Riscatto laurea o fondo pensione: quale conviene? Il confronto

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Il riscatto della laurea può avere un duplice effetto: anticipare il momento della pensione o aumentare l’assegno pensionistico. Ma non sempre conviene. Quando potrebbe essere più utile aderire piuttosto a un fondo pensione? Ecco i calcoli da fare

Indice

Il riscatto della laurea è riservato a tutti coloro che hanno conseguito un titolo di studio universitario, incluse lauree triennali, magistrali, specialistiche e dottorati

Grillo (Progetica): “Gli esiti dipendono da un’enorme molteplicità di variabili e dai loro complessi intrecci, come età, anni di contribuzione e reddito passato e futuro”

Il riscatto della laurea consente di valorizzare ai fini contributivi gli anni di studio. Come se, in altre parole, avessimo iniziato a lavorare già ai tempi dell’università. Con un effetto duplice: può anticipare il momento della pensione (generalmente ci si concentra su questo obiettivo) o aumentare l’assegno pensionistico. Ma conviene davvero? Quando potrebbe essere più utile aderire piuttosto a un fondo pensione? Partiamo dalle basi.

Quanto costa riscattare la laurea nel 2025

“Il riscatto della laurea è aperto a chi ha conseguito un titolo di studio universitario, tra i quali sono incluse le lauree triennali, magistrali e specialistiche, i diplomi di specializzazione e i dottorati”, spiega a We Wealth Alessandro Grillo, consultant di Progetica. Attenzione però: si possono riscattare solo gli anni di corso legale e non eventuali anni “fuori corso”. Il costo dipende da alcune variabili. Innanzitutto, per chi ha una quota di pensione calcolata con il metodo retributivo, il costo relativo è determinato in base all’aumento dell’assegno pensionistico che ne deriverà. Per chi appartiene al regime di calcolo contributivo, il costo annuo è ottenuto moltiplicando la propria aliquota contributiva al reddito dell’ultimo anno. Il riscatto agevolato prevede invece un importo fisso basato sui minimi di contribuzione di artigiani e commercianti: nel 2025 ammonta precisamente a 6.123,15 euro per anno riscattato.

Il riscatto della laurea è deducibile?

“Questi costi sono in ogni caso deducibili e rateizzabili, senza interessi, in 10 anni. Poiché però ciò che versiamo per riscattare la laurea genera montante contributivo, sono soldi che ci verranno restituiti, sebbene in forma di rendita pensionistica”, dichiara Grillo. “Ciò premesso, il riscatto agevolato è esercitabile solo da chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio del 1996 e per alcuni pre-1996, a condizione di optare per il ricalcolo contributivo dell’intero assegno. Detto questo, la differenza tra riscatto standard e agevolato si situa semplicemente nell’importo; fatta eccezione per questo aspetto, i due istituti si equivalgono”, aggiunge l’esperto.

Riscatto della laurea: quando conviene

Ma a chi conviene davvero? Se il riscatto è fatto per aumentare l’importo pensionistico, tutti possono valutarlo. Siccome però di norma si riscatta per anticipare, dice Grillo, l’aspetto chiave consiste nel paragonare l’età della pensione di vecchiaia (oggi fissata a 67 anni) e quella della pensione anticipata (che oggi richiede 42 anni e 10 mesi di contribuzione per un uomo e un anno in meno per una donna, con o senza riscatto). In base a questa logica, un riscatto di laurea quinquennale consentirebbe di anticipare la pensione solo a chi ha cominciato a lavorare prima dei 30 anni.

Come funziona un fondo pensione?

Un fondo pensione serve invece a integrare la pensione pubblica. “La sua vita prevede tre parti: innanzitutto versiamo dei denari, autonomamente o destinandoci il nostro Tfr (Trattamento di fine rapporto, ndr) se siamo lavoratori dipendenti”, racconta Grillo. Questi versamenti vengono investiti sui mercati finanziari e producono un rendimento in funzione del profilo di rischio scelto. “Infine, a partire dal momento in cui maturiamo il diritto ad accedere alla pensione pubblica, possiamo accedere alla prestazione previdenziale complementare, ritirando tutto il capitale maturato se le condizioni lo consentono o convertendolo in rendita vitalizia in base alla speranza di vita che avremo in quel momento: è proprio questa seconda opzione quella che rappresenta meglio la funzione di integrazione dell’assegno pubblico”, dichiara l’esperto.

Quanto costa aderire a un fondo pensione

Ogni fondo pensione è caratterizzato da costi propri, come spese di adesione, commissioni di gestione, spese di riscatto o di erogazione della rendita. Per conoscerli è necessario consultare la sezione sui costi della nota informativa, che riporta in particolare il cosiddetto Indicatore sintetico dei costi (Isc). “Per agevolare i paragoni, si può inoltre utilizzare lo strumento di comparazione dei costi dei prodotti previdenziali realizzato da Covip, l’autorità di regolamentazione sui fondi pensione”, aggiunge Grillo. “Attenzione però a non confrontare strumenti diversi in base al solo costo: non sempre un fondo pensione low cost produce risultati pari a quelli di fondi pensione con maggiore contenuto di servizio”, avverte l’esperto.

Quando conviene aderire a un fondo pensione

In generale, conviene aderire a un fondo pensione il prima possibile, in modo da sfruttare al massimo il tempo che ci separa dal momento del pensionamento. “Idealmente, sottoscrivere un fondo pensione dovrebbe essere uno dei primi pensieri a cui dare seguito quando si inizia ad avere redditi stabili, all’inizio della propria carriera lavorativa”, suggerisce Grillo. “In realtà, non è mai troppo presto per farlo”, dice l’esperto.

