Concordato preventivo: quello da sapere per accordarsi con il fisco

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Concordato preventivo biennale: quello che occorre sapere

Il CPB è uno strumento che permette di fruire di consistenti vantaggi fiscali, tuttavia deve essere preferibilmente utilizzato con il supporto di un consulente esperto

Indice

Si fa un gran parlare, in questi giorni, di Concordato Preventivo Biennale. Dopo alcuni cambi di rotta da parte del governo, sembra che si sia arrivati ad una decisione alle novità che riguardano detto istituto.

La scadenza per accedere a questo strumento sembrerebbe fissata al 31 ottobre.

Ma di cosa si tratta? Quali sono i vantaggi di questo strumento e chi ne può beneficiare?

Concordato preventivo biennale: cos’è?

Si tratta di un istituto di tax planning e compliance che favorisce l’adempimento spontaneo da parte di alcune categorie di contribuenti nei loro impegni verso il fisco.

Questo strumento, infatti, indirizza il focus del prelievo tributario sulla predeterminazione dei redditi.

Più in particolare, l’Agenzia delle Entrate elabora una proposta biennale ai titolari di partita Iva, sulla base dei dati che già possiede, al fine di valutare preventivamente le imposte che si stima saranno dovute da quel contribuente.

L’Agenzia, accedendo alle banche dati e incrociando le informazioni a propria disposizione con le dichiarazioni del contribuente, stima in anticipo le imposte sui redditi che il contribuente presumibilmente dovrà pagare.

Sulla base di questa proposta contribuente e fisco predispongono un accordo, che appunto ha durata biennale.

Tutto ciò considerato, in sintesi, questo strumento consente:

  • alle imprese e ai professionisti di concordare un imponibile fisso in via preventiva con l’Agenzia, liquidando le imposte sulla base di quanto stimato a prescindere dal fatturato effettivo.

Chi ne può beneficiare?

L’istituto è pensato per favorire l’adempimento e la collaborazione di talune categorie di contribuenti con il fisco.

In particolare, hanno possibilità di accedere a detto strumento:

  • i contribuenti titolari di reddito d’impresa
  • i contribuenti che svolgono lavoro autonomo derivante dall’esercizio di arti e professioni soggetti agli indici sintetici di affidabilità
  • i contribuenti che aderiscono al regime forfettario.

Per poter accedere è necessario:

  • che il contribuente non abbia debiti tributari
  • che il contribuente abbia estinto i debiti tributari d’importo complessivamente pari o superiore a 5.000 euro, compresi interessi e sanzioni, derivanti da tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate o da contributi previdenziali definitivamente accertati, entro il termine per l’accettazione della proposta.

Si è esclusi dalla possibilità di ricorrere a detto strumento nei seguenti casi:

  • qualora il contribuente abbia mancato di presentare la dichiarazione dei redditi in relazione ad almeno uno dei tre periodi d’imposta precedenti a quelli di applicazione del concordato
  • qualora il contribuente risulti destinatario di condanna per un reato in materia di imposte sui redditi, nel caso di false comunicazioni sociali, nonché per i reati di riciclaggio, per il reato di Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, commessi negli ultimi tre periodi d’imposta antecedenti a quelli di applicazione del concordato.

Potenziali vantaggi

Il Concordato Preventivo Biennale consente al contribuente di fissare in anticipo il dovuto nei confronti del fisco. In questo senso, laddove dovessero emergere maggiori redditi effettivi rispetto ai valori stimati oggetto di concordato, l’Agenzia non modificherà il calcolo delle imposte dovute da parte del contribuente.

Secondo questa logica, le partite Iva che dovessero fatturare più di quanto concordato con l’Agenzia non saranno tassate per le somme eccedenti.

Vale, tuttavia, anche il contrario. Laddove la partita Iva dovesse fatturare meno di quanto concordato, raggiungendo quindi un reddito inferiore, si troverà a pagare comunque l’importo preventivamente stimato con l’Agenzia.

Un altro vantaggio non di poco conto consiste nel fatto che per tutta la durata del Concordato, dunque due anni, il contribuente non sarà sottoposto ad accertamenti fiscali.


Alcune considerazioni

Lo strumento in questione si fonda sulla predeterminazione del reddito. L’Agenzia, alla luce di tutte le informazioni a sua disposizione, stima i redditi e le imposte esigibili nei confronti di quel contribuente nell’arco di due anni, senza tenere conto, dunque, della capacità contributiva effettiva.

È evidente che siffatta circostanza può, per certi versi, disincentivare il contribuente ad fruire di questo istituto. Il contribuente infatti si espone al rischio di raggiungere un reddito inferiore a quello stimato e comunque versare al fisco le imposte concordate.

Per questa ragione, questo strumento, che pure permette in linea potenziale di fruire di consistenti vantaggi nell’ambito del tax planning, deve essere utilizzato con cautela preferibilmente attraverso il supporto di un consulente esperto.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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