Countach, meravigliosa astronave da strada

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Alta poco più di un metro, estremamente larga e con le portiere ad ali di coleottero, la Lamborghini nata per superare la già rivoluzionaria Miura, ha il nome di un'esclamazione di stupore del dialetto piemontese. A 50 anni dal lancio, avvenuto nel '73, la casa madre ne propone una rivisitazione ibrida, la LPI 800-4. Amatissimi da Hollywood, i modelli originali hanno un valore compreso tra i 300mila euro e un milione
"Countach" è una parola con cui in un'area del Piemonte si usa manifestare meraviglia e stupore. Ed è l'esclamazione che venne pronunciata dallo stilista Nuccio Bertone, o, a seconda delle versioni, da un guardiano del Centro Stile oppure da un tecnico, al cospetto del primo modello dal vero della nuova Lamborghini, destinata a sostituire la leggendaria Miura che in quel momento era all'apice del successo. Ferruccio Lamborghini in persona decise, seduta stante, che quello sarebbe stato il nome della nuova nata, che sarà poi l'unica auto della Casa a non avere una denominazione legata alla tauromachia.
La nuova vettura era in effetti qualcosa che non si era mai visto prima, vistosa, spavalda, esagerata, bassa all'inverosimile (1,06 metri appena), larga come nessun'altra, in grado di stupire e impressionare chiunque, anche chi non nutriva alcun interesse per le automobili. Più che a un'automobile assomigliava a una navicella spaziale, che ricordava anche nelle modalità di accesso.

Debuttarono, infatti, con la Countach le portiere con apertura a elitra, come le ali dei coleotteri, portiere che nessuno aveva mai pensato prima e che divennero da lì in poi uno dei segni distintivi della Casa. Dette anche a forbice o a coltello, erano incernierate nella parte anteriore, si aprivano ruotando verso l'alto ed erano state ritenute più funzionali in ragione della larghezza della vettura, inusitata secondo gli standard dell'epoca. E non è finita qui: una volta sollevata la portiera, l'accesso richiedeva notevoli doti di flessibilità, necessarie per calarsi nel posto guida, letteralmente infossato tra i larghi longheroni sottoporta e il tunnel centrale. A dir poco scenografiche erano poi le manovre necessarie per effettuare un semplice parcheggio, poiché per poter avere un minimo di visibilità in retromarcia, occorreva tenere la portiera sollevata e uscire dall'auto con almeno mezzo corpo, rimanendo seduti sul longherone. E tutto ciò rendeva ancor più esclusiva e desiderabile una vettura senza compromessi, che catalizzava l'attenzione facendo strabuzzare gli occhi e girare la testa.

Countach, meravigliosa astronave da strada

E in effetti ci voleva proprio qualcosa di straordinario e fuori dagli schemi per immaginare di sostituire una vettura a sua volta rivoluzionaria come la Miura. Ma un po' per la diffusione che questa aveva avuto, che secondo Ferruccio Lamborghini poteva ritenersi eccessiva poiché tale da comprometterne l'esclusività, e un po' per l'esigenza di aggiornarla sia dal lato tecnico sia da quello stilistico, si diede avvio allo studio della nuova vettura, affidando nuovamente la definizione delle forme al Centro Stile Bertone, e in particolare al suo designer Marcello Gandini. Questi, ispirandosi al prototipo dell'Alfa Romeo Carabo da egli stesso progettata, creò una linea a cuneo tesa, tagliente ed appuntita, con un piccolo cofano anteriore, abitacolo avanzato, un grande parabrezza quasi orizzontale e la coda tronca.

Assolutamente innovativo era anche lo schema meccanico, tutto rivolto alla miglior distribuzione del peso: il motore 12 cilindri a V, che nella Miura era trasversale, fu montato in posizione longitudinale, posteriormente, e il cambio davanti a questo, nell'abitacolo tra i due sedili, proprio sotto alla relativa leva.

Countach, meravigliosa astronave da strada

Ciò su di un telaio formato da un traliccio di tubi rivestito da pannelli in alluminio e con la parte inferiore in fibra di vetro. Con inizialmente circa 4.000 c.c. e 385 cavalli, per arrivare nel tempo ad oltre 5.000 c.c. e 450 cavalli, la Countach era l'automobile di serie più veloce fino ad allora costruita (oltre 300 Km/h) e mantenne per anni questo primato mondiale. Di contro la guida della Countach richiedeva capacità non comuni, oltre a grandissima attenzione e concentrazione.

