Mifid, non basta più la compliance: cosa cambia per gli investitori

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Un martelletto di legno con la scritta "DIRITTO DI FAMIGLIA" è appoggiato su una scrivania accanto a una bilancia di ottone, con file di scaffali sfocati sullo sfondo, a simboleggiare questioni legali come il diritto di famiglia e la convivenza di fatto.

Non basta più rispettare la Mifid: la giurisprudenza ridefinisce gli obblighi degli intermediari e rafforza la tutela degli investitori nella consulenza finanziaria

Indice

Per molti anni il rapporto tra intermediario finanziario e investitore è stato interpretato prevalentemente attraverso la lente della compliance regolamentare. La domanda principale era se fossero stati rispettati gli adempimenti previsti dalla disciplina Mifid: acquisizione delle informazioni sul cliente, profilatura del rischio, valutazione di adeguatezza e consegna della documentazione informativa.

Oggi il tema si sta spostando. La vera domanda non è più soltanto se l’intermediario abbia rispettato una procedura, ma se abbia concretamente svolto il proprio ruolo: accompagnare il cliente nelle decisioni di investimento attraverso una valutazione professionale coerente con i suoi obiettivi, la sua situazione patrimoniale e la sua capacità di sostenere il rischio.

È il passaggio dalla compliance formale alla responsabilità sostanziale. La Mifid ha rappresentato un momento fondamentale nell’evoluzione della tutela degli investitori, ma la crescente complessità dei mercati dimostra che il rispetto della procedura non può rappresentare il punto di arrivo della relazione fiduciaria.

La firma di un documento non sostituisce una consulenza.
La compilazione di un questionario non sostituisce una valutazione professionale.
L’informazione non sostituisce la responsabilità.

Mifid e consulenza finanziaria: dalla compliance alla tutela dell’investitore

Si passa quindi dalla vendita del prodotto alla protezione dell’investitore. Il cambiamento più significativo riguarda la natura stessa del ruolo dell’intermediario.

Il modello nel quale la banca o la rete distributiva erano prevalentemente chiamate a collocare strumenti finanziari appartiene ormai al passato. La crescente sofisticazione dei prodotti e la maggiore consapevolezza degli investitori richiedono un diverso modello di relazione.

L’intermediario assume sempre più una funzione di guida e protezione. È quella che può essere definita una vera obbligazione di protezione: non soltanto fornire informazioni corrette, ma utilizzare competenza ed esperienza professionale per evitare che il cliente assuma rischi non coerenti con la propria situazione.

Questo non significa trasformare l’intermediario in un garante del risultato economico dell’investimento. Il rischio di mercato resta inevitabile e ogni investimento comporta una componente di incertezza.
Significa però garantire la qualità del processo decisionale che conduce alla scelta dell’investimento.
Il valore della consulenza non è prevedere il futuro, ma aiutare il cliente a comprendere le conseguenze delle proprie decisioni.

Questionario Mifid e obblighi dell’intermediario: i limiti della compliance

Uno degli equivoci più frequenti degli ultimi anni è stato considerare la documentazione Mifid come una protezione preventiva rispetto ad ogni possibile contestazione.
La giurisprudenza più recente sta dimostrando che questa impostazione non è sufficiente.
Il questionario Mifid è uno strumento fondamentale, ma non può diventare un esercizio burocratico. Fotografa il profilo del cliente in un determinato momento, ma non sostituisce il dialogo professionale necessario per comprenderne esigenze, aspettative, vincoli patrimoniali e reale percezione del rischio.

Come ha ribadito la Corte di Cassazione, la sottoscrizione della documentazione informativa non esaurisce gli obblighi dell’intermediario.

La Cassazione n. 14019/2025 ha confermato che l’intermediario deve dimostrare non soltanto di avere fornito informazioni, ma di avere svolto una valutazione concretamente adeguata rispetto alla specifica operazione e al profilo dell’investitore.

Ancora più significativa è la Cassazione n. 3644/2025, che ha escluso che il comportamento non collaborativo del cliente nella fase di profilazione possa automaticamente eliminare gli obblighi di correttezza e protezione gravanti sull’intermediario.

Il principio che emerge è chiaro: la tutela dell’investitore non può essere affidata esclusivamente alla documentazione.

Prodotti illiquidi, adeguatezza Mifid e protezione degli investitori

Il tema dell’adeguatezza assume una particolare rilevanza quando l’investimento presenta caratteristiche di elevata complessità, illiquidità o rendimento potenziale molto elevato.
Quanto più aumenta la complessità dello strumento, tanto più deve crescere la profondità della valutazione richiesta all’intermediario.
Il punto non è impedire al cliente di assumere rischio. Un investitore consapevole può scegliere strumenti complessi o caratterizzati da maggiore volatilità.

La questione è diversa: verificare che quel rischio sia realmente compreso e coerente con la situazione complessiva del cliente.
La storia dei mercati finanziari, dai bond argentini agli strumenti emessi da soggetti con elevato rischio di credito, dimostra che un rendimento apparentemente elevato rappresenta sempre il corrispettivo di un rischio maggiore.

