Longevity: l’industria del wealth è pronta? Come attrezzarsi

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Longevity planning

Gli over 65, entro il 2035, potrebbero arrivare a rappresentare oltre il 30% della popolazione italiana. Sarà cruciale che l’industria riesca ad anticipare questi trend e a innovare le proprie strategie di risparmio e investimento. Come? Parola a Mauro Panebianco e Flavio Fidani di PwC

Indice

  • Già nel 2022 gli over 65 rappresentavano quasi il 25% della popolazione italiana, ma si stima che tale proporzione possa superare il 30% nel 2035
  • PwC: “Avviare dei piani di formazione finanziaria, in grado di diffondere consapevolezza tra reti e clienti finali. E riconsiderare l’utilizzo di longevity o mortality bond”

L’allungamento delle aspettative di vita, combinato con una riduzione dei tassi di natalità, sta mutando il contesto sociale ed economico italiano. Già nel 2022, per effetto dei due trend demografici, gli over 65 rappresentavano circa il 25% della popolazione italiana, ma si stima che possano superare il 30% nel 2035. Una dinamica destinata a sollecitare la tenuta dei sistemi di welfare del Belpaese, con effetti a cascata sul wealth management. “In quanto legata alle caratteristiche e ai bisogni dei propri clienti, sarà cruciale che l’industria riesca ad anticipare questi trend e a innovare le proprie strategie di risparmio e investimento”, dichiarano a We Wealth Mauro Panebianco, partner PwC Italia, asset & wealth management leader, e Flavio Fidani, partner e actuarial services leader PwC Italia. Come?

Innanzitutto, dicono gli esperti, restaurando l’offerta di valore. Precedentemente basata principalmente sulla gestione degli attivi, dovrà virare verso una gestione delle passività in ottica di protezione del patrimonio. Senza dimenticare che l’aumento della speranza di vita determinerà la convivenza contemporanea di un numero senza precedenti di differenti generazioni. “Il wealth management dovrà dunque avere la capacità di intercettare le esigenze di ciascuna di esse, in quanto saranno caratterizzate da bisogni, preferenze e stili di vita profondamente diversi”, affermano Panebianco e Fidani. In quest’ottica si aprono quindi una serie di opportunità e sfide per chi si occupa di gestione del patrimonio.

Le opportunità per il wealth management

Le principali opportunità riguarderanno la capacità dell’industria di fornire servizi che possano sopperire alle difficoltà a cui i sistemi di welfare pubblici andranno incontro. “Sono ormai sotto gli occhi di tutti le difficoltà dei sistemi previdenziali e assistenziali nazionali nel riuscire a garantire dei livelli di servizio adeguati e tale inadeguatezza rischia di aumentare di pari passo con l’evoluzione dei trend demografici”, osservano Panebianco e Fidani. “In tale contesto, l’industria potrà fornire una consulenza che contempli servizi orientati a una gestione del patrimonio ibrida tra investimenti, coperture assicurative e servizi, per garantire adeguati standard di vita ad una popolazione sempre più longeva e allo stesso tempo ambiziosa di mantenere un lifestyle attivo (tra wellness, viaggi, tempo libero)”.

“Prodotti più semplici e meno costosi”

Dall’altra parte, sembra chiaro che un’Italia “più anziana” sia destinata a soffrire in termini di produttività, competitività e capacità di attrarre investimenti. Una diretta conseguenza, secondo gli esperti, sarà la difficoltà di preservare adeguati livelli di pil e tassi di interesse reali. Il che significa che l’industria dovrà generare risultati in uno scenario più contratto rispetto a quello attuale. “Inoltre, è plausibile che le future dinamiche tecnologiche aumenteranno la competitività all’interno del settore, attirando interesse anche di operatori non convenzionali in grado di offrire servizi a prezzi competitivi utilizzando tecnologie emergenti”, sostengono Panebianco e Fidani, riferendosi a intelligenza artificiale generativa e robo advisor. “Bisogna considerare che i nuovi silver saranno tecnologicamente alfabetizzati e in grado di accedere a tali servizi evoluti; pertanto, anche gli operatori tradizionali dovranno cavalcare il progresso tecnologico, ampliando l’offerta per dedicare al segmento mass market prodotti più semplici e meno costosi, ideare pacchetti personalizzati e flessibili riservati al segmento affluent, fino ad arrivare a una proposizione tailor-made destinata al mercato private, che coniughi un’ottimizzazione tra la componente finanziaria, previdenziale e assicurativa”.

L’industria è pronta a cogliere la sfida?

Ma l’industria del wealth management è pronta a cogliere la sfida? “È sicuramente consapevole del trend demografico e degli effetti che si manifesteranno già nei prossimi anni”, dicono Panebianco e Fidani. “Tale consapevolezza si sta al momento traducendo in un interesse verso fondi tematici che investono in aziende operanti nell’ambito della silver economy, il cui numero è aumentato negli ultimi anni. Inoltre, recentemente sono nate delle piattaforme di consulenza che si fondano sull’analisi dei bisogni finanziari e assicurativi e non soltanto sull’ottimizzazione del portafoglio finanziario, includendo quindi i bisogni legati al ciclo di vita dell’investitore (come Life Planning di Banca Mediolanum)”.

Queste soluzioni, dicono gli esperti, sono in grado di ottimizzare la capacità di mantenimento del proprio stile di vita in caso di insorgenza di patologie croniche o non autosufficienza. “Infatti, nonostante attualmente i sistemi pubblici riescano – con difficoltà – a garantire servizi di livello sufficiente, andremo verso un modello di welfare con una forte componente privata. Sarà quindi essenziale che gli obiettivi dei modelli di gestione patrimoniale della futura silver age non riguardino esclusivamente la redditività degli investimenti ma anche la conservazione del patrimonio, che potrebbe essere altrimenti completamente eroso in caso di ricorso alla sanità privata per la cura di condizioni croniche, frequenti tra gli over 65”, suggeriscono Panebianco e Fidani.

Per attrezzarsi, secondo gli esperti, l’industria potrebbe avviare dei piani di formazione finanziaria in grado di diffondere consapevolezza tra le reti consulenziali e i clienti finali. Formazione che dovrà necessariamente riguardare anche temi relativi a salute, benessere e assistenza. “La formazione, unita alla tecnologia saranno elementi efficaci nel guidare i clienti a una scelta consapevole dei servizi utili a rispondere alle proprie esigenze. Inoltre, nel contesto europeo, si sta riconsiderando l’utilizzo di longevity o mortality bond, strumenti derivati i cui cash-flow dipendono dalla legge di longevità/mortalità di un determinato Stato”.

Articolo tratto dal n° di giugno di We Wealth.
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di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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