Longevity Risk universalmente significa il rischio di sopravvivere ai propri risparmi e può dipendere dal fatto di avere più anni di vita di quanti ne possono sostenere le nostre riserve economiche oppure di incorrere in una serie di eventi tipici della vecchiaia avanzata che possono prosciugare le riserve economiche. Il longevity risk è, quindi, sì un rischio finanziario, ma dipende anche da una serie di “rischi” non finanziari interdipendenti, per cui è già evidente che il solo strumento di incremento del reddito pensionistico può non essere sufficiente. Oppure semplicemente troppo costoso. Occorre anche “ridurre la superficie del patrimonio” esposta alle fragilità della tarda età. Per garantire più risorse economiche alla vecchiaia si deve utilizzare un mix di strumenti finanziari e logiche di resilienza.
Per tutti i comuni mortali che non eccellono per ricchezza personale è importante mettere a fattor comune tutte le opzioni disponibili.
- previdenza integrativa: sempre più fondamentale ma ancora poco battuta. Molte sono le aziende che offrono ai lavoratori fondi pensioni negoziali con un contributo del datore che raddoppia o triplica il contributo volontario del lavoratore. Eppure, in un mondo in cui ci si sbatte per uno zero virgola in più sul conto corrente, il 100% o 200% in più offerto da questi fondi viene spesso snobbato dai lavoratori. E raramente perché non possano proprio permettersi di accantonare l’1% del proprio stipendio mensile… Semplicemente perché non si è ancora sviluppata consapevolezza del rischio di longevità;
- redditi passivi: per qualcuno si tratta di rendite provenienti da strumenti finanziari o da partecipazioni azionarie, per molti altri di redditi da proprietà immobiliari. Il nostro è un Paese di proprietari di case e nei prossimi decenni un enorme numero di proprietà immobiliari passerà di mano. Chi eredita una proprietà immobiliare avendo già casa propria si trova nella possibilità e nella difficoltà di gestire una vera e propria strategia di messa a reddito, non per risolvere il problema del tenore di vita in età avanzata, ma per aggiungere un tassello alla sua strategia di resilienza finanziaria;
- nuove prospettive di lavoro in età senior: il continuo aumento dell’aspettativa di vita, la recente impennata inflazionistica e la svalutazione dei risparmi che ha portato con sé stanno facendo riflettere molti lavoratori senior sull’opportunità di immaginare una seconda fase lavorativa, magari part time, parallela ai primi anni di pensione. Cominciano a nascere le prime piattaforme dedicate all’offerta di lavoro senior e in alcuni Paesi, come in Germania con la Allianz der Chancen, si creano alleanze tra grandi aziende per offrire programmi di re-skilling o up-skilling ai loro lavoratori che li portino a un livello più attuale di competenze e di mobilità tra aziende e settori industriali;
- rendite e piani di accumulo: nel mondo finanziario esistono strumenti nati accumulare risparmio destinato alla vecchiaia. Sono strumenti che spesso offrono le due opzioni di riscatto, in capitale o in rendita vitalizia. La maggior parte dei titolari preferisce riscattare il capitale, sebbene il Paese non presenta un’educazione finanziaria tale da consentire a queste persone di amministrare
- il capitale affinché renda al massimo. Se uno strumento nasce per garantire il nostro reddito da pensionati è bene che la sua finalità sia rispettata: la rendita vitalizia svolge questo ruolo, il capitale non esattamente. L’altra direttrice della salvaguardia delle risorse patrimoniali è evitare di esporle a rischi, ovvero spostare i rischi patrimoniali che si nascondono dietro ai rischi di vecchiaia da sé ad altri;
- polizze sanitarie e LTC: la sofferenza strutturale del nostro welfare sanitario pubblico, il cambiamento delle dimensioni delle nostre famiglie e la prospettiva di vite ormai pressoché centenarie sono alcune delle ragioni che portano a considerare le polizze sanitarie e LTC come strumenti di garanzia di accesso alla tempestività della cura e all’assistenza a lungo termine, senza dilapidare il patrimonio familiare;
- adattamento della casa di residenza all’età avanzata: in questo caso si tratta di investire in un asset patrimoniale, la casa, affinché svolga il suo doppio ruolo di protezione dell’(i) integrità fisica e (ii) patrimoniale della persona. Se la casa offre sicurezza e protezione anche in età avanzata è possibile che il rischio di fragilità estrema che impedisce una vita autonoma si allontani e con esso anche il rischio di sostenere i costi dell’assistenza continuativa.
Un insieme di azioni guidate da consapevolezza e pensiero previdente sarà sempre più necessario per gestire in modo autonomo la propria longevità. Almeno finché il sistema sociale intorno a noi avrà aggiornato le proprie logiche alla nuova demografia. Non esiste quindi una soluzione, ma un insieme di buone pratiche che affrontino e controllino il rischio di longevità dai quattro punti cardinali.