Concordato preventivo: di cosa si tratta e a chi si rivolge?

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Concordato preventivo: di cosa si tratta e le ultime novità

Il Concordato preventivo biennale è uno strumento che permette di fruire di consistenti vantaggi fiscali

Indice

Aumentare il gettito attraverso l’allargamento della platea di contribuenti idonei ad accedere alla misura del concordato preventivo.

È questo l’obiettivo che ha spinto il viceministro Leo a supportare alcuni correttivi alla disciplina, per incrementare le entrate.

La misura della pace fiscale, infatti, vale a dire l’accordo tra fisco e contribuenti lavoratori autonomi, non ha al momento dato i frutti sperati.

Sono ancora poche le adesioni effettive, su un ventaglio di 2 milioni di potenziali contribuenti.

L’allargamento dei potenziali beneficiari del concordato

Per promuovere la misura del concordato preventivo e allargare lo spettro dei potenziali contribuenti che potrebbero aderirvi, la proposta consiste nel cambiare i termini del concordato.

Si tratterebbe di includere un maggior numero di lavoratori autonomi prevedendo, tra le altre cose, un’imposta sostitutiva flat sull’eventuale maggior reddito rilevato dall’Agenzia.

Si tratta di una riformulazione della misura al ribasso che effettivamente potrebbe rendere più interessante l’accesso alla pace fiscale.

Infatti, tra le poche centinaia di contribuenti che finora hanno aderito (soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), e i forfettari), l’Agenzia delle entrate, per accordare l’ingresso al concordato, ha richiesto un adeguamento del reddito dichiarato per oltre il 40%.

In questo senso, anche per finanziare l’avanzamento della riforma Irpef, il correttivo da apportare alla disciplina sul concordato, prevede di tassare con un’imposta sostitutiva, variabile dal 10 al 15%, a seconda dell’Isa dei contribuenti, il maggior reddito che le Entrate dovessero chiedere a chi vi aderisce.

Cosa prevede la pace fiscale?

Il concordato preventivo biennale è un istituto che consente di raggiungere un accordo con il fisco, al fine di favorire la compliance del contribuente.

La misura, introdotta dal Dlgs n. 13/2024, risponde infatti all’esigenza di incrementare l’adempimento spontaneo dei contribuenti di minori dimensioni, titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo che svolgono la propria attività nel territorio dello Stato.

Nel periodo di imposta coperto dal concordato, i contribuenti che aderiscono alla proposta sono esclusi dagli accertamenti.

L’Agenzia delle entrate formula la proposta di concordato preventivo biennale tenendo in considerazione i redditi individuali e quelli settoriali per i contribuenti Isa, gli andamenti economici e dei mercati e gli specifici limiti posti dalla normativa sulla tutela dei dati personali.

In buona sostanza, detto strumento offre la possibilità ai titolari di partita iva soggetti agli Isa di concordare preventivamente con l’Agenzia delle Entrate le imposte per i successivi due anni.

Come capire se aderire al concordato conviene?

I contribuenti che aderiscono al regime forfetario e che in linea di massima sarebbero interessati ad aderire al concordato preventivo possono comprendere in anticipo il margine di convenienza di questa misura, rispetto alla propria specifica posizione contributiva e reddituale.

Più in particolare, tramite la dichiarazione precompilata i contribuenti possono inserire i propri dati per ricostruire il reddito nel quadro LM Redditi 2024, e alla luce di ciò consultare la proposta di concordato. Da cui discende l’opportunità di accettarla o meno entro il 15 ottobre.

Chi può accedere al concordato e chi no

È bene ricordare che questo strumento è indirizzato a una specifica categoria di contribuenti, vale a dire professionisti, piccole imprese che applicano ISA e forfetari.

È tuttavia necessario, quale condizione essenziale per accedere all’istituto del concordato:

  • aver avviato la propria attività prima del 2023
  • non avere debiti con il fisco nel periodo che precede quello della proposta
  • aver eventualmente provveduto al pagamento dei debiti di importo pari o superiore a 5 mila euro prima della scadenza dei termini di adesione.

Di conseguenza, l’istituto è escluso per coloro che:

  • hanno avviato la propria attività nel periodo di imposta precedente quello cui si riferisce la proposta
  • hanno mancato di presentare la dichiarazione dei redditi nei tre periodi di imposta precedenti
  • sono risultati condannati per un reato relativo alle imposte sui redditi o Iva o per riciclaggio nei tre periodi di imposta precedenti.

Infine, è bene sottolineare che per i contribuenti in regime forfetario l’applicazione del concordato preventivo è limitata al solo anno di imposta 2024.

Come funziona la flat tax incrementale

Al termine del Consiglio dei ministri è stata approvata la richiesta di introdurre la flat tax incrementale.

La flat tax sarà strutturata in 3 diversi livelli di aliquote, che saranno valutate in ragione dell’affidabilità fiscale del titolare di partita Iva:

  • i contribuenti considerati affidabili sul piano fiscale, con un punteggio ISA tra 8 e 10, potranno fruire di un’aliquota al 10%
  • i contribuenti tra 6 e 8, possono beneficiare di un’aliquota del 12%
  • i contribuenti con un punteggio inferiore a 6 hanno diritto ad un’aliquota del 15%.

Si sviluppano su tre scaglioni, dunque, le aliquote che verranno applicate sulla differenza tra il reddito maturato nel 2023 e il maggior reddito emerso in ragione dell’adesione al concordato.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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