Tutela e protezione dei beni culturali, stretta sui reati

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Con la riforma dei reati contro il patrimonio culturale approvata dalla Camera all’inizio di marzo diventano più pesanti le pene per le contraffazioni di opere d’arte e per le esportazioni di beni culturali. I reati vengono raggruppati ora nel codice penale e sono introdotte nuove condotte punibili. La riforma si ispira ai valori della nostra Costituzione e alle iniziative intraprese a livello internazionale in materia

In data 3 marzo 2022 è stata approvata in via definitiva dalla Camera la legge di riforma dei reati contro il patrimonio culturale. La riforma voluta fortemente dal Ministro Franceschini e dal Ministro Orlando per la tutela e la protezione dei beni culturali punisce, con pene più severe rispetto a quelle previste per i corrispondenti delitti semplici, il furto, l’appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e l’autoriciclaggio e il danneggiamento che abbiano ad oggetto beni culturali.
Vengono inoltre punite le condotte di illecito impiego, di importazione ed esportazione di beni culturali e la contraffazione di opere d’arte. La riforma prevede un’aggravante da applicare a qualsiasi reato che, avendo ad oggetto beni culturali o paesaggistici, provochi un danno di rilevante gravità. Viene inoltre consentita la possibilità per gli ufficiali di polizia giudiziaria degli organismi specializzati nel settore dei beni culturali di svolgere attività sotto copertura per contrastare il traffico illecito delle opere d’arte. Vengono quindi abrogati i reati sino ad ora previsti dal codice dei beni culturali ora trasferiti nel codice penale in un nuovo titolo insieme a nuove condotte punibili.

Tra i nuovi reati introdotti dalla riforma troviamo la falsificazione in scrittura privata relativa a beni culturali che punisce colui che forma una scrittura privata falsa o altera, sopprime o occulta una scrittura vera in relazione a beni culturali mobili, al fine di farne apparire lecita la provenienza. In questo caso viene prevista la reclusione da 1 a 4 anni. Altro nuovo reato introdotto è l’appropriazione indebita di beni culturali che va a punire chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di un bene culturale altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. La pena prevista in questo caso è la reclusione da 1 a 4 anni con la multa da 516 a 1.500 euro.

Tutela e protezione dei beni culturali, stretta sui reati

Tutela e protezione dei beni culturali: una delle ferite mai sanate nella storia italiana e mondiale dei reati d’arte, ovvero la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi (1600; olio su tela, 268×197 cm), misteriosamente scomparsa dall’Oratorio di San Lorenzo in Palermo nella notte fra il 18 e il 19 ottobre 1969

Secondo il nucleo tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri i principali reati commessi in Italia a danno dei beni culturali e delle opere d’arte sono i furti, la ricettazione, la truffa, l’impossessamento dei beni culturali, le contraffazioni d’opera d’arte e l’esportazione illecita di beni culturali. La riforma ora appesantisce le pene nei confronti di questi reati più diffusi. Ad esempio, la pena per il reato di contraffazione di opera d’arte, contestabile a chi per trarre profitto contraffà, altera o riproduce, commercializza o autentica o accredita come vere opere false di pittura, scultura, grafica, antichità o beni di interesse storico o archeologico ora è punita con la reclusione da 1 a 5 anni e con la multa da 3.000 a 10.000 euro (prima reclusione da tre mesi a 4 anni con multa da 103 a 3.099 euro). L’uscita o esportazione illecita di beni culturali, senza attestato di libera circolazione o licenza di libera esportazione, viene ora punita con la reclusione da 2 a 8 anni e con la multa fino a 80 mila euro (prima reclusione da 1 a 4 anni o multa da 258 euro a 5.165 euro).

 

La nuova legge modifica, inoltre, la normativa sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (D.Lgs. 231 del 2001) andando a includere, tra i reati presupposto, anche i delitti contro il patrimonio culturale sempre che tali reati siano commessi nell’interesse o a vantaggio della società o dell’ente.

L’esigenza di un intervento normativo organico e sistematico per la tutela e la protezione dei beni culturali è stata resa improrogabile non solo dalle rilevanti criticità emerse fino a oggi nell’applicazione del vecchio impianto normativo, altamente frammentato e in molti casi non specifico sui beni culturali, ma anche dalla necessità adeguare i reati rispetto al sistema di valori delineato dalla nostra Costituzione, in base alla quale, alla tutela penale del patrimonio culturale deve essere assegnato un rilievo preminente e differenziato nell’ambito dell’ordinamento giuridico rispetto alla mera difesa del diritto all’integrità del patrimonio individuale. Il tema della repressione dei reati posti in essere a danno del patrimonio culturale ha trovato, peraltro, una sua significativa rappresentazione anche in ambito internazionale con l’adozione delle prime Linee Guida internazionali per la lotta al traffico dei beni culturali.

Nel riformare i reati contro il patrimonio culturale il legislatore ha inoltre tenuto conto degli obblighi assunti dal nostro ordinamento all’atto della firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulle infrazioni relative ai beni culturali, firmata a Nicosia il 19 maggio 2017, il cui disegno di legge è stato approvato definitivamente dalla Camera lo scorso 12 gennaio 2022 e che sarà in vigore dal 1° aprile 2022.

Il nuovo impianto dei reati penali contro il patrimonio artistico entrerà in vigore con la pubblicazione della legge nella gazzetta ufficiale che è attesa a breve.

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di Alessandro Montinari

Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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