Inflazione in rientro, tassi ancora centrali e focus su private market ed economia reale: la Cassa Dottori Commercialisti (Cdc) affronta il 2026 con un approccio prudente ma selettivo. Il presidente Ferdinando Boccia traccia le linee guida del nuovo anno.
Boccia, nel 2026 quali scenari macro ritenete più rilevanti e come si riflettono nel portafoglio?
Per il 2026, il contesto macroeconomico si caratterizza per inflazione in progressiva stabilizzazione, tassi d’interesse condizionati dalle politiche monetarie e crescita moderata, in un quadro geopolitico complesso.
La gestione del portafoglio segue una logica Asset liability management (Alm)-driven, privilegiando attivi coerenti con la struttura delle passività e un posizionamento tattico lungo la curva dei rendimenti, bilanciando scadenze brevi e lunghe.
Una componente obbligazionaria solida affiancata da asset diversificanti consente di costruire un portafoglio capace di assorbire la volatilità ciclica e resiliente nel medio-lungo periodo.
In ottica di asset allocation, quali sono oggi le priorità nella costruzione del portafoglio previdenziale di lungo periodo?
La priorità è costruire un portafoglio robusto su scenari differenti, adottando un approccio prudenziale per minimizzare le perdite, senza rinunciare ad un adeguato rendimento. Ciò implica una maggiore selettività sugli attivi rischiosi e un forte presidio, affinché ogni scelta allocativa sia coerente con la tutela degli iscritti.
La selezione degli investimenti si basa su un modello equo e trasparente, supportato da un portale online, un database interno e la mappatura del mercato di advisor esterni, garantendo ampiezza, diversificazione e trasparenza.
Che ruolo e peso attribuite oggi ai private market all’interno dell’asset allocation complessiva?
I private market hanno un ruolo strutturale nell’asset allocation con un’esposizione significativa sia a livello domestico che internazionale.
Dopo oltre 10 anni di investimenti nei mercati privati, il portafoglio ha un livello di maturità per cui le distribuzioni generate sono reinvestite per mantenere l’allineamento al benchmark strategico e garantire un’esposizione solida lungo il ciclo di mercato.
Gli investimenti in private market sono pluriennali in linea con l’obiettivo di sostenibilità di lungo periodo del patrimonio e presentano un profilo di complementarità e diversificazione dagli strumenti tradizionali. Nel 2025 sono stati impegnati complessivamente oltre 200 milioni di euro, con attenzione anche al mercato domestico.
A fine anno, gli impegni complessivi per l’Italia superano i 300 milioni, includendo il real estate oltre un miliardo.
Qual è la vostra visione sugli investimenti nell’economia reale?
Abbiamo adottato un approccio strutturato alla gestione degli investimenti in Italia che ci consente di rivolgere particolare attenzione al mercato domestico per sostenere il sistema-Paese.
Al 30 giugno 2025, circa il 37,4% del patrimonio della Cassa, pari a 5,1 miliardi, è investito in Italia: 4,2 miliardi in investimenti mobiliari ed economia reale e 890 milioni in immobili. Così è stata avviata l’iniziativa “Sviluppo Italia 2026”, finalizzata a individuare opportunità di investimento in Oicr dedicati a Pmi italiane quotate.
Poi sono seguite altre due iniziative: la prima in Fia rivolta a imprese italiane ed estere attive nella transizione digitale e tecnologica, la seconda in Fia di progetti immobiliari o infrastrutturali in social e healthcare infrastructure. L’obiettivo è promuovere investimenti a impatto economico reale e allocare ulteriori risorse in Italia.
(Articolo tratto dal magazine n. 88 di marzo 26 di We Wealth)
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