Damien Hirst, da Parigi a Roma: chi si ferma è perduto

Alice Trioschi
Alice Trioschi
29.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Uno degli “dei” dell'arte contemporanea, artista inglese parte degli Young British Artists (YBAs), è tornato al centro del ciclone grazie alle numerose esposizioni aperte al pubblico nel 2021 tra Roma e Parigi
Notato negli anni '90 a Londra da Charles Saatchi, Damien si è distinto per lo stile eccentrico e fuori dagli schemi, oltre che per i prezzi record raggiunti dalle proprie opere all'asta. The Physical Impossibility of Death In the Mind of Someone Living (1991), sua opera manifesto (uno squalo inserito in una teca di vetro riempita di formaldeide), è stata venduta privatamente nel 2004 per una cifra sconosciuta (nonostante il libro cult di Donald Thompson, The $12 Million Stuffed Shark: The Curious Economics of Contemporary Art, ne suggerisca la cifra).

L'interesse di Hirst per il tema del fine vita, la cura e lo studio degli esseri viventi, si è manifestato successivamente anche in altri suoi lavori: la scioccante A Thousand Years (1990), una teca divisa in due contenenti delle mosche che tentano di raggiungere una testa di vitello mozzata e il celebre For the Love of God (2007), un teschio umano ricoperto di 8.601 diamanti (compreso il diamante rosa a forma di “pera”, incastonato nella fronte), non ne sono che due dei molteplici esempi.

 

Damien Hirst, da Parigi a Roma: chi si ferma è perduto
Damien Hirst, The Physical Impossibility of Death In the Mind of Someone Living, 1991

 

Sui generis e controcorrente, l'artista è anche imprenditore nel campo della ristorazione. Facendo suo il binomio arte e cibo, Hirst ha aperto nel 1998 il suo primo locale londinese, Pharmacy, fallito dopo soli cinque anni per problemi immobiliari. Pharmacy 2, nato pochi anni dopo con la collaborazione dello chef Mark Hix, sorge oggi nella Newport Street Gallery, Vauxall, Londra. Il locale esprime l'amore di Damien per la chimica e per un mondo artificiale, alterato (famoso è l'aneddoto che vede Hirst “beccato” a consumare cocaina nei bagni del suo primo locale), attraverso le opere che ritraggono una moltitudine di pillole colorate e i famosi scaffali da farmacia pieni di medicinali, come quelli acquistati nel 1996 dalla Tate Modern (Pharmacy, 1992).

Nel corso della sua carriera, Damien si è concentrato anche sulla realizzazione di opere seriali, quali gli Spin paintings (il primo esemplare, Beautiful Ray of Sunshine on a Rainy Day Painting and Beautiful Where Did All The Colour Go Painting, è stato realizzato nel 1992), i Kaleidoscope paintings (il primo, It's a Wonderful World, è stato creato nel 2001) e recentemente i giganteschi Cherry Blossoms. Questi ultimi sono i protagonisti della mostra aperta alla Fondation Cartier pour l'art contemporain di Parigi, che espone una serie di 30 dipinti realizzata da Hirst tra il 2018 e il 2020, diventando la prima esposizione museale dell'artista in Francia.
Cherry Blossoms è il ritorno dell'artista alla pittura, che ha dichiarato di aver lavorato a più quadri contemporaneamente e di averli modificati costantemente nel corso di un lasso di tempo prolungato (in particolare durante l'ultimo anno di pandemia). Le opere, realizzate in grande formato, esprimono nuovamente l'amore di Hirst per i temi della vita e della morte, la sua attenzione alla bellezza e la ricerca di nuovi stimoli nella sua carriera, non più legati ad una pittura “meccanica” ma piuttosto a quella tradizionale.

 

Damien Hirst, da Parigi a Roma: chi si ferma è perduto
Damien Hirst nel suo studio durante la creazione della serie Cherry Blossoms

 

Unitamente a Cherry Blossoms, sempre a Parigi la galleria Gagosian ospita Cathedrals Built on Sand, la più grande collezione di Pill Cabinets di Hirst mai esposta. Così come nel ristorante Pharmacy, Gagosian espone gli scaffali fabbricati in resina, metallo e plastica contenenti migliaia di pillole, partendo dal primo lavoro della serie, Prototype for Lies (1998).

Questo suo nuovo momento fortunato, è confermato anche dalla nuova mostra relativa l'immenso progetto scultoreo Treasures from the Wreck of the Unbelievable, realizzato dall'artista negli ultimi dieci anni con un budget di $65 milioni, oggi ospitato nella mostra Archaeology now, alla Galleria Borghese di Roma. Le opere, esposte per la prima volta a Venezia negli spazi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana nel 2017, sono state create da Hirst con diversi materiali – marmo, bronzo, corallo, cristallo di rocca e pietre dure – e con dimensioni colossali.

Già durante la prima esposizione il progetto aveva colpito e sorpreso il pubblico: le opere (e il relativo documentario Netflix) sono state create sulla base di una storia mitologica completamente inventata dall'artista. La grande nave Unbelievable sarebbe naufragata trasportando la collezione del liberto Aulus Calidius Amotan, destinata ad un tempio dedicato al Dio Sole in oriente.

 

Damien Hirst, da Parigi a Roma: chi si ferma è perduto
La mostra Archaeology now alla Galleria Borghese

 

Hirst è un cantiere aperto, una mente continuamente accesa. Anche in questi ultimi giorni è riuscito a far parlare di sé cavalcando uno dei temi più caldi del mercato con The Currency Project, la sua ultima creazione. L'artista ha realizzato 10.000 opere ad olio a tema pois, in piccole dimensioni. La novità? I quadri saranno venduti sulla piattaforma Palm blockchain e verrà data la possibilità agli acquirenti di scegliere se ricevere l'opera fisica o NFT (Non-Fungible Token). Nel caso in cui i clienti richiedano NFT, l'opera fisica verrà distrutta e viceversa.
Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo. WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Esperta d'arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell'ufficio stampa di Christie's a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d'arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti