Monet a Londra, una mostra dalla bellezza moltiplicata

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“Pura poesia”, dice chi vi è già stato. Di certo, l’esposizione è una di quelle che vale il viaggio: Monet and London. Views of the Thames, al Courtauld a Londra, vuole ricreare – e ci riesce – l’effetto di cui si bearono i parigini nel 1904, quando il maestro di Giverny espose le sue tele dipinte nell’Oltremanica presso la galleria di Paul Durand-Ruel in Rue Laffitte

Indice

Posso confessare che ho sempre e quasi volutamente ignorato Monet? Durante gli anni universitari ho imparato a vedere il nostro Divisionismo, Segantini e Previati per capirsi, come un movimento più forte dell’Impressionismo, intellettualmente ed esteticamente. L’abitudine di quegli anni è rimasta, quantomeno sino a quando ha aperto Monet and London. Views of the Thames, al Courtauld a Londra.

Un’oasi di estrema calma

Intanto la goia di arrivare nel cortile di Somerset House, un’oasi di calma estrema a Londra, città rumorosissima, e piena di cantieri. Antico palazzo sul fiume, usato anche dalla famiglia reale, fu completamente rifatto nel Settecento e separato dal fiume nell’Ottocento, ormai destinato ai più vari uffici governativi. Solo nel 1984 venne dedicato alle arti, e nel 1989 lì si spostò il Courtauld Institute of Art, veneranda istituzione che ha formato e forma la maggior parte della classe dirigente museale mondiale, e la Courtauld Gallery, con la sua collezione strepitosa donata da Samuel Courtauld e da altri successivamente. In una giornata con un pochino di sole non vi è meglio di un caffè in cortile, tra gli studenti che vanno e vengono e con l’anticipazione di poter vedere opere magnifiche.

Cortile di Somerset House

I viaggi a Londra di Claude Monet

Monet, quando veniva a Londra, stava poco lontano: se nel 1870 si trasferì nella capitale inglese come rifugiato di guerra – dipinse la veduta oggi alla National Gallery – nel 1899, 1900 e 1901 si stabilì per lunghi periodi in inverno al Savoy, l’albergo più lussuoso della città e soprattutto, per il pittore, localizzato sulle sponde del Tamigi, che poteva quindi vedere, studiare e dipingere dai balconi, che ora ahimé non ci sono più.

Una nebbia fitta, densa, spesso colorata

Ormai era epoca di ascensori, quindi stare nelle suites del quinto o sesto piano era sì molto chic ma quello che lo interessava del Savoy era il Tamigi, che in quel punto fa un’ansa, offrendo una vista a monte con Charing Cross Bridge e a valle con Waterloo Bridge. L’altezza delle suites lo immersero totalmente il quello che era poi il vero soggetto dei suoi dipinti: non tanto i ponti o le viste, quanto l’atmosfera, gli effetti del vapore del fiume che si mescolava ai fumi non solo delle case ma anche delle fabbriche che al tempo erano in centro e bruciavano carbone, creando una nebbia fitta, densa, spesso colorata, che il sole a volte cercava di fendere.

Charing Cross Bridge, Chartwell, National Trust Collection, Churchill Collection

Ricreare l’effetto della mostra del 1904

Monet aveva pensato di dipingere Londra con vigore già agli inizi degli anni Ottanta, ma non sarà sino alla fine del secolo, con le tre permanenze al Savoy, che il progetto di una serie di opere sul Tamigi sarà eseguito: dipinti iniziati nel Regno Unito e quasi tutti completati a Giverny. Lo scopo finale era l’esposizione di 37 opere, inaugurata il 9 maggio 1904 presso la galleria di Paul Durand-Ruel in Rue Laffitte a Parigi. La mostra ebbe grande successo anche commerciale e Monet averebbe voluto fosse ripetuta a Londra nel 1905, ma non vi riuscì. Monet and London. Views of the Thames vuole ricreare, e credo lo faccia egregiamente, l’effetto che le opere devono aver suscitato nella galleria parigina. Un grande omaggio a Monet, dunque, che riunisce a 120 anni di distanza buona parte delle opere che esposte nel 1904.

