Procida, dove l’arte libera corpo e mente

Teresa Scarale
Teresa Scarale
24.6.2022
Tempo di lettura: 2'
Un ex carcere già palazzo reale borbonico; un’isola letteraria, sei artisti internazionali. Nasce così Sprigionarti, mostra evento di Procida capitale italiana della cultura 2022, simbolo della rigenerazione. Le parole del curatore Agostino Riitano

Palazzo d’Avalos fu il carcere dell’Isola di Procida. Dal 1988 non lo è più. Oggi, grazie all’investitura dell’isola a capitale italiana della cultura 2022, cinque celle di quella prigione che si affaccia sul borgo di Terra Murata sono diventate sale d’arte per una mostra dal nome evocativo, Sprigionarti. Sei gli artisti coinvolti, tutti di elevato profilo: Maria Thereza Alves (San Paolo, 1961), Jan Fabre (Anversa, 1958), William Kentridge (Johannesburg, 1955), Alfredo Pirri, Francesco Arena (Torre Santa Susanna, 1978) e Andrea Anastasio (Roma, 1961).

A cura di Agostino Riitano in collaborazione con Vincenzo de Bellis e sotto il matronato della fondazione Donnaregina per le arti contemporanee 2022, la mostra è stata inaugurata il 27 maggio, per terminare il 31 dicembre 2022. “Abbiamo chiesto a cinque grandi artisti di immaginare una prospettiva relazionale con l’ex colonia penale, un luogo simbolo e testimonianza della storia sociale, politica e urbanistica dell’isola, per indagare nuove risonanze di senso tra la dimensione storica della reclusione e dell’isolamento e la vocazione moderna di apertura e condivisione”, spiega lo stesso Riitano. 

“L’idea alla base del progetto è che un museo nel ventunesimo secolo debba essere rivolto a tutti, capace di offrire un’esperienza personale di crescita culturale, condiviso collettivamente come valore identitario essenziale, aperto alla diversità culturale, fortemente radicato sul territorio e, allo stesso tempo, orientato verso il contesto nazionale e internazionale”, prosegue il direttore di Procida 2022. 

“Significativo che questo venga fatto poi in quello che precedentemente è stato un carcere. Un luogo di reclusione e di isolamento, si trasformerà così in un luogo di apertura, fisica e mentale, attraverso l’arte contemporanea. La volontà è quella di costituire un laboratorio dinamico, volto alla produzione culturale e aperto alla partecipazione e all’interazione diretta dei vari segmenti di pubblico, mantenendo al contempo la sua funzione istituzionale di ricerca, produzione, conservazione ed esposizione, capace di valorizzare, e contestualmente rafforzare, la sua missione pubblica, in rapporto dialogico con la società e le dinamiche della cultura contemporanea”. 

Un approccio indicativo della volontà di rigenerare e restituire agli abitanti dell’isola questa imponente costruzione che prima di diventare carcere fu palazzo reale borbonico. Prima ancora era stato un palazzo signorile di epoca rinascimentale, costruito dalla famiglia d’Avalos, che governò Procida fino alla fine del Settecento. Nel 2013 l’edificio e i 5000 metri quadri di tenuta circostante sono stati acquisiti dal Comune di Procida, che cominciò i lavori di riqualificazione e messa in sicurezza. A distanza di nove anni, uno dei luoghi simbolo dell’Isola di Arturo, torna a vivere, nel modo più alto.


A cura di Agostino Riitano in collaborazione con Vincenzo de Bellis e sotto il matronato della fondazione Donnaregina per le arti contemporanee 2022, la mostra è stata inaugurata il 27 maggio, per terminare il 31 dicembre 2022. 


“Abbiamo chiesto a cinque grandi artisti di immaginare una prospettiva relazionale con l’ex colonia penale, un luogo simbolo e testimonianza della storia sociale, politica e urbanistica dell’isola, per indagare nuove risonanze di senso tra la dimensione storica della reclusione e dell’isolamento e la vocazione moderna di apertura e condivisione”, spiega lo stesso Riitano. 


“L’idea alla base del progetto è che un museo nel ventunesimo secolo debba essere rivolto a tutti, capace di offrire un’esperienza personale di crescita culturale, condiviso collettivamente come valore identitario essenziale, aperto alla diversità culturale, fortemente radicato sul territorio e, allo stesso tempo, orientato verso il contesto nazionale e internazionale”, prosegue il direttore di Procida 2022. 


“Significativo che questo venga fatto poi in quello che precedentemente è stato un carcere. Un luogo di reclusione e di isolamento, si trasformerà così in un luogo di apertura, fisica e mentale, attraverso l’arte contemporanea. La volontà è quella di costituire un laboratorio dinamico, volto alla produzione culturale e aperto alla partecipazione e all’interazione diretta dei vari segmenti di pubblico, mantenendo al contempo la sua funzione istituzionale di ricerca, produzione, conservazione ed esposizione, capace di valorizzare, e contestualmente rafforzare, la sua missione pubblica, in rapporto dialogico con la società e le dinamiche della cultura contemporanea”. 


Un approccio indicativo della volontà di rigenerare e restituire agli abitanti dell’isola questa imponente costruzione che prima di diventare carcere fu palazzo reale borbonico. Prima ancora era stato un palazzo signorile di epoca rinascimentale, costruito dalla famiglia d’Avalos, che governò Procida fino alla fine del Settecento. Nel 2013 l’edificio e i 5000 metri quadri di tenuta circostante sono stati acquisiti dal Comune di Procida, che cominciò i lavori di riqualificazione e messa in sicurezza. A distanza di nove anni, uno dei luoghi simbolo dell’Isola di Arturo, torna a vivere, nel modo più alto.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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