Recessione Europa rimandata al 2024? Le implicazioni sui settori

Matilde Sperlinga
22.11.2023
Tempo di lettura: 3'
I venti di recessione soffiano sull’Europa. A questo si aggiungono nuovi elementi di incertezza, come le tensioni geopolitiche in Medioriente. Cosa aspettarsi (e quindi come posizionarsi)? Man Group ha analizzato da vicino il settore manufatturiero, per capire come potrebbe reagire

Il 2023 doveva essere l’anno della recessione in Europa, eppure sembra che questa sia stata rimandata al 2024. Ci troviamo quindi ora in una situazione simile a quella dello scorso anno quando gli investitori erano convinti che sarebbero stati costretti ad affrontare una frenata economica nel breve termine. Infatti, stando ai dati dell’Associazione Americana degli Investitori Individuali, a ottobre 2022 il sentiment ribassista aveva raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria globale del 2008. Eppure la recessione non si è concretizzata.


Sarà quindi necessario entrare nel prossimo anno con i piedi di piombo e prepararsi, nuovamente allo spettro recessione? La Germania, la maggiore economia dell’Eurozona, si trova già in recessione tecnica, prevedendo per l’intero 2023 una contrazione del Pil dello 0,4%, mentre il Fondo monetario internazionale ha ipotizzato una flessione dello 0,5%.


Guardando al futuro, è quindi importante interrogarsi su come reagiranno i settori sensibili alle dinamiche macro, ovvero i ciclici, specialmente i beni capitali, i macchinari e gli industriali europei, settore quest’ultimo che dà lavoro alla maggior parte dell’area euro. A questo interrogativo hanno risposto gli esperti di Man Group, guardando anche ai risultati di bilancio.


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Tra tassi alti e inflazione, quali ricadute sugli utili?

Dopo un 2022 molto piatto, nel corso del 2023 gli utili societari hanno iniziato nuovamente ad accelerare. “Gli utili hanno resistito meglio di quanto ci si aspettasse nonostante l'aumento dei tassi d'interesse e il progressivo calo dell'impatto della riapertura cinese rispetto alle più rosee speranze iniziali”, sottolinea Jamie Lewis, Analista Senior, Man Group GLG Euro Midcap.


I profitti hanno tenuto meglio del previsto



L’esperto sottolinea che già a partire dall’ultimo trimestre del 2022 era chiara l’intenzione delle aziende di iniziare ad aumentare i prezzi, per far fronte all’inflazione e alla relativa crescita del costo dell’energia, della manodopera e delle materie prime. Grazie all’aumento dei prezzi, i costi dei fattori produttivi hanno iniziato a moderarsi. Insomma, “la crescita positiva dei ricavi è derivata dalla determinazione dei prezzi su volumi più bassi e dall'espansione dei margini grazie a un rapporto positivo prezzi-costi”.


Tuttavia, il rapporto price/earnings sta calando, suggerendo che il mercato sta già iniziando a incorporare utili più bassi per il futuro e, al momento, i titoli industriali rimangono costosi in base al premio per il rischio azionario.


Quale scenario aspettarsi?

Dal fronte macro giungono alcuni segnali di debolezza per il settore manifatturiero. L’indice PMI in Europa è da tempo negativo e a settembre la componente nuovi ordini ha subito il calo più marcato nei 26 anni di storia dell’indice e anche le esportazioni sono rimaste deboli.


Se finora gli ordini inevasi sono riusciti a sostenere i volumi di produzione e l’occupazione, le cose in futuro potrebbero complicarsi: “con i nuovi ordini che rimangono incerti e quelli inevasi che si sono accumulati, le aziende hanno iniziato a licenziare i lavoratori, a congelare le assunzioni o ad aumentare i contratti a breve termine”, illustra l’esperto.


Tuttavia, osservando il settore da vicino, esistono forti segnali positivi. Qualche esempio? I fornitori dell’industria petrolifera e del gas stanno iniziando a riadattare i loro impianti, allineandosi con gli obiettivi di ridurre le emissioni, diventando un investimento interessante nel medio termine. Allo stesso modo, la domanda di rame e altri metalli, di cui sono ricche la Polonia e l’Andalusia, continua a crescere per rispettare la richiesta dei settori delle nuove energie. Infine, non per importanza, il settore automobilistico che è stato bloccato a lungo a causa di un forte problema di scarsità dei componenti, ora si sta rialzando con una forte domanda.


Che fare quindi? In un contesto di incertezza, “i fondamentali delle aziende sono importanti e i titoli difensivi con buoni bilanci dovrebbero continuare a fare bene. Inoltre, la sensibilità macro del settore fa sì che, in presenza di ulteriori stimoli, le prospettive tendano a salire rapidamente” conclude l’esperto.

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