L'avanzata del Dragone, la verità sui brevetti e la sindrome delle Galapagos

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
18.12.2020
Tempo di lettura: 7'
Nonostante alcune vulnerabilità, il colosso asiatico offre sorprendenti opportunità di crescita sul piano degli investimenti. Ma non bisogna fraintendere certi numeri. L'analisi di Chi Lo, senior economist Greater China di BNP Paribas Asset Management
Non solo numeri, ma riforme strutturali. Il successo dell'economia cinese parte anzitutto dalle prospettive di medio lungo termine, in un contesto dove la combinazione tra crescita e potenziale futuro rende Pechino un player economico unico al mondo. Seppur positivi, tuttavia, alcuni dati letti in maniera isolata possono portare fuori strada. Chi Lo, senior economist Greater China di BNP Paribas Asset Management, spiega perché.

Con 14 mila miliardi di dollari, l'economia cinese è la seconda più grande al mondo dopo gli Stati Uniti. Vale il 12% del Pil globale, o il 17% sulla base della parità del potere d'acquisto. Dov'è oggi la Cina?


Dal 2014, la Cina non è più solo il maggior esportatore al mondo, ma anche la più grande nazione commerciale in termini di scambi totali (esportazioni e importazioni assieme). Secondo il Fondo monetario internazionale, la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale motore dell'economia globale, contribuendo al 28% della crescita mondiale nei cinque anni dal 2013 al 2018, più del doppio della quota degli Stati Uniti.

Il Fmi prevede inoltre che la Cina continuerà ad essere il primo contributor della crescita del Pil mondiale nei prossimi cinque anni. Finanziariamente, il mercato obbligazionario cinese, pari a $16 mila miliardi, e il mercato azionario, pari a $10 mila miliardi, sono entrambi i più grandi al mondo dopo gli Stati Uniti. Ciò che più conta, tuttavia, è il modo in cui la Cina sta ponendo in essere le sue riforme strutturali, una combinazione che la rende una potenza economica unica.

La Cina è stata il primo Paese a cadere vittima della pandemia da Covid-19, ma anche il primo ad uscirne. A cosa si deve tale ripresa?


Il Fmi stima che la Cina sarà l'unico grande paese a registrare una crescita positiva del Pil nel 2020. Il perché è noto: è una grande economia continentale e possiede un governo capace di raggiungere chiari obiettivi politici. La crisi da Covid-19 ha provocato uno shock negativo, ma non ha causato né un deragliamento della crescita a lungo termine, né un indebolimento degli orientamenti politici. Iniziative quali l'internazionalizzazione del renminbi, la Belt & Road Initiative e il potenziamento industriale ("Made in China 2025") sono state solo rallentate dal Covid-19, ma non assolutamente bloccate. L'aspirazione della Cina è diventare un paese moderatamente ricco, con un'influenza pari a quella degli Stati Uniti entro il 2049.

Con l'amministrazione Biden, la Cina potrebbe passare da "nemico" degli Stati Uniti a "forte concorrente": quali scenari all'orizzonte? Pechino è arrivata a capire che la relazione bilaterale con gli Stati Uniti si è spostata in maniera permanente dallo stato di ‘impegno costruttivo' nell'era pre-Trump a quello di ‘competizione strategica' post-Trump.

Commercio e diplomazia dovrebbero comunque migliorare sotto la presidenza Biden. La politica commerciale democratica è infatti basata sul multilateralismo ed è contraria ad aumenti tariffari: la probabilità di un'escalation della guerra commerciale dovrebbe quindi calare, e questo è positivo sia per il commercio tra i due paesi, che per il tasso di cambio del renminbi. Ciò però non significa che la riduzione dei dazi tariffari sia semplice da attuare: Pechino dovrà continuare a rispettare i suoi impegni nell'accordo di fase uno e offrire alcune condizioni favorevoli per facilitare eventuali nuovi negoziati commerciali sino-statunitensi.

Biden e Cina: cosa dire sul futuro delle relazioni internazionali?


