Azionario tech, la parola d’ordine è pazienza

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Nel comparto tecnologico la pazienza è la miglior virtù. Gli esperti di Janus Henderson Investors spiegano perché per i titoli tech conviene adottare un’ottica di lungo periodo

Nonostante le sofferenze vissute nel corso del 2022, i trend secolari del settore tecnologico continuano a sorridere agli investitori azionari di lungo periodo. Sebbene a fine novembre 2022 l’indice azionario Nasdaq 100 abbia registrato il -28,29% su base annua, la volatilità delle azioni e la successiva contrazione delle loro valutazioni offrono l’opportunità di acquistare titoli in passato più costosi e oggi ben posizionati per beneficiare della digitalizzazione dell’economia globale. “Le aziende più resilienti – spiega Denny Fish, portfolio manager e analista di Janus Henderson Investors -dovrebbero non solo essere in grado di meglio sopportare un contesto economico indebolito rispetto ai loro competitor più fragili ma anche di emergere in una posizione competitiva ancora più forte”. Vediamo insieme perché.

Fermarsi a volta è fisiologico

Negli ultimi anni – spiega Fish – il settore tecnologico ha beneficiato di una combinazione di circostanze positive che ha spinto le valutazioni di lungo periodo dei suoi titoli ben oltre le normali aspettative”. In primo luogo, il comparto tecnologico è stato favorito da condizioni operative vantaggiose, in particolare da anni di tassi d’interesse bassi. In secondo luogo, il settore ha beneficiato di una robusta domanda di investimenti spinta dai trend tecnologici di lungo periodo come quello della digitalizzazione, rivelatosi particolarmente performante a seguito della pandemia (basti pensare ai settori della videocomunicazione, dello streaming, dell’e-commerce, etc.).

Tale contesto è mutato con l’attuazione da parte della Federal Reserve di una stretta monetaria, iniziata lo scorso marzo per arrestare la crescita dell’inflazione. Il rialzo dei tassi ha comportato una riduzione del valore attuale dei cash flow futuri delle società tech, che a sua volta ha influenzato negativamente il prezzo delle loro azioni.
Ma questo non equivale a mettere una croce sopra il settore tech. “Sebbene gli stimoli legati a tassi bassi e a una domanda sostenuta si siano arrestati, continuano a perdurare i driver di lungo periodo legati all’intelligenza artificiale, al cloud, all’internet of things (IoT) e della connettività 5G”. Questi, fattori, infatti, influenzano il valore delle azioni tech e “offrono il potenziale per una crescita composta degli utili nel lungo periodo, dal momento che le risorse allocate nel settore tecnologico coprono una quota sempre maggiore dell’economia globale”.

Le opportunità dei titoli ciclici…

Evidenziare le prospettive di lungo periodo non significa però nemmeno passare all’acquisto affrettato di tutte le azioni di un dato indice tech come il Nadaq 100 o l’S&P 500 IT. Secondo Fish, infatti, occorre distinguere tra titoli a crescita ciclica (che seguono cioè le dinamiche dei cicli economici) e titoli a crescita secolare (che invece le trascendono). Per quanto concerne i primi, infatti, sebbene le azioni di questa categoria saranno ancora soggette al rallentamento dell’economia la prospettiva di ulteriori riduzioni del valore del titolo non deve spaventare gli investitori. Il gestore porta come esempio il segmento dei semiconduttori: il mercato dei chip, infatti, ha subito una notevole contrazione, ma fintanto che tali componenti continueranno a essere essenziali per l’industria la crescita economica futura rappresenterà uno stimolo potente per questo settore. “Il segmento dei chip stava già presentando andamenti negativi nei mesi antecedenti l’attuale ciclo economico: questo significa che quanto perduto potrebbe essere rapidamente recuperato se l’attuale rallentamento dovesse essere di breve durata”.
Discorso analogo per le aziende che si occupano di cloud e software, che possono contare sulla resilienza dei loro modelli di business, basati sull’abbonamento. Non solo: dinnanzi al rialzo dei costi, la domanda di soluzioni tecnologiche da parte delle aziende per alleggerire la pressione sui ricavi continuerà a essere sostenuta anche in caso di recessione. Attenzione invece a quelle aziende che hanno espanso in maniera notevole la propria attività durante la pandemia le quali interpretando in maniera errata un’anomalia per un nuovo status quo, come successo ad esempio nel settore della pubblicità digitale.

…e di quelli secolari

Discorso diverso invece per le aziende tecnologiche a crescita secolare. “A nostro avviso – commenta Fish – questi ultime dovrebbero essere meno vulnerabili agli effetti di un’economia indebolita. Infatti, come testimoniano i periodi di crescita lenta occorsi negli ultimi dieci anni, questi titoli possono beneficiare di un’economia tiepida: gli investitori, infatti, cercano in tali situazioni imprese meno note ma capaci di accrescere i guadagni in modo coerente”. Allo stesso tempo, con il rallentamento dell’economia globale, “le aziende tecnologiche presentano già performance finanziarie di diverso tipo”. I titoli di qualità superiore – sia quelli a crescita secolare che quelli a crescita ciclica – hanno continuato a fornire solide performance finanziarie.

In conclusione

Dietro il nostro cauto ottimismo c’è la correlazione di forze rappresentate dalla volatilità dei mercati e dalla contrazione delle valutazioni azionarie. Ci aspettiamo una persistenza di queste ultime, in quanto il mercato continua a praticare prezzi più elevati in un periodo di recessione economica”. Sebbene il rallentamento degli investimenti e dei consumi rappresentino un rischio concreto, “siamo convinti che si stia avvicinando un momento di potenziali opportunità per gli investitori di lungo periodo del settore tecnologico” conclude Fish.

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