Oltre quale cifra si pagano le tasse sulle successioni? La risposta a questa domanda, nella sostanza, è cambiata parecchio da qualche mese a questa parte. Uno sviluppo interpretativo dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato lo scorso ottobre, ha di fatto raddoppiato tale soglia smettendo di equiparare, ai fini del calcolo dell’imposta di successione, le donazioni effettuate in vita al patrimonio trasmesso dopo la morte. Nella nuova impostazione, si considera una franchigia, ossia una somma entro la quale non si paga l’imposta, per le donazioni e un’altra soglia del tutto indipendente dalla prima per il calcolo dell’imposta di successione.
Nel caso di donazioni ed eredità in favore dei figli e altri eredi in linea diretta la franchigia è, per entrambe, pari a 1 milione di euro per erede: questo porta fino a due milioni di euro le somme che possono essere trasmesse a ciascun figlio senza pagare l’imposta del 4%.
Chi volesse approfondire le ragioni normative che hanno spinto l'Agenzia delle Entrate a "cambiare impostazione", è possibile leggere l'approfondimento che per We Wealth aveva realizzato l'avvocato Angelo Ginex lo scorso novembre.
Saltando alle conseguenze pratiche, questa nuova interpretazione delle norme di legge già esistenti favorisce soprattutto i patrimoni più ingenti, che potranno risparmiare, con un'attenta pianificazione delle donazioni, fino a 40.000 euro per ciascun figlio, ossia il 4% del milione di euro aggiuntivo che, di fatto, può essere ora trasmesso esentasse.
Per le donazioni e le successioni in favore di fratelli e sorelle le franchigie scendono a 100mila euro, con un'imposta al 6% - in questo secondo caso il risparmio può arrivare a 6.000 euro per parente.
Successioni, le conseguenze per la pianificazione finanziaria
Chi avesse investito in titoli di Stato o polizze vita, strumenti finanziari accomunati dall'esenzione dall'imposta di successione, potrebbe riconsiderare la propria strategia – qualora fosse stata messa in piedi primariamente per ridurre l'imposta di successione – avendo la possibilità di trasmettere somme in favore degli eredi prima dell'eredità e lasciare che questi ultimi, con un orizzonte temporale più lungo, investano in strumenti con potenziale di rendimento di gran lunga superiore (come azioni e fondi/Etf ad alta componente azionaria). "Il tema è interessante non solo per il trasferimento di titoli e prodotti finanziari, ma anche per gli immobili, per i quali si può considerare la donazione della nuda proprietà", ha dichiarato a We Wealth il private banker di Fineco, Mario Fumei: in questo modo il valore trasferito agli eredi è scontato rispetto al valore dell'immobile, consentendo un più efficace utilizzo della franchigia. La possibilità di riunire più generazioni attorno al tavolo con questo tema, potrebbe essere un'occasione per instaurare una fiducia anche nei confronti del figli del cliente, ha aggiunto Fumei.
"I nuovi importi esenti da imposta di successione, con il raddoppio di fatto delle franchigie, hanno determinato una certa tranquillità da parte dei clienti, ma suggerisco di agire senza rimandare troppo", ha sottolineato Fumei, "l'Agenzia delle Entrate si è adeguata alle sentenze, ma non bisogna aspettarsi che questa finestra di opportunità duri in eterno". Anche perché gli effetti di questa nuova interpretazione delle norme potrebbero diventare un nuovo tema politico, alla luce dell'evidente vantaggio che potrà essere colto dai cittadini con patrimoni più elevati. Già in passato il tema dell'imposta di successione è stato oggetto di contrasti, visto che l'Italia ha un'imposizione sulle eredità tra le più vantaggiose al mondo.