Le reazioni potevano essere assolutamente improvvise
e imprevedibili, con frequente tendenza al sovrasterzo e brusche scodate, da correggere tempestivamente con decise manovre di controsterzo. Non vi era infatti la minima traccia di controllo elettronico dell'esuberante potenza, così come di comodità e di confort: del tutto assenti erano, oltre alla visibilità posteriore, organi come servosterzo e servofreno e dispositivi come l'ABS. Nonostante tutto ciò e in barba anche al prezzo proibitivo, la sua linea estrema e spettacolare e le prestazioni da favola le consentirono di ottenere un notevole successo di vendite, peraltro in un contesto del tutto sfavorevole.
La vettura, presentata come prototipo al Salone di Ginevra del 1971 e come mo- dello di serie allo stesso Salone nel 1973, esordì in perfetta coincidenza sia con il manifestarsi della crisi energetica del '73, che penalizzò fortemente le vetture sportive, sia con l'insorgere delle dure contestazioni sindacali dei primi anni '70, sia, infine, con un'importante, improvvisa esposizione finanziaria che la Lamborghini si trovò a dover fronteggiare a seguito della revoca di una fornitura milionaria provocata da un colpo di Stato in Bolivia.

In questa situazione a Ferruccio Lamborghini non restò che cedere la maggioranza dell'azienda, ma ciò non incrinò affatto il successo della Countach, che continuò ad essere prodotta tanto da divenire il simbolo stesso della Casa, lungo ben 16 anni durante i quali la Lamborghini passò di mano per ben tre volte. Fu la supercar per eccellenza di abbienti star internazionali, da Sylvester Stallone a Liz Taylor (che si dice abbia preso la patente, che non aveva, solo per poter guidare personalmente la propria Countach), da Johnny Hallyday a Rod Stewart, fino ai piloti di Formula 1 Keke Rosberg e Gerhard Berger.

Addirittura il milionario californiano Richard Moriarty, esponente di una nota famiglia di imprenditori e filantropi, ha voluto appendere la sua Countach al muro del salotto, posizionando il motore davanti ai divani come tavolino per il caffè e collegando le luci dell'auto all'impianto di casa per accenderne i fanali. Davvero singolare che un uomo che ha confinato una “creatura” nata per correre come la Countach alla staticità, sia omonimo di quel Dean Moriarty, alias Neal Cassady, personaggio mitizzato da Jack Kerouac in On the road, il cui tema centrale è, invece, il movimento, il viaggio, la fuga. Ma non ci si può stupire di nulla quando si ha a che fare con una vettura come la Countach, nata per osare, provocare, eccedere, quasi un inno al sogno e all'irrazionalità.

Anche nel cinema la Countach ha spesso ricoperto ruoli da superstar, a cominciare dal ruolo di rilievo nel famoso film La corsa più pazza del mondo con alcune delle più grandi star di Hollywood, passando per le varie apparizioni nella serie Miami Vice, fino a interpretare l'auto di Di Caprio in The Wolf of Wall Street e da ultimo a partecipare al recentissimo House of Gucci di Ridley Scott.

La Lamborghini e lo showbiz del resto vanno da lungo tempo a braccetto: è famoso l'aforisma di Frank Sinatra secondo il quale “se vuoi essere qualcuno compri una Ferrari, se sei già qualcuno compri una Lamborghini”. Inutile sottolineare che le quotazioni delle quasi duemila Countach complessivamente prodotte, raggiungono cifre di gran rilievo, anche se la diversa rarità delle varie versioni costruite determina una forbice di valutazioni piuttosto ampia, che oscilla tra i circa 300mila euro delle ultime versioni per raggiungere spesso cifre superiori al milione.

Proprio nel 2021, in occasione del cinquantenario della nascita del progetto Countach e dopo oltre un trentennio dalla produzione dell'ultima vettura originale, la Lamborghini produrrà la sua discendente, la Countach LPI 800-4, dove “LP” sta per longitudinale posteriore, ad indicare la posizione del motore come la progenitrice, e “I” sta per ibrido.

Perfettamente al passo con i tempi, la nuova nata sarà infatti equipaggiata con un motore V12 a benzina
di 6,5 litri e 780 cavalli abbinato ad un propulsore elettrico da 34 cavalli, per una cavalleria complessiva di ben 814 cv, grazie alla quale la vettura supererà i 350 km/h.

La nuova nata, che richiama lo stile della Countach originale riproponendo, su una carrozzeria in fibra di carbonio e tetto fotocromatico, la linea a cuspide con vari stilemi ad esagono, sarà appannaggio di pochi fortunati appassionati: solo 112 esemplari per un prezzo di oltre 2,5 milioni di euro. Davvero un buon compleanno per la dirompente Countach.
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Avvocato per formazione, collezionista per passione, appassionato d’arte e antiquariato, esperto di automobili e motoleggere d’epoca

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