La crescita degli nft nell’arte e la regolamentazione Ue

Contributors We Wealth
Contributors We Wealth, Andrea Labate, ceo di Helon, Aleph e co-founder di Sericum e Blockchain Army
16.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Il settore dei non fungible token ha sovraperformato quello delle criptovalute nel primo trimestre 2022. Fra i settori più scalpitanti: gli nft legati ai giochi e al metaverso. Senza trascurare l’arte, per la quale le applicazioni della blockchain sono la risposta a diverse esigenze. A che punto è la normativa?

Il mercato degli nft sta registrando una rapida crescita e attirando sempre di più interessi e critiche degli operatori finanziari. I dati del primo trimestre del 2022 – secondo Nansen – rivelano che il settore ha sovraperformato il mercato delle criptovalute, con una crescita dei prezzi del 49,9% in Eth e una capitalizzazione pari a 6,16 milioni di Eth o 18,6 miliardi di dollari. Il numero di acquirenti è aumentato, inoltre, sensibilmente: dai 75mila del 2020 ai 2,3 milioni del 2021, con un acquisto medio stimato pari a 7.040 dollari.

I mercati più dinamici in questo settore? In cima al podio troviamo gli oggetti da collezione e il segmento dei giochi; un altro trend molto importante da evidenziare è la crescita esponenziale, a fine 2021, degli nft relativi al metaverso, dovuta anche grazie alla nuova denominazione “Meta” dell’azienda madre di Facebook, Instagram e WhatsApp e il conseguente aumento di vendite di terreni digitali e di elementi appartenenti a questo nuovo ecosistema.

Nel mondo dell’arte, in particolare, la tecnologia blockchain sottesa ai non-fungible token (nft) si è rivelata la risposta a due diverse esigenze. Da un lato, i musei hanno potuto rifinanziarsi dopo la chiusura pandemica, attraverso la digitalizzazione dell’esperienza museale e la trasformazione delle proprie opere in nft, rivendendole all’asta e garantendone un certificato di autenticità ed unicità.

Dall’altro, si è potuto scavalcare a piè pari l’annoso problema dei falsi d’autore, dando vita ad un’evoluzione del collezionismo che – i numeri parlano chiaro – ha ottenuto un’ottima risposta dal mercato, nonostante si tratti di opere intangibili. Gli Nft, infatti, non sono altro che certificati di autenticità che attestano la corrispondenza tra autore dell’opera e possessore e/o rivenditore. Lo scetticismo che in prima battuta aveva frenato i più dal credere che questo mezzo potesse davvero rappresentare un’alternativa valida per il mercato fisico, è oggi stato soppiantato dal fatto che l’esigenza da parte degli investitori di una certificazione di paternità incontrovertibile, sicura e verificabile, fosse nettamente più forte. 

Inoltre, la certificazione nft fornisce una soluzione anche alle problematiche che hanno tormentato intere generazioni di artisti, a partire dalla riscossione delle royalties, nonché offrendo ad investitori e collezionisti il vantaggio di consentire valutazione e scambio in tempo reale. Sicuramente più il mercato si allarga, più la necessità di una disciplina economico-giuridica che rispecchi le direttive di armonizzazione del libero scambio in Europa, e le relative tutele, è fondamentale. Da questo punto di vista, la prima criticità è stata rappresentata dalla ricerca di una definizione giuridica omnicomprensiva del bene oggetto di tutela, ovvero l’nft in quanto asset.

Tale definizione dovrà necessariamente evolvere con l’evolvere del fenomeno, viaggiando su più livelli, e mantenendo ben presente il principio di neutralità tecnologica. Nel settembre del 2020, quindi, si è arrivati ad una proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio europei, nota nell’ambiente con l’acronimo MiCA o MiCAR, e per l’appunto, volta a disciplinare il mercato degli asset crittografici e a modificare la Dir. (UE) 2019/1937. Un corpo normativo che consta di ben 126 articoli, nei quali gli nft non sono mai espressamente menzionati.

A tal proposito, risulterà cruciale aspettare una fase applicativa per stabilire se questo tipo di assets possa rientrare o meno nel futuro regolamento europeo. Tale normativa ha, infatti, il solo scopo di rappresentare l’impianto autorizzativo, regolatorio e di vigilanza a cui nei prossimi anni gli attori del mercato dovranno rifarsi all’interno dell’Unione. Il che non costituisce a priori una limitazione, anzi potrebbe, al contrario, significare l’opportunità di usufruire di vantaggi, legati ad autorizzazioni uniche nel loro genere, parimenti a come accade a livello finanziario e tributario.

In base alle odierne risultanze, appare inoltre plausibile ritenere che agli smart contract, quali strumenti di scambio degli Nft, possano – e debbano – essere incorporate licenze di sfruttamento economico dell’opera da parte del titolare dei diritti, in modo tale da permettere anche in questo particolare contesto, di gestire i rapporti con gli utilizzatori. Ciò potrà e dovrà avvenire necessariamente con il supporto della blockchain quale unica tecnologia in grado di consentire, tra le altre cose, di certificare lo storico delle cessioni degli nft tra gli utenti e, inoltre, di assicurare sempre una conoscenza e conoscibilità della paternità dell’opera.

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