La politica della Cina post-Covid-19 sarà incentrata sulla strategia della doppia circolazione, un cambio di direzione introdotto nel maggio 2020 per concentrarsi sull'incremento della crescita interna e sugli investimenti in infrastrutture a tecnologia avanzata. Potenziare il settore industriale e ridurre le importazioni aiuterà gli asset cinesi a resistere meglio alla volatilità del mercato esterno e, quindi, ad attirare investitori globali in cerca di diversificazione. I marchi nazionali dell'innovazione tecnologica e finanziaria, delle biotecnologie e del settore retail guideranno le tendenze a lungo termine del mercato cinese, sulla scia di una prolungata guerra tecnologica sino-americana.
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Shanghai e Shenzhen a quota 10mila miliardi




E per le politiche green?


Biden ha fissato un obiettivo ambizioso di neutralità al carbonio per gli Stati Uniti entro il 2050; Xi Jinping si è impegnato a fare lo stesso entro il 2060. Sulle questioni del cambiamento climatico, Pechino potrebbe provare a cooperare con l'amministrazione Biden: il piano del nuovo presidente americano potrebbe spingere la Cina a tagliare la produzione di carbone e i sussidi. Pechino ha inoltre deciso di ridurre il consumo di carbone come principale fonte di energia.

Quanto pesa la tecnologia nella lotta alla leadership internazionale?


La competizione tecnologica resta la chiave delle tensioni sino-americane, con la politica industriale di Pechino al centro della contesa. L'enorme base di clientela domestica in Cina crea il contesto ideale per i produttori di chip, che possono sviluppare tecnologie competitive da esportare. Se a ciò si aggiunge l'intervento del governo cinese in forma di sussidi e la progressiva esclusione della concorrenza straniera, Pechino continuerà ad esser vista come l'artefice di un gioco sleale, a scapito dei paesi stranieri.





Tale paura potrebbe però essere esagerata: l'intervento statale ha creato un ambiente protetto, che ha fatto cadere molte aziende cinesi sotto la cosiddetta sindrome delle Galapagos: la Grande Muraglia di Pechino le ha senza dubbio preservate dalla concorrenza straniera, ma le ha anche private dell'attitudine alla competizione internazionale, rendendole impreparate al resto del mondo.








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La mappa dei bond cinesi

Guerra commerciale: tutto è nato da una questione di brevetti. Come si posiziona oggi la Cina?


La Cina ha affermato di aver depositato il maggior numero di brevetti nazionali al mondo a un tasso di crescita esponenziale, cosa che l'ha resa nel 2011 uno dei paesi più innovativi, superando Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti.




Questi dati hanno spinto molti osservatori a sostenere che la Cina diventerà presto un gigante tecnologico globale sfidando la leadership statunitense. Ma potrebbe essere un'illusione. Il perché è presto detto. Esistono tre tipi di brevetti: invenzione, modello di utilità e design. Il brevetto di invenzione è il più difficile da acquisire. I suoi iter di controllo e approvazione sono lunghi (oltre i 18 mesi). Tale tipologia ha rappresentato poco più del 20% del totale dei brevetti acquisiti dalla Cina nel 2017. Sono invece le categorie di modello di utilità e design ad aver aumentato il numero dei brevetti cinesi. Molti di questi, tuttavia, non hanno un vero e proprio valore: un brevetto di design per una nuova forma di tazza o un brevetto di modello di utilità per un distributore di carte da gioco su tavolo da casinò ne sono l'esempio.




I portafogli globali sono sempre più esposti ad est. Quali sono le prospettive di crescita a breve, medio, lungo termine per l'asset class?


Con la politica a lungo termine della Cina, determinata a rendere il paese una potenza economica globale e il renminbi una valuta globale nel lungo termine, le azioni cinesi diventeranno una asset class a sé stante, separata dal resto degli emerging market. I benchmark internazionali stanno progressivamente includendo azioni ed obbligazioni cinesi nei loro panieri. Le opportunità di investimento a lungo termine in Cina dovrebbero riflettere la trasformazione del suo modello di crescita: il vecchio modello cinese, trainato dagli investimenti finanziati a debito, è scomparso definitivamente nel mondo post-Covid-19. A partire dal 2013, quando il presidente Xi Jinping è salito al potere, la Cina ha trasformato il suo modello di crescita in un progetto nazionale fondato sulla tecnologia. Covid-19 ha accelerato questo cambiamento, rafforzando le spinte a favore della de-globalizzazione e del disaccoppiamento economico dagli Stati Uniti.





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La resilienza del renminbi

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