Soil, a Londra una mostra sulle meraviglie del mondo ai nostri piedi

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Un collage di sei immagini: un grande edificio e un cortile, una griglia di campioni di colore, un'illustrazione di una formica in bianco e nero, oggetti rotondi colorati su uno sfondo nero, piante sospese e forme simili a insetti e un primo piano di capelli bianchi.

L’incanto di Somerset House ospita una esposizione dedicata al “tappeto delle meraviglie” che si srotola sotto ai nostri piedi. Per guardare non solo le stelle ma anche il loro complemento

Indice

Chi legge questi articoli ormai ha capito quanto mi piace andare a Somerset House, che sia una visita alla Courtauld Gallery o un caffè nel grande cortile. Questa volta sono scesa verso le Embankment Galleries, nella parte sud della residenza, dove ha da poco aperto la mostra Soil: The World at our Feet, un esperimento tra arte e scienza, natura e pensiero. Dedicata alla terra, quella dei campi e dei boschi, si allinea alla necessità sempre più urgente di difendere il nostro pianeta dalla nostra stessa presenza. Ma se da un lato siamo tutti abbastanza coscienti dei problemi dell’aria che respiriamo, pochi ci parlano della terra, e di come in realtà la vita sia profondamente legata ad essa.

Installazione artistica sospesa composta da diverse forme e figure astratte su uno sfondo nero, con ombre proiettate sulla parete retrostante.

Jo Pearl, Oddkin, 2024

Soil, una mostra sotto terra a Londra

Il fatto che la mostra sia sottoterra già ci fa entrare in un mondo diverso, meno rutilante… Sin dall’inizio ci invoca a una pausa dalle nostre vite caotiche senza però guardare in alto al cielo e alle meraviglie della natura, ma in basso. E subito la ceramista Jo Perl, artista nota per il suo impegno politico, ci immerge tra le creature che popolano il sottosuolo, ingrandendole e rendendole finalmente visibili. L’installazione è eseguita in argilla – giustamente verrebbe da commentare – e testimonia tanto l’abbondanza che la diversità dei microscopici animali che vivono nascosti sottoterra, ognuno di loro importante per la salute della terra stessa, e quindi ovviamente per la nostra sopravvivenza.

Una collezione di sedici colture colorate in piastre di Petri, ciascuna delle quali presenta motivi e colori unici, tra cui sfumature di arancione, blu, verde e beige, disposte in un ambiente buio.

Tim Cockerhill e Elze Hesse, A Diversity of Forms, 2020

L’entomologo Tim Cockerill, professore universitario ma anche grande e noto fotografo, dedica buona parte della sua attività a diffondere e far conoscere la spettacolare diversità della vita del pianeta. In una collaborazione con la ricercatrice Elze Hesse ha fotografato microbi sottoposti a stress da inquinamento in un terreno in Cornovaglia. Immagini spendide, che ci vogliono comunicare  come non tutti i microbi debbano fare paura e che anzi la maggior parte di essi e la loro interazione sono fondamentali per il benessere del terreno.

Immagine ravvicinata in bianco e nero di una formica al microscopio. Le caratteristiche dettagliate della formica, tra cui antenne, mandibole e corpo segmentato, sono ben visibili su uno sfondo scuro.

France Bourély, Pioneers in the Field, 1994-2024

Una scelta varia e sorprendente

Molta la fotografia negli spazi che si susseguono, e sempre di grande effetto le macrofografie, in particolare quelle di France Bourély, che si definisce “fotografa dell’invisibile” come pure “biologa contemplativa”: certamente passata dall’essere uno scienziato all’università a divenire un artista, la fotografa francese celebra in questa mostra la bellezza sofisticata e la complessità di tutte le creature che senza sosta si occupano di nutrire il suolo, rompendo e anche digerendo rami e foglie.

I video sono numerosi, e spesso immersivi e time-lapse, rivelando i movimenti della ricchissima natura sottoterra. Vi sono anche esperimenti musicali, uno su tutti One Hour as Peyote di Michael Allen Z Prime, compositore e ecologista che esplora la neurofiosiologia di piante e funghi amplificando e così rivelando musicalmente i loro impulsi bioelettrici, in questo caso della succulenta nota per il suo contenuto di mescalina – per questo chiamata in nahua peyote, i.e. pane degli dei.