Covip calcola circa 250mila iscritti a forme previdenziali complementari con un’età inferiore ai 20 anni: di norma, si tratta di bambini o giovani iscritti dai propri genitori. “Allo stesso tempo non è mai troppo tardi”, afferma tra l’altro Grillo. “Anche versare in previdenza in età prossime alla fine del lavoro consente di fruire sia dei rendimenti di mercato che dei benefici fiscali, sapendo però che è possibile riscuotere la propria prestazione pensionistica dopo almeno cinque anni di adesione”, spiega l’esperto.

Riscatto laurea o fondo pensione: i vantaggi fiscali

Meglio quindi riscattare la laurea o aderire a un fondo pensione? La risposta, in linea di massima, è: dipende. Partiamo innanzitutto dai vantaggi fiscali. “Gli importi versati per il riscatto della laurea sono interamente deducibili (e vanno quindi a ridurre l’imponibile su cui si calcola la nostra Irpef) al pari dei contributi Inps, senza limiti se non quelli legati al reddito complessivo stesso del contribuente: il beneficio fiscale potrà quindi essere pari al massimo all’Irpef annuo che dovremmo altrimenti pagare”, dice Grillo. Da ricordare che i versamenti possono essere rateizzati senza costi fino a un massimo di 10 anni. Inoltre, se i versamenti sono effettuati da un genitore a beneficio di un parente a carico e inoccupato che non si è mai iscritto alla previdenza obbligatoria, possono essere detratti (ovvero sottratti direttamente all’Irpef) nella misura del 19%.

“Per ciò che riguarda i fondi pensione, invece, i versamenti sono deducibili entro il limite di 5.164,57 euro annui”, spiega invece l’esperto. Inoltre, vige un’aliquota agevolata sulla prestazione finale costruita con i versamenti, che oscilla dal 15 al 9% in funzione del tempo di adesione. In altri termini, la deduzione immediata e la tassazione sulla prestazione finale determinano “che non pagheremo, su quei denari, subito la nostra aliquota Irpef marginale (ossia quella che riguarda la porzione più elevata del nostro reddito che può variare attualmente dal 23 al 43%) ma ne pagheremo una in futuro inferiore”, precisa Grillo. Infine, la tassazione sul capital gain, ossia il rendimento maturato nel corso del tempo, è posta al 20%. Una percentuale inferiore rispetto al 26% che si applica alla maggioranza degli investimenti. In più, la tassazione viene applicata annualmente e non al momento del ritiro della prestazione.

I benefici previdenziali: le differenze

A cambiare sono poi i benefici previdenziali, in parte già accennati. In sintesi, il riscatto di laurea aumenta l’anzianità contributiva e può quindi consentire, in alcuni casi, di accedere prima alla pensione. Da considerare che non c’è sempre una corrispondenza “uno a uno” tra anni riscattati e anni di anticipo della pensione pubblica. “In ogni caso, i versamenti relativi vanno a incrementare il montante contributivo”, afferma Grillo.

Quanto ai fondi pensione, il vantaggio riguarda invece essenzialmente “la possibilità di integrare l’importo dell’assegno pubblico tramite versamenti che si rivalutano non in base alla crescita del Prodotto interno lordo – come nella previdenza pubblica – ma a quella dei mercati finanziari, di norma più remunerativi”, spiega l’esperto. Inoltre, dal 2025 anche i versamenti in previdenza complementare possono aiutare, in certi frangenti, ad anticipare il momento della pensione. Chi ha cominciato a contribuire a partire dal 1° gennaio del 1996, ad oggi, può andare in pensione a 64 anni di età e 25 di contribuzione se la somma dei propri assegni pensionistici pubblici e complementari supera un valore pari a 3 volte l’assegno sociale: si parla di circa 1.616 euro lordi mensili.

Meglio riscattare la laurea o un fondo pensione?

Qual è in definitiva la scelta migliore tra riscattare la laurea e aderire a un fondo pensione? “Se di norma rispondono a scopi diversi, nei casi sopracitati i due strumenti diventano decisamente più paragonabili nei loro effetti di anticipo del momento della pensione e aumento delle prestazioni previdenziali”, risponde Grillo. Gli esiti dipendono però da una enorme molteplicità di variabili e dai loro complessi intrecci, come età, genere, anni di contribuzione, continuità contributiva, reddito passato e futuro, stime sulla crescita futura del Pil, sull’inflazione, sulla crescita della speranza di vita in base alla quale aumentano i requisiti pensionistici, sui profili di rischio scelti e relativi costi e rendimenti stimati per la soluzione di previdenza complementare. “Le analisi vanno quindi sempre portate avanti a livello individuale, con il supporto di professionisti, avendo ben chiaro il nostro obiettivo prioritario, come anticipare il momento della pensione o incrementare le rendite che avremo”, suggerisce Grillo.

Per fornire un esempio concreto consideriamo lavoratore dipendente di 40 anni di età, che ha iniziato a contribuire a 28 anni e con un reddito attuale di circa 2mila euro mensili. In una simulazione condotta da Progetica per We Wealth ipotizziamo due scenari:

  • riscattare cinque anni di laurea in modo agevolato (6123,15 euro per cinque annualità, per un totale di 30.615,75 euro);
  • destinare la medesima cifra annua a un fondo pensione, sempre per cinque anni e senza proseguire ulteriormente i versamenti, al fine di raggiungere un importo superiore a 3,2 volte l’assegno sociale e quindi di poter usufruire dell’età di pensione anticipata contributiva.

Come evidenziato nella tabella sottostante, nel caso considerato, il riscatto di cinque anni di laurea consente di anticipare il momento della pensione di un anno e mezzo. La pensione netta annua oscilla invece dai 20.198 euro se non si optasse per nessuna delle due opzioni ai 21.247 euro nel caso del riscatto di laurea.

(Articolo aggiornato il 28 maggio 2025)

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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