Investimenti green e carbon free non sono sinonimi

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La transizione energetica è inevitabile ma non certo immediata. E non ci illudiamo: le rinnovabili non riusciranno a escludere completamente i combustibili fossili. Una considerazione da tenere a mente anche per gli investimenti. Ce lo spiega Carmignac

Investire nel net zero significa investire nel futuro. Tuttavia è irrealistico immaginare di
trasformare completamente il sistema energetico, rendendolo sostenibile dall’oggi al
domani
. È un processo lungo che prevede tanti piccoli step.
Se l’ambizione è quella di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, così come fissato
dall’Accordo di Parigi, è necessario che le energie rinnovabili rappresentino almeno il 25%
delle fonti utilizzate. Servono quindi ingenti risorse e sforzi comuni: secondo le stime di
BloombergNEF sono necessari fino a 173mila milioni di dollari di investimenti, le emissioni
globali legate alla produzione di energia devono scendere del 30% rispetto ai livelli del 2019
entro il 2030 e del 75% entro il 2040.

La transizione può essere carbon-free?

Dal momento che si tratterà di una transizione progressiva, secondo gli esperti di
Carmignac, l’ambizione dovrebbe essere quella di muoversi verso un mix energetico sempre
più decarbonizzato. Al momento è impensabile pensare di avere un sistema energetico
basato unicamente sulle rinnovabili, perché “la capacità di queste è insufficiente per
rispondere al fabbisogno mondiale, ponendo anche il problema della gestione
dell’intermittenza della produzione, dello stoccaggio e del trasporto”. Insomma, ci troviamo in
una fase ancora transitoria e, proprio per questo, il ricorso alle energie fossili rimarrà
indispensabile.

Se si parla di investimenti per raggiungere il net zero, pensare di poter puntare unicamente
su fonti rinnovabili non è realistico: è importante anche guardare ad altre opzioni, come
l’idrogeno grigio, l’energia idroelettrica o il gas naturale liquefatto. E soprattutto è
fondamentale ottimizzare il trasporto dell’energia, migliorando le reti elettriche, dal momento
che il trasporto stesso produce un’importante impronta di carbonio.

Per quanto riguarda il gas naturale liquefatto, ad esempio, le emissioni di metano causate
dal suo trasporto, molto spesso su lunghe distanze, sono molto alte. Tenendo in
considerazione tutti questi fattori, l’impronta di carbonio risulta essere notevolmente
peggiore sul clima, rispetto a quella prodotta dai gasdotti.

Quindi su cosa investire?

Secondo Carmignac è necessario un approccio diversificato e differenziato: investire nelle
società legate all’energia rinnovabile è solo uno dei modi. “Per affrontare il cambiamento
riteniamo necessario un approccio più globale – spiegano dalla casa d’investimento
francese- vogliamo avere un’esposizione alle società innovatrici che forniscono risposte
strutturali ai problemi climatici”.

Un esempio? L’energia eolica è e sarà fondamentale per il raggiungimento del net zero, ma
la pala eolica ha bisogno di acciaio per la sua struttura e rame per trasportare l’elettricità
prodotta alle reti elettriche. Diventa quindi fondamentale investire nelle aziende che operano
lungo l’intera catena di produzione delle industrie verdi
. Si tratta di aziende che non sono
riconosciute come primariamente green, ma che sono fondamentali per la transizione,
avendo un altissimo potenziale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Per coprire il fabbisogno energetico di oggi e, sicuramente, anche dei prossimi anni, le
energie fossili non potranno essere dimenticate del tutto. I recenti investimenti in questo

campo hanno spaventato e messo sull’attenti gli investitori che pensavo di poter già contare
unicamente sulle energie sostenibili. Ma fondamentale, affinché gli obiettivi climatici dell’Ue
vengano rispettati e raggiunti, è che la misura di ripiego verso i combustibili fossili sia solo
tale e non porti a un aumento a lungo termine del loro uso.

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