Bond, cosa monitorare per capire dove andrà il mercato

Secondo Janus Henderson Investors è improbabile che il rallentamento del Pil interrompa il nuovo corso restrittivo della Fed: ma i tassi potrebbero comunque salire meno del previsto

In quale direzione si muoveranno i mercati obbligazionari nei prossimi mesi, durante i quali tutta l’attenzione sarà focalizzata sull’equilibrio fra tassi d’interesse, inflazione e crescita? I tre elementi tendono a influenzarsi a vicenda, ma solo il primo può essere deciso “politicamente”. Se questa fosse una fiaba, il lieto fine suonerebbe più o meno così: l’inflazione si è abbassata senza alcuna recessione, avendo alzato i tassi d’interesse nella quantità e nei tempi ideali. Purtroppo, è un esito difficile da ottenere nel mondo reale con cui devono fare i conti sia gli Stati Uniti sia l’Eurozona (benché i primi siano più avanti nel processo di uscita dalla politica monetaria accomodante). 

L’aumento dell’inflazione e la prospettiva di forti aumenti dei tassi d’interesse hanno già provocato nei mesi scorsi una delle più gravi fasi di debolezza per il mercato delle obbligazioni, il cui prezzo è inversamente correlato all’andamento dei rendimenti. Quanto osservato nei mesi scorsi si è tradotto anche in mutui più cari (com’è possibile osservare nel grafico) e in spread creditizi più elevati – il cui effetto è quello di rendere più costoso l’indebitamento per le imprese, scoraggiando gli investimenti.

Quanto descritto finora potrebbe essere il preludio, ed è quello che temono in molti, di una recessione nei prossimi mesi o nel 2023. Se le probabilità di questo scenario dovessero aumentare, come reagiranno le banche centrali? Continueranno il percorso della stretta monetaria o lo rallenteranno? È dalla risposta a queste domande che dipende l’andamento, di qui in avanti, dell’asset class obbligazionaria – che beneficerebbe di condizioni monetarie meno severe rispetto a quelle attualmente messe in conto dal mercato. 

Su questo interrogativo strategico Jim Cielinski, Responsabile globale del reddito fisso di Janus Henderson Investors, sembra avere le idee chiare: “Nei prossimi mesi la Fed potrà difficilmente effettuare un’altra inversione a ‘U’ senza perdere credibilità”, ha affermato, “la Fed non può deviare dal percorso attuale finché non avrà raggiunto un punto di snodo, ad esempio quando scatteranno i campanelli d’allarme sulla solidità della crescita”. 

Entro la fine dell’anno Cielinski si aspetta di osservare “un calo degli indici dei responsabili degli acquisti, una flessione delle vendite al dettaglio e revisioni degli utili al ribasso… perché le aziende rallentano la costituzione delle scorte, la “tassa” sull’inflazione inizia a pesare sulle spese dei consumatori e i margini di profitto delle aziende subiscono l’impatto di un aumento dei costi di produzione sempre più difficile da trasferire”. Per il momento però non è qualcosa che le banche centrali sembrano temere: “Si tratta dello scenario di domani e le banche centrali oggi concentrano tutta la loro attenzione sull’inflazione. La crescita dovrà invertire significativamente la tendenza per suggerire una loro ritirata”, dal terreno dei rialzi dei tassi. 

Quando l’economia rallenta o, peggio, finisce in recessione il mercato obbligazionario rischia di essere fortemente influenzato dall’aumento dei default societari. Non è qualcosa di cui Janus Henderson Investors sembra preoccuparsi nello scenario attuale in quanto, “alla luce dei fondamentali solidi, i tassi di default dovrebbero rimanere bassi”.
“Riteniamo che gli investitori debbano prepararsi a uno shock di crescita, in quanto la combinazione di pressioni legate all’inasprimento delle condizioni monetarie e della “tassa” sull’inflazione rallenterà l’attività economica”, ha concluso Cielinski, “le banche centrali avranno difficoltà ad abbandonare il percorso di stretta a breve termine”, ma “dubitiamo che si arriverà ai tassi suggeriti dai prezzi di mercato”. Attualmente la Fed ritiene che il tasso neutrale, quello che non stimola né ostacola l’economia Usa si attesta al 2,4% (attualmente si trova nella forchetta 0,75-1%). 

In estrema sintesi, secondo Janus Henderson Investors entro fine anno l’economia americana rallenterà, senza arrivare alla recessione, ma abbastanza per ridurre sensibilmente le attese del mercato sull’andamento dei tassi. Considerando che i bilanci delle imprese dovrebbero reggere largamente alla nuova fase di indebolimento economico, ci possono essere buoni spazi per l’obbligazionario di qui in avanti.

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