I vigneti alla sfida del cambiamento climatico, e non solo.
Non è un buon periodo per i rendimenti dei vini da collezione. L’indice Liv-ex Fine Wine 100 per il 2025 segna -2,5%, valore che porta le perdite complessive degli ultimi tre anni (dal picco del 2022) al 24,7%. A patire, sono stati soprattutto i vini meno liquidi — difficili da convertire rapidamente in denaro senza perdite rilevanti — tra cui Champagne e Borgogna. I dazi hanno poi messo il carico da 90: la domanda Usa, un tempo dominante nei vini pregiati, si è dimezzata in valore. Ma il quadro è ben più complesso. Per almeno cinque ragioni, che l’ultimo Wealth Report di Knight Frank ha individuato.
Cambiamento climatico e vigneti
ll cambiamento climatico sta avendo e avrà – ovunque – un profondo impatto sulla produttività delle aree vitivinicole. Già nel 2035, molte zone saranno inadatte alla coltivazione della vite; ma in altre sorgeranno opportunità prima assenti, mentre in altre ancora si richiederanno strutturali interventi di adattamento. Territori in Europa prima troppo freddi per la produzione di vino, come certe aree della Germania (Mosella e Rheingau) o addirittura l’Inghilterra, oggi sono adatte alla coltivazione della vite. Allo stesso modo, nuove opportunità si schiudono in Francia (Valle della Loira e Limoux), e in Italia (Alto Adige e il Friuli). Altrove, fanno capolino: le pendici delle Ande in Cile, la Tasmania, le regioni di Central Otago e Marlborough in Nuova Zelanda, la Willamette Valley in Oregon (Usa). Le uve coltivate in condizioni più fresche producono vini più leggeri.
Nuovi gusti
È come se il mutamento del clima stesse compiacendo i nuovi gusti emergenti, che vini meno pesanti a discapito dei vini ricchi e alcolici dei climi più caldi. I più giovani amano vini freschi – non necessariamente bianchi – varietà nuove e profili aromatici accessibili. La crescita della popolarità del rosé ne è un esempio. Stanno guadagnando a tal proposito importanza alcune aree europee un tempo considerate marginali come Vinho Verde e Bairrada in Portogallo (per la freschezza salina; foto apertura: Portogallo, vigneti nella valle del fiume Douro) o Friuli e Alto Adige (per i bianchi freschi e i rossi alpini). Il Riesling tedesco, naturalmente meno alcolico, unisce precisione aromatica e versatilità gastronomica, mentre i bianchi inglesi fermi, con la loro tipica acidità vivace, stanno guadagnando credibilità. Fra i vini che riscuotono più successo, Grüner Veltliner, Albariño e Viognier.

Regno Unito, Croft, Herefordshire
Qualità batte quantità
Il nuovo mantra del settore vinicolo è “qualità, più che quantità”. Il report la denomina ‘tendenza alla premiumizzazione’ (o ‘elevazione’ che dir si voglia). Se è vero che a livello globale il consumo di vino sta diminuendo, è anche vero che i consumatori scelgono sempre più vini di alta qualità, artigianali e legati al territorio, e i segmenti premium crescono più rapidamente in valore che in volume. Il settore resta altamente competitivo: i vigneti con una storia sono meglio posizionati commercialmente; non solo Champagne e Bordeaux, ma anche Willamette Valley in Oregon, mentre le australiane valli di Barossa ed Eden, che producono alcuni dei vini-icona a livello mondiale.
In Asia, ad esempio, gli acquirenti si stanno allontanando dalle annate meno pregiate e dalle seconde etichette dei grandi nomi, preferendo vini capaci di offrire una migliore esperienza di consumo. Anche la crescente diffusione di cantine domestiche – a vista – nelle abitazioni di pregio sta influenzando le scelte dei collezionisti: il numero di bottiglie scambiate è aumentato del 39% dal 2015; i formati magnum sono cresciuti del 143% e quelli ancora più grandi del 66%. La ricerca di un buon rapporto qualità-prezzo resta centrale, anche in caso di debolezza economica.
Sostenibilità e vigneti al tempo del cambiamento climatico
Il consumo etico è oggi una motivazione d’acquisto sempre più rilevante: i consumatori scelgono vini biologici, biodinamici, a basso impatto o a emissioni ridotte. La sostenibilità – reale – sta diventando sempre più imprescindibile, anche nel canale horeca. Tra le regioni del mondo che meglio performano in tal senso si annoverano la Cape South Coast in Sudafrica, con i suoi vigneti storici e le connesse iniziative comunitarie, le regioni cilene di Itata, Limarí e Biobío, che favoriscono una viticoltura a basso impatto, e la Nuova Zelanda. In Europa, Alsazia e Linguadoca-Rossiglione registrano una crescente adozione di pratiche biologiche e biodinamiche.

Sudafrica, vigneti a Stellenbosch
Esperienza
Il consumo esperienziale sta evolvendo oltre la semplice visita in cantina. Le esperienze personalizzate di elevato profilo stanno sostituendo il consumo abituale, con vantaggi tanto per l’imprenditoria che per la clientela: le vendite dirette in cantina garantiscono infatti margini più elevati rispetto ai canali tradizionali, mentre i clienti, se ben soddisfatti, possono trasformarsi in veri e propri ‘ambassador’ delle strutture che li ospitano. È questa la combinazione vincente, per chi investe nel settore del turismo enologico. Riferimento globale per l’ospitalità vinicola e il lusso legato allo stile di vita resta la Napa Valley in California, ma anche Provenza, Toscana e Stellenbosch vantano una lunga tradizione in questo ambito. Fra le nuove destinazioni emergono Uco Valley (Mendoza, Argentina) e Georgia.
Bonus
Ma quanta superficie di terreni vitati è possibile acquistare con 1 milione di dollari? Se l’obiettivo è il volume produttivo, vincono Australia e Sudafrica: con 1 milione di dollari si comprano fra i 16 e i 18 ettari. Ci sono poi Regno Unito e Nuova Zelanda, con circa 8-9 ettari.
Passando agli Stati Uniti e ai vigneti più prestigiosi di Italia e Francia, la superficie acquistabile si riduce, ma la produzione vale di più. In Napa Valley, Toscana e Borgogna, con 1 milione di dollari si acquista circa un ettaro di vigneto. In Borgogna poi, se in alcune aree della Côte de Nuits si può ancora acquistare un ettaro, nei rari appezzamenti classificati come ‘Grand Cru’ con lo stesso importo si arriva ad acquistare appena a 0,02 ettari, ossia circa 200 metri quadrati, equivalenti a un lotto di circa 14 per 14 metri quadri. Le transazioni in queste aree sono estremamente rare. Ma di recente – riporta l’indagine – un vigneto Grand Cru bianco di 0,25 ettari (2500 mq) è stato venduto per quasi 18 milioni di dollari (70 milioni per ettaro).
Articolo apparso su We Wealth Magazine del giugno 2026. Abbonamenti qui.

