di tenere dritta la rotta durante i periodi di volatilità del mercato e di mantenere un portafoglio diversificato anche quando si è tentati di soccombere alla paura”. Per gli investitori a medio e lungo termine, quindi, la domanda non dovrebbe essere tanto se rimanere investiti, ma come farlo.

Portafogli bilanciati: 3 possibili strategie

Per superare le difficoltà dell’attuale contesto di mercato, gli esperti del Portfolio Construction and Strategy (PCS) Team di Janus Henderson hanno messo a punto delle strategie di allocazione orientante verso portafogli bilanciati, utili ad attraversare le turbolenze della volatilità e a evitare la tentazione del market timing. Tali portafogli comprendono una vasta e diversificata combinazione di gestioni che possono essere utilizzate principalmente in tre differenti modalità, ciascuna con un suo relativo profilo di rischio.

“In primo luogo – spiega Bullock – si può esternalizzare l’intero portafoglio combinando le gestioni di strumenti diversi per ridurre il loro rischio idiosincratico, legato cioè alla specifica natura di una data asset class. In secondo luogo e in maniera contro intuitiva, si possono costruire portafogli con una maggiore correlazione e mantenendo l’impianto 60/40 (ossia la percentuale di strumenti rispettivamente investita in azionario e obbligazionario), facendo attenzione alle esposizioni high core (quelle sul fondo principale che costituisce la maggiore partecipazione del portafoglio) e low satellite (quelle in fondi più piccoli che integrano il principale)”. Attenzione alla scelta dei sottostanti, che devono presentare solide capacità di generare rendimenti anche a prescindere dagli andamenti del mercato, precisa il gestore. Infine, “si può ricorrere a una sovrapposizione tattica, evitando gestioni totalmente “statiche” o “dinamiche” per concentrarsi invece su una selezione di asset più “flessibile” (i.e. liquido)”.

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