Azionari Africa e Medio Oriente: perché inserirli in portafoglio

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Il confronto con categorie simili consente di individuare negli azionari Africa e Medio Oriente un’esposizione capace di generare un plus importante. Negli ultimi 12 mesi, i prodotti di questo comparto hanno realizzato un ritorno prossimo al 25%, con una volatilità inferiore al 9%

Indice

Nell’ambito della gestione di portafoglio le strategie che si possono abbracciare sono molteplici e spesso integrabili tra di loro. Un esempio può arrivare dall’investimento negli azionari Africa e Medio Oriente. Queste strategie rappresentano, infatti, un insieme aperto a nuovi approcci innovativi, ma forti di un nucleo di elementi tradizionali condivisi e avvallati da decenni di letteratura e di uso comune.

Alla ricerca del compromesso tra rendimento e rischio: l’indice di Sharpe

La ricerca del miglior compromesso tra rendimento e rischio è indubbiamente l’approccio storicamente più diffuso e ha prodotto la nascita di una vasta gamma di indicatori impiegati assumendo che il passato sia il migliore proxy per il futuro.

Il più famoso è l’indice di Sharpe, che pone in rapporto l’extra-rendimento rispetto al tasso risk free e il livello di volatilità (o standard deviation). L’indice consente di comparare asset caratterizzati da statistiche di diversa entità (condizione non unanimamente condivisa) e a valori elevati di tale indice si associano attivi che riescono a ripagare in modo efficiente le oscillazioni di valore.

Perché investire negli azionari Africa e Medio Oriente

Dall’analisi comparata degli indici di categoria Fida, gli azionari Africa e Medio Oriente si distinguono per elevati valori dell’indice di Sharpe su tutti gli orizzonti temporali presi in esame, e con particolare riferimento all’ultimo anno.
Negli ultimi 12 mesi infatti i prodotti della categoria hanno complessivamente realizzato un ritorno prossimo al 25%, indubbiamente corposo, ma non il migliore. Tuttavia, la volatilità non raggiunge il 9%: un dato particolarmente confortevole alla luce della natura azionaria e dell’esposizione a un’area geografica popolata da mercati emergenti e di frontiera. Le due statistiche, sintetizzate nell’indice di Sharpe che sfiora il valore 2, invitano a prestare attenzione alle occasioni di investimento fornite dall’asset class.

La categoria ha vissuto alterne fortune e ha messo a segno un rally sostenuto nel biennio 2020-2021 per poi flettere nel 2022: volendo leggere lo storico dal punto di vista puramente tecnico, il recupero del 2023 rappresenta un test di un’importante area resistenziale, che – se violata – darebbe nuova forza e credibilità a un’impostazione rialzista di medio-lungo termine. Le prossime settimane saranno quindi cruciali.

Il confronto con altre categorie simili, gli azionari Emoa (Emergenti Europa, Medio-Oriente e Africa) e gli azionari Africa, consente di individuare nel Medio Oriente un’esposizione capace di generare un plus importante su tutte le analisi quantitative.

Come introdurre in portafoglio una componente di azionari Africa e Medio Oriente

La categoria degli azionari Africa e Medio Oriente è popolata da una trentina di Isin afferenti a sei diversi comparti, la cui dispersione dei risultati è abbastanza ampia e giustifica un approccio critico alle diverse politiche di investimento: operazione non facile e difficilmente accessibile al piccolo risparmiatore a causa della ridotta disclusure degli asset manager.

Nel complesso possiamo affermare che i portafogli dei diversi comparti non sono sovrapponibili e denotano una gestione particolarmente attiva e svincolata dagli indici di riferimento. I pochi elementi comuni risiedono nell’esposizione elevata al settore finanziario e al Riyal saudita. Inoltre i portafogli includono un numero di asset non eccessivo, tendenzialmente tra i 30 e i 50 titoli diversi.

Come detto, storicamente i prodotti della categoria evidenziano livelli di rischiosità non preoccupanti che rendono l’investimento, in piccole dosi, adatto anche all’investitore moderato: è comunque sempre opportuno considerare che l’esposizione è totalmente azionaria, focalizzata su mercati spesso non sviluppati e che il settore di riferimento è quello finanziario, che – nel caso specifico – è legato a doppio filo al settore petrolifero.

Tutti elementi da monitorare per poter beneficiare di opportunità interessanti.

(Articolo scritto in collaborazione tra Luca Lodi, head of R&D Fida, e Monica Zerbinati, financial analyst Fida)

di Luca Lodi

Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.

Docente presso Università di Torino (Scuola di Management ed Economia)

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