Le opere sono molte, alcune esteticamente più accattivanti, altre più didascaliche, altre ancora molto concettuali, ma solo il fatto di aver riunito questa scelta così varia in un’istituzione legata più all’arte che alla scienza o all’ecologia certamente porta il messaggio di Soil a un pubblico differente e più vasto. E indubbiamente se lo scopo ultimo è quello di comunicare tanto la preoccupazione per quanto l’uomo sta malamente alterando il terreno quanto la gioia della sua vitalità nascosta e soluzioni per migliorare, l’arte è una forma di comunicazione molto forte. Ci sono in questa esposizione tanto talento inventivo e tanta capacità espressiva, definizioni che un qualsiasi dizionario elencherebbe come associate al prodotto artistico.

Una griglia di dipinti, ognuno dei quali presenta una singola pennellata verticale in varie tonalità di beige, marrone e marrone chiaro. La disposizione è composta da sei file e sei colonne, creando un motivo uniforme su una parete.

herman de vries, from earth: kreta, 1992 (dettaglio)

Senza maiuscole

Come non uscire innamorati delle opere di herman de vries – non vuole maiuscole nel suo nome, non vuole gerarchie l’artista olandese, classe 1931. Per lui  “natura è arte” e dal 1971 a oggi ha collezionato migliaia campioni di terriccio che poi ha strofinato e ancora strofina sulla carta. Se l’opera che ha prestato a Soil assomiglia a una serie di esemplari scientifici in un museo di storia naturale, in realtà non è altro che la conferma della bellezza e della varietà del suolo, i cui colori sono tra i più diversi e brillanti.

L'immagine mostra tre opere d'arte: oggetti in ceramica disposti su scaffali, un'opera d'arte in tessuto o fibra con texture verticale e un'opera scultorea che ricorda una figura astratta ricoperta di rami simili a coralli.

Dettagli delle opere di Kim Norton, Diana Scherer e Agnieszka Kurant 

La geologia è alla base del gigantesco lavoro della ceramista britannica Kim Norton mentre la potenza delle radici è ben rappresentata dall’artista tedesca Diana Scherer, che le manipola e le tesse. L’artista concettuale polacca Agnieszka Kurant crea invece dei calchi negativi di nidi di termiti abbandonati nel deserto della Namibia, versandoci zinco e ottenendo delle sculture che ricordano il sistema nervoso ma anche la barriera corallina: celebra così un animale spesso considerato orribile ma che è uno dei pochi ad avere sviluppato un sistema sociale e una divisione di classe non lontana da quella umana.  

Uno sgabello beige ricoperto da lunghe frange setose che ricordano ciocche di capelli, posto su un pavimento grigio chiaro vicino a una parete.

Fernando Laposse, Sisal Pup, 2022 (sgabello)

Soil e la magia della sisal per il design a Londra

Anche grandi progetti ed insegnamenti, per farci capire che tutti noi possiamo agire sul suolo se abbiamo l’immaginazione e la costanza. Il designer messicano Fernando Laposse racconta il suo progetto ormai entrato nel decimo anno nella parte meridionale del suo Paese, dove la terra è stata sfiancata dall’uso di pesticidi chimichi: un’opera di terrazzamento del terreno, con l’aiuto delle agavi, piante che non temono un suolo povero. Pota invece di tagliare queste succulente, e battendone le foglie ne ricava la “sisal”, fibra che usa per progetti di design ormai esposti in tutto il mondo.

Questo viaggio nella vita nel sottosuolo e appena sopra, e la spinta alla speranza sono le tre sezioni di una mostra in cui l’arte si fa strumento per comunicare idee difficilmente esprimibili altrimenti, sentimenti complessi come la tristezza indissolubilmente legata all’ottimismo, la bellezza abbagliante unita alla complessità di un mondo nascosto, quasi magico.

Soil è nata da una collaborazione di Somerset House con The Land Gardeners, due affascinanti avvocatesse divenute giardiniere: Henrietta Courtauld e Bridget Elworthy.

Soil: The World at our Feet, Somerset House, Londra, fino al 13 aprile 2025

Un grande edificio storico con architettura ornata e un ampio cortile acciottolato sotto un cielo azzurro terso. La struttura ha più finestre, pietra decorativa e due arcate che ricordano i classici design di Londra.

di Sandra Romito

Con l’idea che non avrebbe guardato a nulla dopo Giotto, Sandra è stata una convintissima e feroce medievista nei suoi vent’anni: ora guarda tutto e le piace tutto, dal manoscritto miniato al gioiello d’artista. Ha lavorato per più di venti anni nel dipartimento di dipinti antichi alla Christie’s di Londra, dove ancora collabora quotidianamente come consulente, accompagnando i dipinti da collezione a collezione, con la stessa emozione del primo giorno. Un debole ovviamente rimane per la pittura italiana, soprattutto di alta epoca.

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