L’intermediario non può limitarsi a rappresentare il rendimento potenziale dell’investimento, ma deve rendere percepibile il rapporto tra rendimento atteso, probabilità di perdita, liquidabilità dello strumento e orizzonte temporale.
Il rischio non è soltanto quello del prodotto. È il rischio del prodotto inserito nel patrimonio del cliente. Questa è la vera dimensione dell’obbligazione di protezione.

Investimenti in private market e consulenza: come cambia la valutazione di adeguatezza

La questione diventa ancora più rilevante con la crescita degli investimenti nei mercati privati.
Private equity, private debt, Eltif e strumenti alternativi rappresentano opportunità importanti di diversificazione, ma richiedono una valutazione dell’adeguatezza più sofisticata rispetto agli strumenti quotati.

In questi casi il rischio non è soltanto la perdita di valore, ma anche l’assenza di liquidità, la durata dell’investimento, la difficoltà di valorizzazione dell’attivo e la possibilità che il cliente abbia necessità di disporre del capitale prima della scadenza.
La consulenza non può quindi limitarsi alla descrizione del prodotto. Deve spiegare il progetto finanziario nel quale quel prodotto viene inserito.

La qualità della consulenza diventa centrale

L’evoluzione della disciplina Mifid porta ad una conclusione precisa: la responsabilità dell’intermediario non si misura più soltanto sulla correttezza formale degli adempimenti, ma sulla capacità di costruire una relazione di fiducia fondata sulla conoscenza reale del cliente.

La compliance rimane indispensabile, ma non è più sufficiente. Il vero vantaggio competitivo degli intermediari sarà sempre più rappresentato dalla qualità della consulenza, dalla capacità di accompagnare il cliente nelle decisioni e dalla dimostrazione di avere perseguito concretamente il suo interesse.

Dalla compliance alla fiducia: la nuova frontiera della Mifid

La nuova frontiera della responsabilità finanziaria è quindi quella di una obbligazione di protezione: non garantire il rendimento, ma garantire la qualità del percorso che porta alla scelta dell’investimento.
La trasformazione più profonda del rapporto tra intermediario e investitore è proprio questa: dalla vendita di prodotti alla costruzione di fiducia.

Domande frequenti su Mifid, non basta più la compliance: cosa cambia per gli investitori

Qual era l'approccio prevalente nel rapporto tra intermediario finanziario e investitore prima del cambiamento di prospettiva introdotto dalla Mifid?

Per molti anni, il rapporto era interpretato principalmente attraverso la lente della compliance regolamentare. L'attenzione era focalizzata sul rispetto degli adempimenti previsti dalla disciplina Mifid, come l'acquisizione di informazioni sul cliente e la valutazione di adeguatezza.

Cosa si intende per 'compliance regolamentare' nel contesto della Mifid secondo l'articolo?

La compliance regolamentare si riferisce al rispetto degli obblighi previsti dalla disciplina Mifid. Questi includono l'acquisizione delle informazioni sul cliente, la profilatura del rischio, la valutazione di adeguatezza e la consegna della documentazione informativa.

Qual è il nuovo tema centrale che sta emergendo nel rapporto tra intermediario e investitore, superando la sola compliance?

Il tema si sta spostando dalla mera verifica del rispetto degli adempimenti alla qualità della consulenza offerta. La vera domanda non è più solo se l'intermediario abbia rispettato le regole, ma come la consulenza impatti effettivamente la tutela dell'investitore.

In che modo la Mifid sta influenzando la valutazione di adeguatezza per investimenti in prodotti illiquidi o nel private market?

La valutazione di adeguatezza per prodotti illiquidi e investimenti nel private market sta diventando più complessa. L'articolo suggerisce che la semplice compliance non è più sufficiente, implicando una maggiore attenzione alla reale comprensione e idoneità di tali prodotti per l'investitore.

Qual è la 'nuova frontiera' della Mifid menzionata nell'articolo, oltre alla compliance?

La nuova frontiera della Mifid si sposta dalla mera compliance alla costruzione della fiducia tra intermediario e investitore. La qualità della consulenza diventa centrale, indicando un passaggio verso un rapporto più trasparente e orientato al benessere del cliente.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Vignetta dell'avvocato Gianluigi Serafini, partner di GA-Alliance e Adgiunct professor in Bologna Business School - Università degli studi di Bologna.

di Gianluigi Serafini

È partner di GA-Alliance, studio legale internazionale che opera in 73 paesi, attraverso 2.500 professionisti ed è Adgiunct professor in Bologna Business School – Università degli studi di Bologna – dov’è Program director del corso “Family business – governance” e del corso “Cfo in a private equity company”. È esperto in contrattualistica di impresa ed M&A, mercati di capitali, wealth management e gestione di patrimoni aziendali. Inoltre è competente nel settore delle privatizzazioni, quale consulente di primari enti con riferimento alle multi-utility, alle fiere e alle società aeroportuali.