Misurare la sostenibilità della cultura: da Matera a Parma

Teresa Scarale
Teresa Scarale
3.1.2022
Tempo di lettura: 3'
“La cultura genera posti di lavoro, sviluppo economico, indotto nel territorio di riferimento. Promuove la diversità e l'inclusione. Oggi più che mai ci si sta rendendo conto del suo potenziale, anche a livello di sviluppo sostenibile”. L'intervista a Roberta Ghilardi, Sustainability Senior Consultant di Deloitte & Touche Spa e membro della Service Line Offering Art & Finance di Deloitte Private
Siamo nel momento storico dell'allineamento fra cultura e sostenibilità. E non è retorica “pandemica”: era infatti il 2019 quando l'Unesco pubblicava i suoi indicatori culturali (The Culture|2030 Indicators) per il raggiungimento della sostenibilità secondo l'agenda Onu 2030 dello sviluppo sostenibile, princìpi trasversali ai 17 Sdgs delle Nazioni Unite. Sancire l'importanza strategico-economica della cultura è stato inoltre l'esito del G20 Cultura di Roma, il 29 e 30 luglio 2021.
Il pnrr dal canto suo, insieme con il piano strategico del fondo complementare, stanzia 6,7 miliardi per le tematiche artistico-culturali, nell'ambito della prima missione. E l'art bonus sta registrando un sostanzioso successo (700 raccolte per oltre 90 milioni di erogazioni ricevute nel 2020). “La cultura genera posti di lavoro, sviluppo economico, indotto. Promuove la diversità e l'inclusione”, a parlare è Roberta Ghilardi, senior consultant, Sustainability Services Deloitte & Touche Spa.

Misurare la sostenibilità della cultura: da Matera a Parma
Tutti gli indicatori di sostenibilità in cui entra la cultura. Fonte: Onu

Un potenziale che va misurato secondo principi il più possibile oggettivi e uniformi, utili a sviluppare strategie di indirizzo dei fondi e degli investimenti. Anche perché, nella gestione economica, gli elementi esg hanno l'effetto di un moltiplicatore: quando attivati, mettono in moto altre leve (se mitigo gli impatti ambientali di un'organizzazione, ho minori emissioni di gas serra e miglioro la qualità dell'aria e della vita sul territorio).

sostenibilità della cultura
Fonte: Governo italiano

“In Deloitte abbiamo elaborato un modello di misurazione dell'impatto economico-sociale delle politiche culturali, prendendo spunto dalla rendicontazione non finanziaria delle organizzazioni for profit e altri framework, tra cui i Culture|2030 Indicators dell'Unesco”.

Modello finalizzato e prontamente messo in pratica per il programma Parma Capitale della Cultura italiana 2020+21, rivelatosi un eccezionale banco di prova per la sinergia fra pubblico, privato e nonprofit.

Il dialogo fra la società di consulenza e gli enti preposti alla gestione del programma è stato continuo: “abbiamo esaminato insieme le possibili metodologie di lavoro e analisi, definito i temi rilevanti che dovevano essere oggetto di monitoraggio, identificato gli stakeholder, condiviso con loro le informazioni necessarie per la misurazione degli impatti generati. Grazie a un percorso formativo seminariale abbiamo spiegato agli attori coinvolti come avrebbero dovuto restituirci le informazioni, elaborato checklist e schede di raccolta dati poi fornite ai responsabili delle progettualità”.

In che modo è stato possibile classificare i risultati del lavoro? “Ci siamo ispirati ai gri, ossia gli standard della global reporting initiative per la rendicontazione delle informazioni di carattere non finanziario, al framework dell'Unesco, nonché ai principi delle linee guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del Terzo Settore. Abbiamo anche esaminato la rendicontazione pubblicata per eventi passati, come Matera Capitale della Cultura 2019 ed Expo 2015”.

E oggi, grazie a questo lavoro meticoloso, il modello operativo su Parma è replicabile. “È una progettualità distintiva”, conferma Valeria Brambilla, socia responsabile dell'ufficio di Parma e presidente del consiglio di amministrazione di Deloitte & Touche Spa. “Altamente innovativa sia nel suo disegno che nella sua applicazione. Ed è stata possibile grazie a un gioco di squadra che auspichiamo possa essere replicabile. Nell'adesione al framework di monitoraggio scelto abbiamo osservato una forte collaborazione e commitment fra il mondo pubblico, il settore privato, quello della consulenza ed infine quello del volontariato. Ciascuno ha contribuito al meglio delle sue competenze”.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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