Leadership femminile ancora lontana? I passi per avvicinarsi

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Come convincere le giovani donne a rimanere in Italia? Il gender gap è ancora lontano dall’essere colmato, ma con l’impegno delle aziende e delle istituzioni, sempre più ruoli di leadership verranno affidati nelle sapienti mani femminili

Nel 2021, ultimo anno di cui abbiamo dati, circa 94.000 cittadini italiani hanno emigrato all’estero e, di questi, il 45% erano donne, ma se si guarda alle giovani fino ai 25 anni, la percentuale si alza, stando ai dati raccolti dall’Istat.

Ma come mai sono così tante le giovani che scappano dal Paese tricolore? La risposta immediata è che fin troppo spesso non trovano uno spazio per loro nel mondo del lavoro e, se anche riescono a trovarlo, ottenere una posizione di leadership è molto complicato.

Il rapporto Global Gender Gap del World Economic Forum 2023 ha infatti rivelato che nonostante negli ultimi otto anni il numero di assunzione di donne nei ruoli di leadership sia cresciuto, questo aumento è stato molto lento, il tasso a livello globale è stato dell’1%.

Tuttavia, negli ultimi anni, sono sempre di più le donne che occupano importanti ruoli di leadership e l’Italia, sorprendentemente, si posiziona sopra la media, con il 34% di figure femminili in posizioni manageriali e con il 24% di Ceo donne, ma i numeri sono ancora troppo piccoli. Francesca Giubergia, presidente di Online Sim, spiega che “questo trend può – anzi deve – essere accelerato tramite l’adozione di misure per creare una cultura più inclusiva e trattenere i talenti femminili, promuovendo l’equilibrio tra lavoro e vita privata e introducendo nuove pratiche, come il lavoro virtuale e flessibile”.

Gender gap: piccoli grandi passi per fare la differenza

Al momento, in Italia e nel resto d’Europa, esistono o iniziano a essere implementate leggi sulla composizione dei dipendenti in un’azienda, che prevedono una presenza quasi equa di entrambi i generi. Tuttavia ancora non esistono norme che disciplinino direttamente il gender pay gap e la discriminazione nel momento del recruiting. In questo senso, è compito delle singole aziende avviare dei processi che evitino discriminanze di genere. Togliere la foto dal curriculum o scrivere annunci di ricerca in tono neutro sono solo due esempi, ma cambiamenti simili, per quanto piccoli, potrebbero trasformare radicalmente il mondo del lavoro.

Fornire una retribuzione equa per entrambi i sessi non dovrebbe neppure essere messo in dubbio ma, anche in questo caso, non basta: anche a pari stipendio, le donne spesso si interfacciano con carriere interrotte. Proprio per questo, Giubergia ha sottolineato l’importanza di incentivare piani di carriera delle donne, così da ridurre il turnover femminile e riuscire a trattenere e formare i giovani talenti.

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Donne e finanza: come investire sostiene l’imprenditorialità

Non è una novità che le porte del mondo della finanza si siano ormai aperte anche alle donne che, spesso accompagnate da una particolare sensibilità per la gestione del rischio, hanno ormai capito il potere degli investimenti. La partecipazione attiva delle donne nel settore finanziario ha portato alla ribalta prospettive nuove e uniche, con un particolare focus sulla riduzione del rischio: un recente studio condotto da KPMG ha sottolineano che le donne manager tendono a valutare il rischio in modo più completo e sono più propense a implementare strategie di gestione del rischio a lungo termine.

Anche in questo caso, la formazione assume un ruolo fondamentale. “La formazione all’imprenditorialità femminile si propone di stimolare e sostenere le donne che vogliono avviare o consolidare una propria attività economica, fornendo loro gli strumenti necessari per elaborare un piano di business, accedere ai finanziamenti, gestire gli aspetti legali e fiscali e creare una rete di contatti”, spiega l’esperta. La formazione deve essere un obiettivo aziendale, oltre che individuale, e promuoverla dovrebbe essere un impegno congiunto tra società civile, organizzazioni private e istituzioni pubbliche. Compito dei formatori è offrire alle donne una scatola degli attrezzi adatta alla costruzione del loro portafoglio, offrendo le giuste competenze per gestire efficacemente l’organizzazione, la pianificazione, la comunicazione e il problem solving, costruendo un pensiero strategico che guardi al lungo termine.

Gli effetti dell’implementazione di queste politiche non saranno positivi solo sulle singole donne che avranno l’opportunità di essere formate, ma anche su intere aziende: la leadership femminile offre una maggiore innovazione e creatività, ma anche una più alta produttività e redditività, strizzando l’occhio alla responsabilità sociale.

Compito del settore pubblico dovrebbe essere lo sviluppo di politiche a favore della parità di genere nel mondo del lavoro, come la direttiva europea sulla trasparenza retributiva adottata lo scorso 30 marzo. Ma non solo, anche sostenere economicamente iniziative formative rivolte alle donne e combattere attivamente stereotipi e discriminazione, diffondendo la cultura della diversità e dell’inclusività.

La finanza e i suoi settori, ancora tutti al maschile

Mentre il mondo degli investimenti si sta aprendo anche alle donne, lo stesso non si può dire dell’industria dell’asset management: l’Alpha Female Report 2022 rivela che la quota di fund manager donne è aumentata nell’ultimo anno solo dello 0,2% a livello globale, raggiungendo il 12%. Più che un movimento in avanti, sembra che la parità di genere in questa industria sia rimasta incastrata in una grande posizione di minoranza. Ma a cosa è dovuta questa disparità? Il settore dell’asset management è sempre stato fondamentalmente maschile e i manager uomini sono già presenti all’interno delle aziende, con ottimi risultati. Sarebbe quindi un errore sostituirli solo per una questione di genere.

Tuttavia, “l‘inclusività delle donne nel mondo della finanza è un investimento nel futuro che non solo favorisce l’equità di genere, ma migliora la performance globale del settore finanziario ed è fondamentale per la stabilità economica”, conclude Giubergia.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Leadership femminile ancora lontana? I passi per avvicinarsi

Qual è la tendenza migratoria femminile italiana e a cosa è attribuita?

Nel 2021, il 45% degli emigrati italiani erano donne, con una percentuale più alta tra le giovani fino ai 25 anni. Questa tendenza è attribuita alla difficoltà di trovare spazio nel mondo del lavoro e di raggiungere posizioni di leadership in Italia.

In che modo l'articolo suggerisce che gli investimenti possono supportare l'imprenditorialità femminile?

L'articolo menziona che 'Donne e finanza: come investire sostiene l’imprenditorialità', suggerendo che investimenti mirati possono contribuire a promuovere e sostenere le iniziative imprenditoriali guidate da donne.

Qual è la situazione attuale della leadership femminile nel settore finanziario secondo l'articolo?

L'articolo indica che 'La finanza e i suoi settori sono ancora tutti al maschile', suggerendo una sottorappresentazione delle donne in posizioni di leadership nel settore finanziario.

Quali 'piccoli grandi passi' vengono menzionati per ridurre il gender gap?

L'articolo fa riferimento a 'Gender gap: piccoli grandi passi per fare la differenza', implicando che ci sono azioni concrete, seppur graduali, che possono contribuire a ridurre la disparità di genere, ma non specifica quali siano.

Quali dati specifici sull'emigrazione femminile sono forniti dall'ISTAT?

L'articolo riporta che, secondo i dati ISTAT, la percentuale di donne tra i giovani fino ai 25 anni che emigrano è più alta rispetto alla media generale del 45% di donne emigrate nel 2021.

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