Banksy e 'Girl with Baloon', cosa è un nome?

francesca-lauri
Francesca Lauri, Vincenzo Campellone
29.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Sembrerebbe la risposta a un dilemma shakesperiano ma oggi sappiamo che ridurre a un valore meramente convenzionale un nome, è errato: ciò che noi chiamiamo con il nome di “Girl with Baloon”, se lo chiamassimo con un ...
All'indomani dell'ultimo Banksy passato sotto il martello d'asta, originariamente denominato “Girl with baloon” (Ragazza con palloncino) ed a seguito del raggiungimento del suo obiettivo come performance realizzatasi a seguito dell' “hammer price” di un milione di sterline circa, da Sotheby's a Londra il 5 ottobre del 2018, denominata con un insolito cambio di nominativo “ Love is in the bin”  (L'amore è nel cestino), ha destato scalpore sicuramente l'abnorme mark-up dell'opera in sé che è stata, in data 14 ottobre scorso battuta al maggior prezzo di diciannove milioni di sterline circa,  Ben (quasi) venti volte superiore!Oltre al lato economico, fe...
L'archivio quindi che può essere condotto direttamente dall'artista e/o da una o più figure che collaborino per esso, provvede materialmente alla raccolta di tutti i documenti inerenti all'attività e la vita dell'artista al fine di offrirlo come strumento di ricerca per studiosi, critici, curatori ed ovviamente collezionisti.  Oltre a ciò altro elemento fondamentale dell'archivio è quello di difendere l'autenticità delle opere dell'artista da illeciti e contraffazioni, attraverso l'emissione della dichiarazione/certificazione di autenticità dell'opera stessa.

La forma giuridica di ogni archivio può cambiare da artista ad artista ed infatti troviamo varie entità sotto forma di archivio come Fondazioni, Associazioni o Comitati o archivi privati costituiti come società o privi di specifica personalità giuridica.

Da un punto di vista giuridico, tuttavia, non esiste una normativa unitaria caratterizzante le attività in seno ad ogni archivio, in quanto rappresentando la scelta della Forma un criterio di discrezionalità innato, lo stesso accade per le modalità con le quali viene stabilito da archivio ad archivio l'autenticità o meno di un'opera d'arte.

Laddove taluno dovesse sindacare su tali modalità, potrà farlo prendendo come riferimento le Leggi speciali o il codice civile a seconda che venga fatta una scelta o l'altra sul tipo di Forma giuridica scelta dall'artista ovvero dai suoi aventi causa e/o diritto; laddove intervenga una dichiarazione di interesse culturale dell'archivio, si dovrà prendere in considerazione la disciplina stabilita dal Codice dei Beni Culturali e per valutare la riproducibilità delle opere si dovrà prendere in esame la legge sul diritto d'autore.

Dopo questa sintetica descrizione degli archivi e delle loro ripercussioni legali torniamo alla figura, ruolo e scopo di Pest Control, tutto ciò è facilmente riscontrabile sul sito web di Banksy (https://pestcontroloffice.com/faq.asp) , nel quale viene da sorridere - e come potrebbe essere il contrario -laddove si leggono frasi dal tenore: “ Pest Control è l'unica fonte di COA per Banksy. Li emettiamo per dipinti, stampe, sculture e altri tentativi di creatività. Non li emettiamo per cose come adesivi, poster, valuta deturpata o qualsiasi cosa che non fosse originariamente intesa come "opera d'arte". E di certo non li emettiamo per nulla di illegale, perché abbiamo un avvocato.”

Dalla sola lettura di queste poche righe, viene sempre più alla luce quel genio misto a sottile irriverenza dell'Artista che si sintetizza anche negli elementi più patrimonialmente e formalmente esposti della propria attività e del mercato delle proprie opere d'arte.

Non è una sorpresa che “Love is in the Bin”, ex Girl with Baloon, fosse la superstar della serata di Sotheby's, in quanto l'opera non portava con sé solo il valore di un'opera. Dopo essere stata fatta a pezzi nel novembre 2018, Banksy è andato ancora oltre e alla tela è stato cambiato anche il nome.  Mutatis mutandis, si può parlare di una doppia performance di successo alla quale il mercato rilancia e dimostra di essere sempre più incline ad accettare la provocazione.

La distruzione di un'opera nel momento in cui viene consacrata dal mercato secondario e un successivo cambio di nome, non si erano mai visti prima. Nessuno aveva mai dato forma a un'opera d'arte mentre la stessa veniva piazzata all'asta. Dall'altro lato il metodo Pest Control cambia i rituali del sistema dell'arte. È come se Banksy avesse strappato l'opera alle sorti del mercato e ristabilito le gerarchie di un sistema che raggiunge l'apice di questo processo in una sessione d'asta, escludendo l'artista dai processi di produzione di valore.

Le aste, cuore pulsante del mercato secondario, sembrano così mutare il loro ruolo e divengono lo studio di un'artista, in cui prende forma l'opera d'arte. Una operazione che rientra perfettamente nelle regole non scritte di un “mercato rivoluzionario” come usa definirlo Thierry Ehrmann, presidente e fondatore di Artmarket.com e del suo dipartimento Artprice, ben distinto da un “mercato organico”, tradizionale e che tiene conto della storia dell'arte, con i suoi codici, i suoi musei, le sue gallerie, le sue fiere, le sue biennali, ecc.

Eppure qualcosa non torna più nel gioco dello street artist proprio perché da elemento di disturbo e alterazione, Banksy è ormai ingranaggio del sistema. Vanta l'anonimato ma è molto presente, non solo come star di aste milionarie ma anche con un metodo di controllo del suo mercato - il Pest Control appunto - non delegando nulla a gallerie o musei. Così facendo, che lo si voglia o no, ha rivoluzionato il sistema dell'arte. Già nel primo semestre del 2021, Banksy era l'unico artista vivente tra cinque firme di maggior successo nel mercato mondiale delle aste d'arte occupando la quinta posizione nella classifica generale di Artprice appena dietro ai colossi Picasso, Basquiat, Warhol e Monet.

Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Probabilmente un'epoca in cui al valore delle opere si aggiungono zeri, passando dall'artista al mercato aperto delle aste con una velocità strabiliante così come è accaduto anche per Damien Hirst e Maurizio Cattelan. Si ha però il sospetto di essere di fronte a qualcosa di non più sincero, ad una logica al contrario che risponde ad un'impresa commerciale. Sembra tornare la riflessione di Andy Warhol che innalza il denaro a divinità, ad una tentazione alla quale neppure gli artisti prima o poi non rinunciano.
francesca-lauri
Francesca Lauri, Vincenzo Campellone
Opinione personale dell’autore
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Francesca Lauri, dopo la laurea in Giurisprudenza ha conseguito un master in Economia e management dell’arte e dei beni culturali. Durante il corso di studi ha lavorato come collaboratrice in case d’asta e per art dealers. Oggi si occupa di diritto dell'arte e dei beni culturali presso lo Studio Legale Montani Tesei a Roma ed è membro di FDA (Fondation pour le droit de l'art) e SIEDAS (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo).

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