Charing Cross Bridge, Harward Art Museums/Fogg Museum, Cambridge, Mass. (dettaglio)

Ad oggi, si conoscono quasi un centinaio di opere legate a questa avventura londinese: viste una alla volta sembrano interscambiabili, viste insieme sono la migliore rappresentazione di Londra che si possa immaginare. La fatica di dipingerle è stata immensa: Monet nella sua corrispondenza con la moglie spesso lamentava come l’aria, i colori, la luce cambiassero con grande velocità, come le giornate senza questa coltre densa fossero inutili, spaventato dalla domenica, quando le fabbriche non funzionavano. Nei suoi diari scrisse quanto amava Londra, e di quanto non sarebbe stata bella senza nebbia… Oggi ci troviamo a dire il contrario, felici che quella nebbia prodotta dalle industrie non vi sia più. 

The House of Parliament, Effect of Fog, Museum of Fine Arts, St. Petersburg, Florida

La permanenza londinese del 1900

Durante la sua permanenza al Savoy nel 1900, sappiamo che prese al quinto piano le stanze 541, come studio, e 542, come camera da letto. Era molto rigoroso, si svegliava prestissimo e iniziava a lavorare dal balcone. Prendeva i suoi pasti in albergo e il pomeriggio attraversava il ponte: aveva infatti conosciuto attraverso amici del pittore John Singer Sargent il Dottor Joseph Frank Payne, che gli permise di usare le terrazze coperte dell’ospedale di St. Thomas, appena costruito, come pure una stanza per lasciare quanto gli serviva per dipingere. Un sogno essere in alto, davanti al Palazzo di Westminster, galleggiando nelle dense nebbie, per aspettare il sole scendere e spesso divenire una palla informe.

The Houses of Parliament, Shaft of Sunlight in the Fog, Musée d’Orsay, Parigi

Monet a Londra: una bellezza “moltiplicata”

Se fino ad ora si era servito di tele che trovava già fatte, di misura standard che comperava da Lechertier Barbe, per il Parlamento scelse un formato quadrato, non in commercio e che probabilmente si faceva fare. Anch’esso venne ripetuto in continuazione, a conferma che iniziava allo stesso momento diversi dipinti, di misura simile e soggetto simile, senza portarli a compimento uno alla volta ma in fasi diverse, anche a distanza di anni, alcuni mai. Alla moglie scrisse una mattina che il tempo era così mutevole che dovette iniziare più di 15 tele, una dopo l’altra, mettendole da parte per poi rilavorarle, non arrivando mai al risultato voluto.

The Houses of Parliament, Sunset, Hasso Plattner Collection

Sulle pareti dell’esposizione, vedere queste opere simili ma molto diverse, compulsivamente uno dopo l’altra, crea un effetto quasi temporale di rara bellezza, che a suo modo moltiplica quella dei singoli dipinti.

Chi dovesse venire per Frieze, cerchi di allungarsi verso Somerset House, prenotando i biglietti in anticipo perché la mostra è sempre piena: all’ultimo piano, le due stanze dedicate alla Londra di Monet si raggiungono sfiorando ballerine di Degas, e fingendo di ignorare le numerose opere di Gauguin, Cézanne, van Gogh e Seurat. Poi, tornando in Mayfair, si può vedere un’altra Londra, quella di Auerbach, altrettando meravigliosa: nella magnifica galleria di Offe Waterman in collaborazione con Francis Outred ha appena aperto Frank Auerbach: Portraits of London (sino al 7 dicembre).

Londra, The Courtauld, Monet and London. Views of the Thames, fino al 19 gennaio 2025, a cura di Karen Serres

P.S. Per dare un’idea ad un eventuale collezionista, il dipinto qui esposto, parte della collezione Hasso Plattner, venne acquisito nel maggio del 2022 ad una vendita della Christie’s a New York per 75.960.000 dollari.

di Sandra Romito

Con l’idea che non avrebbe guardato a nulla dopo Giotto, Sandra è stata una convintissima e feroce medievista nei suoi vent’anni: ora guarda tutto e le piace tutto, dal manoscritto miniato al gioiello d’artista. Ha lavorato per più di venti anni nel dipartimento di dipinti antichi alla Christie’s di Londra, dove ancora collabora quotidianamente come consulente, accompagnando i dipinti da collezione a collezione, con la stessa emozione del primo giorno. Un debole ovviamente rimane per la pittura italiana, soprattutto di alta epoca.

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