Sanremo e FantaSanremo: quanto vale l'economia del Festival?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
9.2.2024
Tempo di lettura: 1'
C’è una settimana particolare in cui (quasi) tutta l’Italia si ferma: è quella del Festival della canzone italiana di Sanremo, quest’anno giunto alla sua 74esima edizione. Ma quanta ricchezza genera l’evento più canterino dell’anno? EY lo ha calcolato, e noi ci siamo ricordati anche della recente ma già tradizionale ossessione festivaliera: il FantaSanremo

Sanremo, quanta ricchezza genera il festival? 

L’impatto economico che ha generato il Festival di Sanremo 2024 è di 205 milioni di euro, in aumento rispetto allo scorso anno. La stima arriva dalla società di consulenza EY. Di questi 205 milioni, 77 rappresentano il valore aggiunto in termini di pil, in crescita di circa sei milioni di euro rispetto alla precedente edizione, principalmente grazie a una maggiore raccolta pubblicitaria (e all’aumento generale dei prezzi). I posti di lavoro “pari al tempo pieno” sono oltre 1300, di cui circa 860 derivanti dagli effetti indiretti e indotti della kermesse. 

Specifica Mario Rocco, partner EY che «l’analisi considera non solo l’impatto delle spese organizzative, dei ricavi da pubblicità e sponsor e della presenza sul territorio di spettatori e addetti ai lavori, ma anche delle ripercussioni generate lungo le catene di fornitura, stimate in circa 125 milioni di euro. L’impatto, inoltre, non considera gli effetti, importanti ma di non immediata quantificazione, sull’industria discografica nel mercato fisico e digitale, che rappresentano un ulteriore impulso per la nostra economia». 

I settori maggiormente impattati grazie all’attivazione delle catene di fornitura sono quelli relativi ai servizi pubblicitari (96 milioni di giro d’affari), di alloggio e catering (13 milioni) e produzione cinematografica, televisiva e musicale (10 milioni).

Il fenomeno del FantaSanremo: da tavolino da bar a startup milionaria 

Il FantaSanremo era nato per gioco nel 2019 in un bar di Porto Sant’Elpidio, nelle Marche. Ogni anno i millennial fondatori (musicisti, lavoratori del mondo dello spettacolo, fonici e stand-up comedian) si ritrovavano insieme per guardare il Festival, e ogni volta ideavano qualche tormentone giocoso, come i meme o il gruppo Facebook. Poi, il colpo di genio: realizzare un gioco ispirato al Fanta Game of Thrones: ciascuno può comporre la propria squadra di cinque artisti spendendo 100 baudi. Solo nel 2020 i partecipanti erano 47. Nel 2021, l’esplosione: grazie al passaparola e agli artisti stessi che autoironicamente stanno al gioco, il fenomeno assume proporzioni inimmaginabili. Arrivano gli sponsor, c’è bisogno di creare una società (Mk2). Nel 2023 gli introiti superano i 50 milioni di euro; nel 2024 pare siano superiori. Del resto, per la prima volta è possibile giocare (oltre che dal sito) dalla app FantaSanremo, scaricata da oltre un milione di utenti. 


L’industria musicale in Italia: (in)sospettabile fonte di reddito

Nel suo ultimo rapporto, la Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae) conta, nel 2022, 54,6 mila concerti in tutto l’anno, il 110% in più rispetto al 2021 e il 42,5% in più rispetto al 2019, per un totale 24,3 milioni di spettatori: a trainare questo dato sono i live di musica, oltre 31mila in Italia nel 2022 (da soli raccolgono quasi 20,9 milioni di spettatori). Cifre che esemplificano il peso dell’industria della musica in Italia. 

Secondo le stime di Assomusica, nel 2017 la sola musica dal vivo aveva generato un totale di circa 750 milioni di euro, per circa 4,5 milioni di spettacoli, con un impatto medio sulle città di 1,2 euro aggiuntivi per ogni euro speso per biglietto. Metriche in aumento negli ultimi anni, dato che, al 2022, i soli concerti organizzati dagli associati di Assomusica hanno generato un fatturato di circa 500 milioni di euro. Se a questo si aggiunge anche l’attività delle case discografiche, l’importanza dell’industria diventa ancora più evidente: un recente studio ha stimato che ogni euro investito direttamente dalle case discografiche porta un contributo aggiuntivo di 1,8 euro di pil in altri settori della catena del valore dell’industria musicale. Volendo allargare ulteriormente l’analisi al di là di musica live e case discografiche, il rapporto ricorda che in Italia esistono una sessantina di conservatori e assimilati, che impiegano circa 6.500 docenti e diplomano più di 6.000 allievi ogni anno.


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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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