Bce, bond, euro: cosa aspettarsi se Eurozona andrà in recessione

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Nonostante alcuni segnali positivi, la recessione appare comunque alle porte in Europa. Vediamo perché con T. Rowe Price e quali i possibili risvolti per titoli di Stato e valute

Il nuovo anno si è aperto con alcuni segnali di ottimismo per l’Eurozona, in particolare quelli dal fronte energetico. Il prezzo del gas TTF, benchmark di riferimento per il gas in Europa, è sceso ai nuovi minimi dallo scoppio della guerra in Ucraina, dando seguito al calo di circa il 47% evidenziato nel solo mese di dicembre.

La Banca Centrale Europea (Bce), che nella seconda parte del 2022 ha aumentato con vigore il livello dei tassi per contrastare l’inflazione, mantiene una view abbastanza positiva e si aspetta quest’anno una crescita economica dello 0,5%. Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, immagina una realtà un po’ diversa, non di crescita, bensì di rallentamento, con una contrazione intorno all’1% del Pil dell’area euro.

È innegabile che l’ultimo trimestre del 2022 non sia stato del tutto negativo, infatti vari settori hanno iniziato a riprendersi:

  • la catena di approvvigionamento ha iniziato nuovamente a muoversi ad un ritmo forte e costante, tornando in salute molto più velocemente di quanto non fosse stato preventivato;
  • i prezzi dell’energia si sono abbassati e questo ha dato una forte spinta al livello di fiducia dei consumatori e delle imprese;
  • la domanda interna è cresciuta, fattore che ha aiutato a compensare l’impatto negativo causato dalla debolezza delle esportazioni. 

Tuttavia i giochi, secondo Wieladek, sono appena iniziati. La forza che la domanda interna ha appena riguadagnato sarà solo temporanea e l’indipendenza energetica rimane un problema reale per il lungo termine.

“Gli shock che hanno attraversato l’Eurozona durante il 2022 avrebbero potuto essere sufficienti per scatenare una lieve recessione tecnica, ma a questi vanno aggiunte anche alcune importanti conseguenze per la domanda”. L’aumento dei costi energetici e la mancanza di alcuni servizi hanno portato l’inflazione alle stelle e gli stipendi non sono riusciti a tenere questo ritmo, portando ad un declino dei consumi. Allo stesso tempo, in riposta all’alta inflazione, la Bce ha iniziato ad alzare i tassi e sembra intenzionata a continuare su questa strada nei prossimi mesi.

Insomma, la strada appare ancora decisamente in salita. “La situazione monetaria nell’Eurozona sta andando incontro ad un rapido inasprimento ed è probabile che il Pmi manifatturiero europeo continuerà a scendere per almeno i prossimi sei mesi”, suggerisce Wieladek. A questo va anche aggiunto il fatto che gli Stati Uniti, uno dei principali partner commerciali per l’Eurozona, sono entrati in recessione tecnica a luglio. Da monitorare anche le possibili ricadute negative di breve termine della recente riapertura in Cina. L’insieme di tutti questi aspetti negativi esterni rischia di aggiungersi alla debolezza della domanda interna in Eurozona.

Cosa possiamo quindi aspettarci? “Nei prossimi mesi immagino che il rendimento del Bund a 10 anni si alzerà, in risposta all’aumento dei tassi a due anni, causati dalla stretta della Bce – è la previsione di Wieladek – . Successivamente il mercato potrebbe iniziare a prezzare futuri tagli dei tassi in risposta alla debolezza economica. Sull’obbligazionario questo si tradurrà in cali dei rendimenti dei titoli tedeschi a due anni così come quelli a dieci anni, ma, questi ultimi, in modo meno marcato. Il risultato sarà un irripidimento della curva dei rendimenti e in questo scenario l’euro andrà a indebolirsi rispetto al dollaro” alla luce di un’economia più debole e delle aspettative di un futuro allentamento monetario della Bce.

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