In un momento storico in cui il mercato dell’arte si è fatto più selettivo e i fatturati sono in contrazione il segmento dell’arte islamica registra risultati oltre le aspettative. Grazie a una forte base di collezionisti privati e a importanti investimenti da parte di istituzioni culturali e musei pubblici il settore sta vivendo negli ultimi anni un momento di forte ascesa. Non sorprende quindi che l’asta del 28-29 ottobre scorso tenuta a Londra da Sotheby’s con una sezione dedicata all’arte islamica e indiana abbia raggiunto un totale di 10 milioni di sterline (11,4 milioni di euro) rispetto a una stima iniziale di 4,4–6,6 milioni di sterline (5-7,5 milioni di euro).

Cortesia Sotheby's
I dati statistici dell’asta mettono in evidenza offerte e acquisizioni istituzionali su diversi lotti, tra cui quelli del Centro di Civiltà Islamica, e aggiudicazioni a prezzi superiori alla stima massima per oltre la metà dei lotti in catalogo. Da notare come la casa d’asta abbia registrato il 20% di nuovi acquirenti con una partecipazione da 25 paesi e rilanci molto attivi da Asia centrale, Medio Oriente, India, Europa e Stati Uniti.
Un fenomeno globale quindi che vede le principali aste regolarmente tenersi in primavera e autunno a Londra e a Parigi e diversi record mondiali di aggiudicazione in particolare da Bonhams. Di recente, anche in Italia, si assiste a un concreto interesse verso questo segmento con Il Ponte che, forte dell’esperienza in Francia del gruppo Millon Auction, ha inaugurato un nuovo dipartimento dedicato all’arte islamica e indiana con l’intento dichiarato di offrire un collegamento tra le collezioni private più cosmopolite e un mercato dell’arte sempre più globale e diversificato.
Le collezioni di arte islamica, in grado di rivaleggiare con quelle museali
Sì, perché le collezioni private di arte islamica, di proprietà individuale o familiare sono tra le più vaste, complete e influenti a livello internazionale in grado di rivaleggiare con le collezioni museali.
Molte famiglie reali e principesche in Medio Oriente e Nord Africa ma anche in Europa possiedono collezioni vastissime e di altissima qualità che, pur non essendo aperte al pubblico, sono di fatto grandi raccolte private uniche. Come accade per l’arte occidentale molte di queste raccolte private tendono a evolversi in fondazioni o musei privati per garantire la loro conservazione e l’accessibilità pubblica a lungo termine. Le grandi collezioni private di arte islamica tendono a focalizzarsi sull’arte storica che spazia dall’VIII al XX secolo e che includono manoscritti islamici antichi, edizioni di provenienza imperiale del corano, ceramiche ottomane, oggetti in metallo e vetro, spade e pugnali storici, tessuti e tappeti persiani fino a comprendere opere d’arte moderna e contemporanea del Medio Oriente.
La collezione Khalili di Sir Nasser D. Khalili
Il tutto caratterizzato dai motivi tipici dell’arte islamica come arabeschi, calligrafia e forme geometriche mentre la qualità è certificata dalla provenienza declinata in attribuzione e datazione. Tra le collezioni di arte islamica più importanti a livello internazionale ne vanno citate almeno tre. La collezione Khalili di Sir Nasser D. Khalili, studioso, collezionista e filantropo britannico-iraniano di base nel Regno Unito.

Cortesia collezione Khalili
È considerata la più grande e completa collezione di arte islamica in mani private al mondo. Copre circa 1400 anni di storia dal 700 d.C. alla fine del XX secolo e comprende 26.000 oggetti acquistati a partire dagli anni ’70 tramite il trust di famiglia (Khalili Family Trust). Tra i beni di rilievo sono presenti manoscritti del sacro corano e illustrati, ceramiche, vetri, gioielli, monete e strumenti scientifici (come un astrolabio commissionato dall’imperatore Moghul Shah Jahan).

Cortesia collezione Khalili
La Al-Sabah dello sceicco Sheikh Nasser Sabah al-Ahmad al-Sabah
Altra collezione di importanza museale è la collezione Al-Sabah dello sceicco Sheikh Nasser Sabah al-Ahmad al-Sabah iniziata nel 1975 che consta di più di 20.000 beni tra armi, ornamenti, vasi e pietre preziose. Si tratta di una delle più preziose e ben studiate collezioni private, che viene ospitata nel Kuwait National Museum a Kuwait City. È nota per l’eccezionale qualità degli oggetti che spaziano in diverse epoche e aree geografiche del mondo islamico. La collezione è regolarmente in mostra in tutto il mondo ed è gestita e curata in modo semi-istituzionale.
La collezione Farjam di Farhad Farjam
Infine, la collezione Farjam di Farhad Farjam che include oltre sei mila opere d’arte islamica storica (manoscritti, calligrafia, ceramiche metalli) ma anche una significativa sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea del Medio Oriente che volutamente rappresenta un ponte tra il patrimonio classico e le espressioni artistiche più recenti della regione. La collezione è gestita dalla Farjam Foundation ed è in mostra al Dubai International Financial Center di Dubai.

Cortesia Farjam
Ai collezionisti di origine musulmana si uniscono gli aristocratici europei che hanno una tradizione storica in questo settore avendo iniziato a costruire le loro raccolte già a partire dal XIX secolo in occasione di viaggi e esplorazioni. Guardando alle collezioni pubbliche, alcune delle più importanti permanenti di arte islamica sono ospitate nei grandi musei internazionali come il Louvre di Parigi, la Fondazione Gulbenkian di Lisbona, il Palazzo Topkapi di Istambul, il V&A e la Leighton House di Londra.
Il momento di grande interesse che sta vivendo l’arte islamica unita a quella moderna e contemporanea della regione ha portato investimenti diretti in Medio Oriente da parte dei principali operatori europei del settore.
Come confermato da Christie’s e Sotheby’s, ad esempio, che hanno aperto nuove filiali rispettivamente a Riyadh e a Diriyah in Arabia Saudita tra il 2024 e l’inizio del 2025. Nel frattempo, anche Art Basel, la più importante istituzione fieristica nel campo dell’arte moderna e contemporanea, inaugurerà dal 5 al 7 febbraio 2026 una nuova edizione della fiera a Doha in Qatar.

