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Investire nel 2023: quali azioni e bond (e non solo) scegliere | WeWealth

Investire nel 2023: quali azioni e bond (e non solo) scegliere

Valeria Panigada
30.12.2022
Tempo di lettura: 3'
Come approcciarsi ai mercati nel nuovo anno, che si preannuncia ancora complesso e sfidante. Vontobel Asset Management dice la sua, indicando come muoversi tra azionario, obbligazionario e non solo

Anno nuovo, approccio nuovo. Sì perché il 2023 potrebbe essere un periodo di adattamento a nuove condizioni che richiederanno nuovi approcci all'asset allocation e alla costruzione del portafoglio. Ne sono convinti gli esperti di Vontobel Asset Management nel loro nuovo outlook, in cui indicano i fattori essenziali, che gli investitori dovrebbero tenere conto per cogliere il potenziale di mercati “profondamente mutati”, e le strategie da privilegiare su azioni e obbligazioni.


I 3 fattori da tenere a mente

Partiamo allora dalle variabili che la casa di gestione svizzera suggerisce di tenere sotto osservazione per costruire la propria asset allocation. In particolare, sono tre:

  • Un'inflazione ancora elevata

L’inflazione è stato il tema dominante dei mercati nel 2022 e probabilmente rimarrà tale anche nel 2023. Sebbene, infatti, i prezzi sembrano aver già superato il picco negli Stati Uniti e forse anche in Europa, l’inflazione potrebbe rimanere a livelli elevati per un periodo prolungato il prossimo anno e oltre. Questo perché, spiegano da Vontobel AM, il rischio di ulteriori shock sui prezzi delle materie prime dal lato dell'offerta non si è ancora del tutto esaurito. 

Inoltre, i salari hanno iniziato a crescere in molti paesi e la rilocalizzazione della produzione (con molte multinazionali che hanno aperto nuovi stabilimenti più vicini) è diventata sempre più popolare, con gravi ripercussioni sugli utili aziendali. 

“Considerando queste tendenze, le aspettative di un ritorno dell'inflazione agli obiettivi della banca centrale nel 2023-24 senza una recessione sembrano irrealistiche”. Un'analisi dei regimi di alta inflazione nei mercati sviluppati a partire dal 1915, infatti, mostra che riportare l'inflazione ai livelli target è un'impresa lunga, che riguarda anni e non mesi.


  • Calo del Pil di circa il 2% l'anno prossimo

Nel frattempo, il motore economico globale ha iniziato a rallentare. Di fatto, una recessione in Europa e negli Stati Uniti nel 2023 sarebbe ormai data per scontata. L’interrogativo in questo caso quindi è più che altro "quanto sarà grave la situazione". Per capirlo, Vontobel AM ha condotto un'analisi su dieci cicli di strette monetarie del secolo scorso, per capire l’entità della perdita sull’economia. Ebbene, l'analisi ha mostrato che un inasprimento delle politiche monetarie di circa il 5%, che probabilmente sarà il tasso finale della Fed, può causare una perdita di Pil fino al 2%

Ma attenzione, perché “l'attuale ciclo di rialzi è caratterizzato da una velocità straordinaria dopo un lungo periodo di politica monetaria ultra-espansiva che mette a dura prova sia i mercati che l'economia”. Pertanto, non si può escludere una perdita del Pil superiore al 2%.


  • Incognita emergenti

I mercati emergenti hanno oscillato tra ripresa e contrazione, soprattutto a causa della Cina che dovrebbe rimanere un jolly anche nel 2023. Da un lato, le nuove ondate di Covid-19 e le chiusure hanno riportato la Cina, e quindi gli emergenti nel loro complesso, in una fase di contrazione; dall'altro lato, Pechino sta allentando la sua implacabile politica zero-Covid e ha intensificato le misure di sostegno al settore immobiliare, che dovrebbero riportare l'edilizia su basi più stabili. Inoltre, le politiche monetaria e fiscale del paese dovrebbero rimanere di sostegno all’economia, almeno nella prima metà del 2023, considerato che l’inflazione qui non desta particolari crucci.

“Attualmente le azioni degli emergenti sono ancora scambiate a livelli di sofferenza e offrono agli investitori un potenziale di valore, ma le prospettive a lungo termine della Cina sono diventate un enigma a causa della politica imprevedibile e delle dubbie prospettive di crescita”.


Investire nel 2023, cosa scegliere

Di fronte a queste variabili e nuovi possibili scenari, occorre adottare un nuovo approccio di investimento. “L'asset allocation richiederà probabilmente nuovi approcci a partire dal prossimo anno, poiché le correlazioni tra le varie classi di attività sono aumentate, riducendo il potenziale di diversificazione del mercato”, avvertono da Vontobel AM. Quindi quali scelte fare in concreto?


Per quanto riguarda le azioni, la diversificazione sarà fondamentale. Il prossimo anno la traiettoria delle azioni rimarrà volatile, in quanto strettamente legata alla dinamica inflazione-crescita. E quindi “gli investitori dovrebbero cercare di gestire attivamente le loro posizioni tra regioni e paesi”. In pratica, la flessibilità nelle allocazioni relative tra Stati Uniti, Europa e mercati emergenti sarà fondamentale. “Come gioco tattico, sia gli emergenti che l'Europa possono essere interessanti fonti di alfa all'interno di una posizione azionaria ben diversificata fino a quando non si sarà diradata la nebbia sulla recessione del prossimo anno e sullo sviluppo a lungo termine della Cina”.


Guardando alle obbligazioni, Vontobel AM vede dei punti di ingresso interessanti. Qui il consiglio è muoversi sulla parte anteriore della curva dei rendimenti. “Considerando che, allo stato attuale delle cose, gran parte della politica restrittiva delle banche centrali è già stata prezzata, la parte anteriore della curva dei titoli di Stato è il luogo più promettente per gli investitori nel prossimo anno”. Mentre, le obbligazioni a lunga scadenza devono essere trattate con cautela a causa dell'elevata sensibilità ai tassi d'interesse e della maggiore correlazione con il mercato azionario.


Spaziando tra gli altri asset, da considerare le valute, che sono salite alla ribalta come fonti di alfa e diversificatori e l'anno prossimo assumeranno, secondo la casa di gestione svizzera, un ruolo più significativo nei portafogli degli investitori. “Da un lato, il trading di coppie di valute offre un maggiore potenziale di rendimento, in quanto le banche centrali perseguono percorsi diversi in materia di tassi d'interesse in regioni e paesi diversi. Dall'altro lato, le valute intraprenderanno traiettorie divergenti a causa della diversa contrazione delle economie che si verificherà l'anno prossimo”. In particolare, il dollaro sembra rimanere il favorito, soprattutto quando i timori di recessione prenderanno piede e spingeranno gli investitori a rifugi sicuri. Pertanto, mantenere una posizione nel biglietto verde anche l'anno prossimo potrebbe avere effetti positivi sul portafoglio.


Nell'ambito delle materie prime, secondo Vontobel AM, l'oro potrebbe finalmente assumere il suo ruolo tradizionale di stabilizzatore di portafoglio, in quanto i tassi reali raggiungeranno una base più stabile l'anno prossimo. Inoltre, un paniere più diversificato di materie prime, sebbene più esposto alle onde del ciclo economico, potrà servire come posizione tattica per partecipare a tendenze strutturali più ampie, alimentate dagli squilibri tra domanda e offerta e dalla transizione verso economie più verdi.

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