La carcassa fossile di “Gus”, tirannosauro rex vecchio 67 milioni di anni, con 50,1 milioni di dollari da Sotheby’s ha conquistato lo scettro di dinosauro dei record. E lo ha fatto battendo il suo stesso record, fissato due anni fa – nel luglio 2024 – con lo stegosauro Apex, aggiudicato a 44,6 milioni di dollari (lo acquistò un uomo della finanza, Kenneth Griffin). Prosegue dunque modo l’eccezionale tendenza che in pochi anni ha trasformato i fossili preistorici da semplici curiosità di storia naturale a uno dei segmenti più dinamici del mercato dei beni da collezione. Oltre a Gus e Apex, il collezionismo ricorda Stan, protagonista da Christie’s con quasi 32 milioni di dollari nel lontano autunno 2020, e il giovane ceratosauro passato di mano per 30,5 milioni di dollari lo scorso anno, a fronte di una stima minima di 4 milioni.
Il dinosauro record si è piazzato al numero uno della storia delle aste dopo 19 rilanci (43 milioni di dollari il prezzo prima dei diritti d’asta) e ha concluso in bellezza la “Geek Week” di Sotheby’s. È un fatto che fossili di dinosauro di qualità museale siano ormai entrati a far parte dell’olimpo delle opere d’arte blue chip, degli orologi vintage rari e dei cimeli sportivi di maggior valore: sono veri e propri feticci da collezione destinati ai patrimoni più elevati.
Il dinosauro record e le critiche dei paleontologi
Gli scienziati criticano questo trend, reo di sottrarre esemplari di grande valore scientifico alle istituzioni pubbliche, che a queste quotazioni non possono competere con i privati super ricchi per acquistare i fossili nel libero mercato delle aste. In tal modo, questi fossili restano sottratti alla ricerca scientifica. Richard Butler, paleontologo dei vertebrati presso l’Università di Birmingham: «L’attuale tendenza a commercializzare e vendere i fossili di dinosauro come fossero opere d’arte rare, a prezzi astronomici, è molto preoccupante».
Sotheby’s dal canto suo ricorda che Apex, acquistato nel 2024 dal miliardario e gestore di hedge fund Ken Griffin, è attualmente concesso in prestito a lungo termine all’American Museum of Natural History di New York. Ma molti studiosi lamentano come i fossili di proprietà privata possano essere ritirati dai prestiti ai musei o rivenduti in qualsiasi momento, rendendo meno certa la loro disponibilità per la ricerca rispetto agli esemplari custoditi permanentemente in collezioni pubbliche.
Cassandra Hatton, vicepresidente della casa d’aste e responsabile mondiale del dipartimento Scienza e Storia Naturale, in occasione della presentazione del tirannosauro “Gus” dal canto suo ha fatto notare che i ricercatori privati di fossili recuperano e preservano spesso esemplari che altrimenti non vedrebbero mai la luce.
Intanto, il dinosauro dei record, così battezzato dal nome dal defunto proprietario – Gary “Gus” Licking – del ranch nel cui terreno è stato rinvenuto, se la ride.

