Ecco perché il Ruanda ha gestito la crisi meglio degli Usa

Rita Annunziata
8.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo il Covid performance index del Lowy Institute, i paesi che dispongono di maggiori risorse finanziarie hanno complessivamente gestito meglio la crisi. Ma, contrariamente alle attese, i più poveri hanno messo in atto le misure preventive più adeguate. Ecco la classifica globale

Il Ruanda si posiziona sesto nella classifica mondiale con 80,8 punti, mentre gli Stati Uniti scivolano alla 94esima posizione

La rapida diffusione del covid-19 lungo le principali arterie della globalizzazione, infatti, ha rapidamente travolto prima l'Europa e poi gli Usa

Le democrazie hanno riscontrato un successo leggermente maggiore rispetto ad altre forme di governo

Che impatto hanno avuto la posizione geografica, il sistema politico, gli indicatori demografici e la maggiore disponibilità di risorse finanziarie sulla gestione della crisi? A un anno dallo scoppio dell'emergenza pandemica, a mescolare le carte in tavola interviene il Covid performance index, uno studio del think thank australiano Lowy Institute sul modo in cui governi e società hanno combattuto questo “nemico invisibile”, esponendo anche le loro vulnerabilità. Contrariamente alle attese, il Ruanda si posiziona sesto con 80,8 punti mentre gli Stati Uniti boccheggiano alla 94esima posizione con 17,3 punti. E l'Italia? Andiamo per gradi.
La classifica, spiega l'istituto, è stata elaborata esaminando il numero di casi e decessi confermati, anche in proporzione ai test effettuati, coprendo le 36 settimane successive al centesimo caso registrato in 98 paesi e utilizzando i dati disponibili fino al 9 gennaio 2021. Resta esclusa dal ranking la Cina per “mancanza di dati pubblicamente disponibili sui test”. Anche se, secondo i ricercatori, è proprio in riferimento alla Terra del Dragone che emergerebbe il primo gap.

Posizione geografica


Dal punto di vista geografico, infatti, “sebbene l'epidemia di coronavirus abbia avuto inizio in Cina – spiegano – i paesi dell'Asia-Pacifico si sono dimostrati mediamente più efficaci nel contenere la pandemia”. Contrariamente, aggiungono, la rapida diffusione del covid-19 lungo le principali arterie della globalizzazione ha rapidamente travolto prima l'Europa e poi gli Stati Uniti. L'Europa, in particolare, avrebbe riportato il maggior miglioramento nel breve termine rispetto a qualsiasi altra regione, prima di soccombere alla seconda fase, “più grave”, degli ultimi mesi del 2020. Intanto, la diffusione della pandemia ha accelerato nelle Americhe, mentre diversi paesi del Medio Oriente e dell'Africa hanno frenato l'escalation iniziale con “solide misure preventive”. Quanto a questi ultimi due sottogruppi, Ruanda (6°), Senegal (36°) e Ghana (41°) si distinguono in termini di migliori prestazioni, contrariamente a Iraq (83°) e Israele (62°).

Democrazia o dittatura?


Per quanto riguarda invece i sistemi politici, tra blocchi e chiusure delle frontiere, i paesi con modelli autoritari sembrerebbero non aver riportato vantaggi prolungati nel tempo. “Nonostante un inizio difficile e alcune eccezioni degne di nota, tra cui Stati Uniti (94°) e Regno Unito (66°), le democrazie hanno riscontrato un successo leggermente maggiore rispetto ad altre forme di governo”, spiegano i ricercatori. Al contrario, regimi ibridi come quelli dell'Ucraina (90esima) e della Bolivia (93esima), sembrerebbero essere stati meno in grado di affrontare lo shock.

Popolazione


La classifica dei paesi sulla base della dimensione della popolazione ha rivelato le maggiori differenze, con i più piccoli (con una popolazione inferiore ai 10 milioni, ndr) che hanno sovraperformato le controparti lungo l'intero corso dell'anno, sebbene questo vantaggio si sia lievemente ridotto verso la fine del periodo in esame. Secondo i ricercatori, infatti, “i loro governi potrebbero aver trovato più facile costruire il consenso e garantire l'adesione alle linee guida sanitarie”. Al contrario, le aree urbane densamente abitate (come New York, Tokyo e Nuova Delhi) si sono rivelate essere i primi incubatori per eccellenza.

Sviluppo economico


Sebbene mediamente i paesi con redditi pro capite più elevati godessero di un maggior numero di risorse disponibili per combattere la crisi pandemica e abbiano ottenuto mediamente i risultati migliori, la situazione risulta disomogenea anche da questo punto di vista. Molti paesi in via di sviluppo, infatti, sembrerebbero aver fronteggiato al meglio lo scoppio iniziale della pandemia, mentre le economie avanzate nel loro complesso hanno finito per perdere il loro vantaggio negli ultimi mesi dell'anno. “I paesi più ricchi sono stati rapidamente sopraffatti, con i viaggi aerei internazionali che hanno accelerato la trasmissione del virus”, spiegano i ricercatori. “Al contrario, molti governi dei paesi in via di sviluppo hanno avuto più tempo e, spesso, un maggior senso d'urgenza, per mettere in atto misure preventive dopo che l'entità e la gravità della crisi globale sono diventate note”, aggiungono, senza dimenticare come il “dispiegamento non uniforme dei vaccini potrebbe dare ai paesi più ricchi un decisivo vantaggio e lasciare i più poveri lottare più a lungo contro la pandemia”.

La classifica: Nuova Zelanda al top


La classifica generale vede dunque sul podio la Nuova Zelanda, il Vietnam e Taiwan, che riportano rispettivamente 94,4, 90,8 e 86,4 punti. Chiudono in negativo, invece, la Colombia (7,7), il Messico (6,5) e il Brasile (4,3). Quanto all'Europa, l'Italia taglia pressappoco in due la graduatoria posizionandosi 59esima con 40,4 punti, anticipata da Svizzera (53esima con 46,3 punti) e Germania (55esima con 45,8 punti). Fanno peggio il Regno Unito (66esimo con 37,5 punti), la Francia (73esima con 34,9 punti), l'Olanda (75esima con 33,5 punti) e la Spagna (78esima con 31,2 punti).

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