Criptovalute in successione: perché gli eredi potrebbero non recuperarle
Un wallet può custodire centinaia di migliaia di euro senza lasciare traccia nei conti bancari, negli archivi di famiglia o tra le carte del proprietario. Alla sua morte, gli eredi potrebbero conoscere l’esistenza delle cripto-attività ma non riuscire a trasferirle. Oppure potrebbero non scoprirle affatto.
È questo il tratto più insidioso del patrimonio digitale: il diritto può stabilire chi eredita il bene, ma non è in grado di ricostruire una chiave privata perduta. La blockchain registra indirizzi e transazioni; non identifica necessariamente il titolare e non prevede uno sportello al quale chiedere il ripristino delle credenziali.
Wallet custodial e self-custody: cosa cambia per gli eredi
La prima distinzione è tra custodia presso un intermediario e self-custody.
Nel primo caso le cripto-attività sono detenute attraverso un exchange o un prestatore di servizi. Gli eredi, dimostrata la propria qualità, possono attivare le procedure previste dall’operatore. Il regolamento europeo MiCA ha introdotto regole uniformi per i prestatori di servizi in cripto-attività e per la custodia dei token, rafforzando il quadro di vigilanza e protezione. Non ha però creato una procedura successoria europea né risolto i casi in cui il provider opera fuori dall’Unione.
Nel wallet non custodial, invece, il controllo dipende dalla private key o dalla seed phrase. Non esiste un intermediario che possa sbloccare il portafoglio. La perdita delle credenziali produce un risultato paradossale: il bene appartiene agli eredi, ma resta economicamente inutilizzabile. Password, chiavi e codici non coincidono con il bene ereditato. Sono gli strumenti che consentono di esercitare il controllo sul bene. Il Consiglio nazionale del Notariato richiama proprio la necessità di distinguere la titolarità delle risorse digitali dalle relative credenziali di accesso e segnala che, in Italia e in Europa, manca ancora una disciplina organica dell’eredità digitale.
Successione delle cripto-attività: testamento, legittimari e rischi
Sul piano civilistico, le cripto-attività con valore economico entrano nell’asse ereditario e sono soggette alle regole ordinarie della successione, comprese la tutela dei legittimari e le disposizioni testamentarie.
L’aver consegnato la seed phrase a un figlio o a una persona di fiducia non equivale, di per sé, ad attribuirgli validamente le cripto-attività. Al contrario, può consentirgli di trasferirle prima che gli altri eredi ne conoscano l’esistenza, aprendo un contenzioso nel quale la ricostruzione delle operazioni dipenderà dall’analisi degli indirizzi e dei movimenti registrati sulla blockchain.
Successione cripto: imposte e dichiarazione di successione
Anche il profilo fiscale richiede attenzione. Le cripto-attività devono essere considerate nella dichiarazione di successione, da presentare entro dodici mesi dall’apertura della successione, e concorrono alla formazione dell’attivo ereditario secondo il valore rilevante alla data del decesso. Si applicano le aliquote e le franchigie ordinarie, determinate dal rapporto tra il defunto e il beneficiario.
La determinazione del valore può essere complessa quando i token sono negoziati su più piattaforme, presentano scarsa liquidità o registrano forti oscillazioni nelle ore vicine al decesso. Diventa quindi necessario conservare evidenze attendibili delle quotazioni utilizzate, della quantità posseduta e degli indirizzi riconducibili al defunto.
Il valore dichiarato assume inoltre rilievo per il futuro. In caso di successiva cessione da parte dell’erede, il costo fiscale delle cripto-attività è costituito dal valore definito o, in mancanza, da quello indicato ai fini dell’imposta di successione. Una valutazione approssimativa può dunque incidere anche sulla plusvalenza realizzata anni dopo.
Come pianificare la successione di un patrimonio in criptovalute
La pianificazione efficace deve tenere separati tre livelli.
Il primo è l’inventario: piattaforme utilizzate, indirizzi pubblici dei wallet, tipologie di token e documentazione utile a dimostrarne la provenienza.
Il secondo è la destinazione giuridica, da affidare a un testamento coerente con le quote riservate ai legittimari.
Il terzo è il protocollo di accesso, che deve indicare come reperire le credenziali senza inserirle direttamente nel testamento, documento destinato a circolare nella procedura successoria e quindi inadatto a contenere una seed phrase.
Le soluzioni possono prevedere la custodia separata delle istruzioni, l’intervento di un esecutore testamentario, sistemi crittografati o wallet multisignature, nei quali il trasferimento richiede l’utilizzo di più chiavi.
Il protocollo deve essere aggiornato ogni volta che cambiano wallet, dispositivi o credenziali.
Nessuno strumento tecnico sostituisce però la pianificazione successoria. Chi può materialmente muovere i token non è necessariamente colui al quale essi spettano.
Per i patrimoni tradizionali il problema principale è individuare il bene e attribuirlo agli eredi. Per le cripto-attività esiste un passaggio precedente: renderle conoscibili e recuperabili. Senza questo passaggio, una parte della ricchezza familiare può sopravvivere sulla blockchain e scomparire, nello stesso momento, dal patrimonio effettivamente trasmissibile.

